martedì 2 febbraio 2010

L’anima dell’arte moderna


di Giuliano Governatori

Nella società moderna ogni cosa è veloce, consumabile, nel giro di poche ore diventa tutto obsoleto, rimarrebbero frastornati anche i Futuristi. Le informazioni, la politica con i suoi riti lenti, le opinioni, la cultura, sono completamente travolti dalla rapidità a dall’evoluzione degli eventi, facendo emergere contraddizioni e nessuna certezza. A causa della globalizzazione, del consumo rapido, nulla può rimanere stabile o lasciare una traccia, nulla può creare una tendenza artistica o culturale tutto deve servire a piacere consumato rapidamente per passare rapidamente ad altro stimolo da soddisfare. In questo scenario generale si muove un’arte moderna senza anima che trova sempre più spesso il modo di affermarsi attraverso il mercato e alla sua sovrastruttura che lo regola. L’artista diventa un dettaglio rispetto a quello che lo circonda e che gli orbita intorno: istituzioni culturali, gallerie d’arte, critici, professori accademici, giornalisti, filosofi, esperti manager della cultura, cooperative, arte povera e via dicendo. Tutto questo soffoca la creatività: gli artisti diventano abili artigiani decoratori di ambienti, i più fortunati un investimento. Quella poca autonomia e quel nascere di nuove idee creative fuori dal circo mediatico non hanno alcuna capacità di affermarsi. Il tema è vecchio ma il presente e il futuro sono sempre più per una cultura-mercato contro una cultura-cultura fuori dallo schema. Il compito degli artisti è riprendersi in prima persona la loro creatività, destrutturare il sistema, fermare la globalizzazione, arrestare il decadimento dell’arte in artigianato. Bisogna orientare le istituzioni, non affidarsi al circo dei professioni, coinvolgere gli artisti in prima persona negli spazi culturali, ridare spazio e visibilità a chi crea anche se rimane il pericolo per un certo dilettantismo. Incoraggiare, sull’esempio delle altre professioni, un albo aperto agli artisti, dove i più fortunati possano aiutare gli altri, una sorta di confraternita di mutuo soccorso. Gli artisti affermati, svincolati da obblighi di mercato, devono essere chiamati alla gestione di tutto il nostro patrimonio culturale e umano, delle varie istituzioni culturali, delle aree espositive e, inoltre, devono indirizzare le politiche a favore della cultura dell’arte e della tutela del nostro patrimonio artistico. Da troppo tempo gli artisti sono stati esclusi, tenuti in disparte, strumentalizzati politicamente; gli effetti dirompenti sono sotto gli occhi di tutti, è necessario cambiare, voltare pagina per pensare al futuro.


Nessun commento:

Posta un commento