mercoledì 2 gennaio 2013

Geometrie artistiche


Sol LeWitt, un sogno matematico che dialoga con il passato

«Con i wall drawings, dipinti murali, Sol LeWitt ha ideato un'arte che non conclude. Che non rimane solo un oggetto finito dopo che l'esperienza esistenziale del suo creatore si è compiuta, ma che ha in sé i germi per rinnovarsi attraverso la realizzazione artistica degli affreschi affidata ad altri artisti che operano sulla base dei bozzetti del Maestro, che altro non sono se non la parte concettuale». Le parole di Adachiara Zevi, curatrice della mostra «Sol LeWitt. L'artista e i suoi artisti» rappresentano una delle prospettive attraverso le quali accostarsi all'arte di Sol LeWitt, scomparso cinque anni fa a New York e celebrato nell'antologica che il Museo d'Arte Contemporanea Donnaregina Madre di Napoli ha scelto per inaugurare il nuovo corso dopo un periodo di difficoltà finanziarie.

L'esposizione, aperta fino al primo aprile del 2013, accoglie il visitatore con una sezione in cui sono esposti cinque wall drawings inediti realizzati da due assistenti di LeWitt con l'occhio attento ai bozzetti della serie «Scribbles», scarabocchi. Gli «artisti dell'artista», per citare il titolo della mostra, hanno dato vita con la matita nera a grovigli grafici fitti e scuri su alcune parti della superficie muraria mentre su altre hanno inciso con minor forza la presenza del segno lasciando macchie chiare di luce, ripetendo così quando indicato nei disegni preparatori di LeWitt a loro volta ispirati dal chiaroscuro di uno scatto in bianco e nero del fotografo americano surrealista John Laughlin. Le altre due sezioni sono composte da 47 opere del Maestro, soprattutto gouaches, e da cento lavori della sua sterminata e «onnivora» collezione di quattromila artisti (altri «artisti dell'artista», per citare di nuovo il titolo e il senso della mostra) con tendenze totalmente differenti dalla sua: dai Neoespressionisti a esponenti della Transavanguardia.

Alla base dei wall drawings di LeWitt c'è senza dubbio la grande tradizione dell'affresco italiano che l'artista, nato ad Hartford nel Connecticut nel 1928, ebbe modo di conoscere visitando «The Great Age of Fresco: Giotto to Pontormo», mostra organizzata al Metropolitan Museum di New York nel 1968. Prima di quella data gli statunitensi che non erano mai stati nella nostra Penisola avevano come esempio di tecnica «a fresco» solo il muralismo messicano degli anni Trenta. A Jackson Pollock, per esempio, ispirò l'idea di evadere dall'utilizzo tradizionale della tela sul cavalletto e del colore come medium per creare forme, figurative o astratte che fossero. LeWitt, invece, si fece influenzare proprio dalla mostra del Metropolitan e diede alla sua pittura una scala ambientale architettonica unendo il concetto, cioè il bozzetto, a un'opera materica capace di regalare emozioni estetiche, contrariamente a quanto faceva il concettualismo più rigoroso.

Come i grandi maestri italiani disegnavano sul muro solo la sinopia - o, più tardi, solo il cartone preparatorio - e lasciavano l'esecuzione dell'affresco agli allievi, LeWitt si occupa solo di esprimere «l'idea» nel bozzetto. Per questo motivo la Zevi ha pensato di accompagnare alla mostra del Madre il suo libro «L'Italia nei wall drawings di Sol LeWitt». Afferma il professor Pierpaolo Forte, Presidente della Fondazione Donnaregina che ha organizzato la mostra con la partnership del Centre Pompidou di Metz e con la Fondazione LeWitt di Chester: «Dallo scorso luglio, quando abbiamo potuto ricominciare a lavorare seriamente grazie a nuovi finanziamenti e a un cambiamento nello Statuto della Fondazione che l'ha resa più tecnica affidandola a specialisti, non ci siamo più fermati. In parallelo alla mostra di LeWitt esponiamo nella Sala Dorica del Palazzo Reale di Napoli un'installazione site-specific di Jimmie Durham, artista Cherokee, ma organizzeremo anche eventi didattici al Madre e mostre in altre città della Campania e in alcuni Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Il nuovo direttore del museo non è stato ancora nominato, ma sarà lui a riempire di contenuti culturali questi progetti che non saranno ripetizioni delle mostre del Madre ma "prodotti" nuovi. E non baderemo affatto alla diffusione dell'arte italiana. L'arte non ha passaporto».

FONTE: Giorgia Rozza (corriere.it)



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