Visualizzazione post con etichetta Arte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Arte. Mostra tutti i post

sabato 9 luglio 2016

Tivoli, a Villa d'Este una mostra su l'Orlando Furioso


Tornano alla ribalta le vicende amoroso di Orlando e Angelica, protagonisti del poema epico più conosciuto della letteratura italiana, l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto (1516). Sono passati ben cinquecento anni dalla prima edizione del poema epico che tratta, tra i temi principali, oltre alle peripezie sentimentali e al bel modo di corteggiare, la guerra tra musulmani e cristiani che si conclude con la vittoria dei cristiani sugli acerrimi nemici. In occasione di questo grosso compleanno la Villa d’Este di Tivoli ospita una mostra, intitolata I voli dell'Ariosto. L’Orlando furioso e le arti, che racconta l’impatto esercitato dal racconto di Ariosto, da quando fu scritto fino ad oggi, sulle arti figurative.

Lo scenario della villa, con gli ambienti affrescati e i bei giardini, è l’ideale per una mostra di questo tipo. Inoltre, il cardinale Ippolito II d’Este, che la fece costruire, frequentò l’Ariosto durante gli anni giovanile trascorsi presso Ferrara. Le opere selezionate per la mostra (dipinti, sculture, arazzi, ceramiche, incisioni, disegni, medaglie, libri illustrati) narrano il meglio dell’Orlando Furioso e come i protagonisti dell’opera siano divenuti soggetti molto amati dai pittori delle epoche a seguire. Ad integrazione della mostra, Villa d’Este proporrà durante il periodo di apertura diverse manifestazioni ed eventi collegati: percorsi nel territorio, concerti, proiezioni cinematografiche, spettacoli teatrali, conferenze e letture ariostesche.

FONTE: Mariapia Bruno (ilmessaggero.it)

sabato 21 maggio 2016

Quando riprendere il vero è arte. A Roma World Press Photo Show

Quando riprendere il vero è arte. A Roma World Press Photo Show


Migranti e ambienti in pericolo. Scatti che evocano speranza e altri che immortalano la realtà nella sua crudezza. Le immagini vincitrici di uno dei più prestigiosi premi di fotogiornalismo in mostra a Roma, per un mese


Migranti, bambini, zone di conflitto, foto di speranza e di cruda realtà. Tutto questo si trova nella mostra World Press Photo 2016, allestita, come consuetudine, all'interno del Museo di Roma in Trastevere, dal 29 aprile al 29 maggio.

Si tratta dell'esposizione fotografica che raccoglie gli scatti premiati all'ultima edizione del World Press Photo, uno dei più autorevoli e famosi riconoscimenti fotogiornalistici creato dall'omonima Fondazione di Amsterdam, nata come organizzazione no profit nel 1955. Da allora, una giuria formata da esperti internazionali si riunisce per visionare e selezionare tra le migliaia di lavori inviati da fotogiornalisti di tutto il mondo: quest'anno sono arrivate oltre 82mila immagini. Le hanno scattate 5.775 fotografi, di 128 nazionalità diverse.

I lavori selezionati sono stati suddivisi in otto categorie, e tra tutti sono stati premiati quelli di 42 fotografi provenienti da 21 paesi: Australia, Austria, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, Iran, Italia, Giappone, Messico, Portogallo, Russia, Slovenia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Svizzera, Siria, Turchia e Stati Uniti. “Più di mille foto per questa edizione sono state spedite da fotografi cinesi” precisa il fotografo Francesco Zizola, presente in mostra come vincitore del secondo premio della sezione attualità e, quest’anno, anche organizzatore della tappa romana dell'esposizione ora in corso al museo di Roma in Trastevere.

