venerdì 13 agosto 2010

Impegno & dissacrazione a Como irrompe Hans Haacke


La Fondazione Ratti celebra, con la prima personale italiana, il tedesco fautore di un impegno che sfida da sempre potere e mercato. Lui, sull'abside dell'ex chiesa di San Francesco, tra gli affreschi sacri, proietta in tempo reale le tre reti Mediaset


Trent'anni fa il Guggenheim Museum di New York decideva di bloccare una sua mostra personale in seguito a un sondaggio rivolto ai visitatori. A fare scalpore erano state due opere che prendevano di mira gli imperi immobiliari della Grande Mela. Da allora, nulla è cambiato nella creatività di Hans Haacke, classe '36, tedesco ma americano d'adozione da una vita, celebrato in almeno quattro edizioni di Documenta, vincitore nel 1993 con Nam June Paik il Leone d'Oro per il miglior padiglione della Biennale di Venezia (il suo era la Germania), e che dopo un acceso dibattito nazionale, può vantare dal 2000 una sua installazione permanente all'interno del Reichstag di Berlino, la sede del Parlamento tedesco. 
Haacke ha sempre scelto di impregnare la sua arte di un impegno polemico e provocatorio, macinando tematiche scottanti come il potere economico e mediatico, il mercato, la libertà di espressione, le responsabilità civili in una società democratica. La sua irruenza sulla scena contemporanea all'inizio puntava sullo studio ravvicinato e al vetriolo di processi fisici e organici, poi l'interesse di Haacke si è progressivamente spostato sul contesto socio-politico in cui l'arte viene esposta e commercializzata. E in Italia non fa sconti a nessuno. Dopo aver presieduto come visiting professor la sedicesima edizione del Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Antonio Ratti dal titolo "Give and take", ha portato i suoi lavori concepiti ad hoc per gli ambienti dello Spazio Culturale Antonio Ratti per la sua prima personale italiana, godibile fino al 5 settembre. 

Strumento clou del suo intervento è un'inedita strategia di videoproiezioni, che si dipana in tre lavori perfettamente calibrati con i dettagli architettonici e il complesso degli affreschi dell'ex-chiesa di San Francesco. Si parte dalla fine orchestrazione di immagini televisive tratte dall'etere Mediaset che gorgheggia sull'abside della chiesa sconsacrata. Titolo della composizione multimediale è "Once Upon a Time...", dove con malcelata audacia insiste sulla forza provocatoria dell'abbinamento di ambientazione sacra e irruenza profana. Haacke infatti proietta nelle parti mancanti degli affreschi seicenteschi dell'abside, cancellate e compromesse dai danni prodotti dal tempo, le tre reti Mediaset in tempo reale, creando una sorta di collage tra le immagini sacre e quelle che lui definisce "immagini mutevoli della cultura imprenditoriale dell'Italia di oggi". 
Da qui ci si tuffa nella monumentalità della navata centrale dove ondeggia come un fiume in piena lungo la pavimentazione un lavoro del 1967, "Wilde White Flow", rivisitato per l'occasione e reinstallato in grandi dimensioni in affinità suggestiva con lo spazio, facendo leva sul vezzo della seta, in omaggio alla storia serica comasca. 

Nelle navate laterali della chiesa e negli spazi retrostanti l'abside è invece installata l'opera "The Population meets St. Francis", che rievoca indirettamente il suo lavoro permanente al Reichstag di Berlino. Qui sfilano una serie di  fotografie dedicate alle piante cresciute spontaneamente in un cortile esterno del Parlamento tedesco. Le piante sono frutto dell'ambizioso progetto partecipativo ideato dall'artista stesso, col titolo "Der Bevölkerung" (Alla popolazione), iniziato nel 2000, che prima di venire approvato dal Bundestag (il parlamento federale tedesco) con una maggioranza molto ristretta, aveva suscitato un violento dibattito nazionale. Haacke aveva chiesto ai parlamentari tedeschi di portare la terra impura delle regioni che rappresentavano, da cui far germogliare le piante spontanee. Dalla sua inaugurazione, avvenuta 10 anni fa, più di 280
parlamentari tedeschi hanno partecipato a questa performance bucolica. Come sottolinea l'artista, "la dedica a tutti i residenti del paese vuole rovesciare il senso di esclusione e la pesantezza
storica dell'iscrizione Dem Deutschen Volke , ossia al Popolo Tedesco, posta sulla facciata dell'edificio".

FONTE: Laura Larcan (repubblica.it)

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