giovedì 24 giugno 2010

A Venezia una storia della fotografia italiana



Una passione lunga un’esistenza, 60 anni di ricerca senza sosta: libri, album, saggi per documentare e raccontare meccanismi, sviluppi, storia talora inedita della fotografia, specie italiana. Questa l’avventura di Italo Zannier, nato a Spilimbergo nel 1932, architetto, fotografo, professore per 20 anni con la prima cattedra di foto in Italia a Cà Foscari e altre facoltà, un personaggio unico, prezioso. Nel 2007 la Fondazione di Venezia si è aggiudicata 12 mila libri, riviste, carteggi, 1.300 foto dal suo archivio. 260 di queste selezionate con l’aiuto dello stesso Zannier sono esposte, a cura di Denis Curti (direttore dell’Agenzia Contrasto), in una mostra stimolante, alla Fondazione Bevilacqua la Masa di Venezia. 

Vi scorre la fotografia italiana in ordine cronologico e tematico. E spiega da un lato il «furore delle immagini» (così Zannier definisce la propria ossessione strizzando l’occhio al Furor Mathematicus di Leonardo Sinisgalli) e dall’altro la lotta combattuta dalla fotografia nell’arco d’un secolo e mezzo per affermarsi quale arte autonoma. In sua assenza, assicura lo studioso (un video ne illustra collezione e protagonisti), non avremmo cinema, tv, Internet. Ed è a partire da dagherrotipi e da forme derivate che il viaggio prende l’avvio con Ritratto d’uomo di Carlo Naya, fissato verso il 1850, che rinvia l’immagine d’un giovane con mano alla bocca, in posa speculare ai dipinti del tempo. Sfilano immagini care all’orientalismo ed esotismo in voga a fine ’800, come la suggestiva Sfinge di Giza di Angelo Beato. 

Presto irrompe il XX secolo con il superamento del pittorialismo e l’immagine «diretta» degli Anni 30-40. Mario Castagneri realizza prodigiosi ritratti di pittori e scultori, mentre avanzano le nuove ricerche di Boggeri, Grignani, Moncalvo (suo il superbo Gesto, 1937). Nella seconda metà del secolo abbiamo la stagione del Neorealismo e quella dei fotocircoli come La Gondola, la Bussola, il Misa. Sfilano vivide, inconsuete immagini di Mario Giacomelli, Piergiorgio Branzi, un’indimenticabile «giornalaia» di Borghesan nel ’54, poi Pepi Merisio, Fulvio Roiter, Giuseppe Cavalli, Mario Finazzi. Rotocalchi e paparazzi sbucano fra i ’50 e ’60, con il primo fotogiornalismo: Tazio Secchiaroli, cantore della Dolce Vita romana. Nino Migliori fronteggia indagini sociali, convincente il suo «Tuffatore». Con nuovi materiali la foto affronta ricerche visive inedite, con Luca Patella, Luigi Veronesi, Franco Vaccari e l’indimenticabile Esposizione in tempo reale alla Biennale. Chiudono i fotografi di ieri ma anche di oggi come Franco Fontana, Gabriele Basilico, Cesare Colombo, Mimmo Jodice, Mario Cresci. 

ITALO ZANNIER 
IL FURORE DELLE IMMAGINI
VENEZIA,FONDAZIONE BEVILACQUA FINO AL 18 LUGLIO

FONTE: Fiorella Minervino (lastampa.it)

Nessun commento:

Posta un commento