“L'Asia si affaccia al mercato mondiale delle notizie e lo fa con consapevolezza” osserva ancora Zizola che nel 1996 è stato anche l'autore della foto dell'anno del World Press Photo, con un lavoro sulla guerra in Angola. Osserva il fotografo: “Dal 1996 al 2016, in questi 10 annni sono successe tante cose, la prima è il notevole cambiamento del modo di pubblicare le notizie, già avvenuto e che sta compiendo il suo termine con la trasformazione dai vecchi e nuovi media. Altra novità è l'uso della tecnologie: il modo di rappresentare le notizie che abbiamo oggi era prima impensabile, lo stesso Warren Richardson, autore della foto dell'anno 2016, ha dichiarato che quando ha scattato la sua immagine vincitrice, illuminato solo dalla luna, ha potuto vedere quanto ha fotografato soltanto a posteriori. Le nostre macchine fotografiche, con la possibilità raggiunta dalla tecnologia, arrivano a vedere anche quello che l'occhio non vede” conclude Zizola, quest'anno premiato per le foto scattate ad agosto dello scorso anno in Sicilia. Più precisamente nel mare mediterraneo, dove è rimasto per tre settimane a bordo di un battello specializzato nella ricerca e soccorso, affittato da Medici senza Frontiere che ha salvato, con tre barche, migliaia di vite di migranti.

Il fotografo romano cita nel suo commento “Hope for new life” la foto vincitrice di quest'anno, scelta nella categoria Spot News. É stata realizzata la scorsa estate a Roske, in Ungheria dove il fotografo autore free lance Richardson vive attualmente, al confine con la Serbia. Anche questo scatto come quello di Zizola e di tanti altri è concentrato sulla situazione dei migranti e i rifugiati.

Ma al museo di Roma in Trastevere non si vedono soltanto immagini di triste attualità, o scatti sensazionali. Si possono ammirare anche diverse immagini a tema sportivo (notevole la foto di Greg Nelson su un campo da basket) o di natura, ma soprattutto ci si trovano sempre storie di straordinaria umanità. Una su tutte quella raccontata per immagini dalla fotografa statunitense Nancy Borowick che, con “A Life in Death”, ha fotograto per un anno i suoi genitori entrambi malati di cancro. Si tratta di scatti commoventi, di scene famigliari tenere e intime, tra le quali si vede anche la fotofrafa, in un autoritratto mentre lava i piatti. Con questo lavoro Nancy Borowick ha vinto il secondo premio nella sezione “Long Term Project” di questo World Press Photo 2016, promosso da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con 10b photography e World Press Photo Foundation di Amsterdam. Organizzazione e servizi museali sono di Zètema Progetto Cultura.

FONTE: Valentina Bernabei (repubblica.it)

sabato 23 gennaio 2016

Il 2016 in 12 mostre

Da Umberto Boccioni a Piero della Francesca, da Hieronymus Bosch a Jean Dubuffet una carrellata tra le esposizioni da vedere nell’anno che si apre

Finita la sbornia delle biennali che hanno segnato, da Venezia a Istanbul, il 2015 l’anno che ci attende vede in primo piano mostre e fiere legate ad anniversari: i cent’anni di Boccioni a Milano, i cinquecento di Bosch, tra l’Olanda e il Prado, i seicento di Piero della Francesca a Forlì e ancora i quaranta di Arte Fiera a Bologna, con un ricco cartellone di iniziative collaterali. Ferrara si accinge a celebrare tra arte e letteratura il mezzo millennio di Ludovico Ariosto. Nel campo del contemporaneo in Italia è senz’altro una buona notizia la riapertura, il prossimo autunno, del Centro Pecci di Prato, così come si attendono i programmi di Carolyn Christov-Bakargiev per Rivoli e Gam di Torino. A Torino l’anno si apre con gli scatti dagli archivi di polizia a Camera, il neonato centro per la fotografia. 

Meritano un viaggio a Venezia nel 2016 sia la retrospettiva di Polke a Palazzo Grassi, sia l’esposizione dei vetri di architetti viennesi di primo novecento in arrivo da Vienna alla Fondazione Cini. A Roma ci aspetta alle Scuderie del Quirinale la mostra su Correggio e Parmigianino, ma anche la grande rassegna sui rapporti tra Italia e Giappone. La Fondazione Beyeler di Basilea inizia l’anno con una retrospettiva sui paesaggi di Jean Dubuffet e lo finisce con una mostra su Kandinsky e il Cavaliere Azzurro. Al Centre Pompidou di Parigi da non perdere l’esposizione sull’ironia di Paul Klee in primavera ma anche quella su Magritte in autunno. Sempre a Parigi il Jeu de Paume propone in primavera l’artista portoghese Helena Almeida e in estate Jan Sudek. Alla Tate Modern di Londra in arrivo Georgia o’ Keeffe, alla Royal Academy i ritratti di David Hockney. Il Whitney Museum di New York apre con gli emergenti di Flatlands.  

PIERO DELLA FRANCESCA  
Indagine su un mitoè il titolo della mostra che i Musei di San Domenico di Forlì dedicano a Piero della Francesca dal 13 febbraio al 26 giugno per i 600 anni dalla nascita.

FONTE: Rocco Moliterni (lastampa.it)


lunedì 28 dicembre 2015

Con SubBrixia, l'arte scende in metrò

Con SubBrixia, l'arte scende in metrò


La metropolitana della città lombarda si trasforma in un museo di contemporanea con una “mostra diffusa” che si sviluppa in momenti temporali e spaziali diversi. Le prime cinque stazioni porteranno le firme di Marcello Maloberti, Rä di Martino, Francesco Fonassi, Patrick Tuttofuoco e Elisabetta Benassi


Se vi trovate nella metropolitana nella città leonessa d'Italia e vedete un cartello stradale con il suo nome (mi riferisco ai soliti che si incontrano alle porte di ogni centro abitato) che pende dal soffitto e con la scritta capovolta, non è opera di qualche impiegato pubblico impazzito, ma è un’istallazione d’arte. E’ proprio con l’intenzione di rendere un luogo pubblico di passaggio, uno spazio anche di riflessione e cultura, che è stato pensato il progetto intitolato SubBrixia, ideato e prodotto da Brescia Musei e Brescia Mobilità in collaborazione con il Comune di Brescia, che sta portando alcuni dei protagonisti della scena artistica italiana contemporanea ad interagire con la rete metropolitana della città, inaugurata nel 2013.

«Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone», scriveva Italo Calvino nelle sue “Città invisibili” e così sono varie le città che hanno pensato a un’arte che scende in metrò: esempi illustri non mancano dalla celebre metropolitana di Napoli a quella di Londra, per non parlare di quella di Stoccolma che con i suoi 110 km di lunghezza è considerata l’esposizione d’arte più estesa del mondo. La metropolitana di Brescia elegante e avveniristica nelle forma, è composta da 17 stazioni e percorre la città per una lunghezza complessiva di circa 14 chilometri, che piano piano si arricchiranno di opere. Tornando all’installazione con il cartello capovolto, ha titolo Brixia, ed è un’opera di Marcello Maloberti posta tra le due scale mobili della stazione metropolitana. L'idea del cartello stradale è strettamente legata al luogo, considerato porta della città. Si tratta di una scultura-oggetto che si sviluppa in verticale, tagliando orizzontalmente lo spazio, cadendo dall'alto come un lampadario. La scritta rovesciata rappresenta idealmente una seconda città, quella archeologica che si sviluppa sottoterra. Due città speculari, una che vive in superficie, l’altra antica sottoterra. Il progetto artistico è curato da NERO, che opera nel campo della cultura e delle arti contemporanee, in collaborazione con Fondazione Brescia Musei. Il progetto è stato realizzato anche grazie ai contributi del Progetto Moving Culture, del Fondo Regionale Expo 2^ fase, con il sostegno di Regione Lombardia e alla collaborazione di ATS Expo.

Un viaggio sotto terra con le diverse stazioni a simboleggiare i vari capitoli di un racconto che prende corpo nella realtà. Un libro aperto che indaga identità e linguaggi eterogenei. Nei prossimi mesi si aggiungeranno le opere di Francesco Fonassi, Patrick Tuttofuoco e Elisabetta Benassi. “Per Brescia è un’operazione importante e di ampio respiro, che spinge l’acceleratore sul futuro, poiché va a coinvolgere gli elementi tra i più propulsivi del suo territorio: la metro, che negli ultimi due anni e mezzo ha trasformato la geografia urbana con i suoi 15 milioni di viaggiatori all'anno e che quindi si trasforma, come in altre città, nel luogo ideale dell’arte contemporanea. Un progetto che potrà facilmente lanciare nuovi ponti con l’Europa e confermare il carattere internazionale di una città che sa sempre più e sempre meglio parlare una lingua che va oltre i propri confini e le proprie dimensioni”, sostengono con ragione gli organizzatori.

FONTE: Valentina Tosoni (repubblica.it)

lunedì 7 dicembre 2015

La rassegna su Giorgio Morandi arriva in Giappone

La mostra organizzata da Bologna Musei apre a Kobe l’8 dicembre, poi farà tappa a Tokyo e a Iwate

Comincia martedì il percorso giapponese della mostra Giorgio Morandi, infinite variations», organizzata da Bologna Musei che porterà in tre città l’opera del maestro bolognese. Martedì la mostra apre a Kobe l’8 dicembre, allo Hyogo Prefectural Museum of Art, poi sarà la volta di Tokyo (Tokyo Station Gallery, 20 febbraio-10 aprile 2016) e Iwate (Iwate Museum of Art, 16 aprile-5 giugno 2016). 

Con questa esposizione il Museo Morandi prosegue nella valorizzazione delle proprie collezioni attraverso importanti iniziative all’estero come quelle realizzate negli ultimi anni a New York (2008), a Porto Alegre (2012) e a Seoul (2014). Dopo diciassette anni l’opera di Giorgio Morandi torna in Giappone con un’ampia esposizione incentrata principalmente sulle sue nature morte. 

La rassegna, curata da Lorenza Selleri e Giusi Vecchi, prevede la presenza di oltre cinquanta dipinti e di circa cinquanta opere su carta (acquerelli, disegni e acqueforti) provenienti per lo più dal Museo Morandi e da altre importanti collezioni pubbliche e private italiane. Il percorso espositivo è arricchito anche da tre dipinti e due acqueforti appartenenti a musei e collezioni private giapponesi. Per l’occasione viene realizzato un catalogo bilingue (giapponese/inglese) pubblicato dal Tokyo Shimbun, nel quale verranno riprodotte tutte le opere esposte.  

FONTE: lastampa.it



mercoledì 25 novembre 2015

Echaurren sbarca alla Gnam: la contropittura si scopre adulta

Echaurren, la mostra alla Gnam


Roma, nella Galleria nazionale d'arte moderna si ammira l'autore famoso per la sua ecletticità, dalle "miniature" degli inizi alle Decomposizioni floreali, dalla corrispondenza con Calvino e Ernst alla collaborazione con Sofri e con Lotta Continua


Dopo tanti  insulti più o meno scritti e cancellati nelle sue tele colorate, e dopo tanti "Oask?!", finalmente uno degli artisti italiani più "precoci" è arrivato in una grande istituzione, come lo è la Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea (Gnam), dove dal 20 novembre (e fino al 3 aprile 2016) si potrà visitare "Pablo Echaurren. Contropittura", a cura di Angelandreina Rorro.

Precoce perché Echaurren (classe 1951) iniziò a muoversi tra colori e carte a soli 18 anni, incoraggiato e battezzato da un critico-gallerista che di nome fa Arturo Schwarz (senza di lui non ci sarebbe stato il Dada-Surrealismo) e da un artista che di cognome fa Baruchello (classe 1924), cui il riconoscimento sta arrivando invece soltanto negli ultimi anni... Proprio quest'ultimo fu uno dei primi ad ispirare Echaurren, come si vede nella prima sezione della mostra, dal nome "Volevo fare l'entomologo", che raccoglie i "quadratini", acquerelli e smalti di piccole dimensioni.

Molto interessanti le sale delle "Decomposizioni floreali", in cui sono raccolti lavori che palesemente mostrano un cambio di registro, una tabula rasa di colori urlati e parole che lasciano spazio a raffinate carte dove sono protagoniste ombre e tinture suggerite da petali. La mostra raccoglie, in diverse sezioni,oltre 200 opere (e ricche documentazioni) dell'artista, dagli anni settanta alle grandi tele di oggi, e va oltre quei tratti di Echaurren che in tanti conoscono, come i fumetti (chi si ricorda il libro sul futurista Marinetti edito da il Grifo editore?) o la passione per il basso (l'artista "curò l'immagine" del festival Arezzo Wave per diversi anni di seguito). L'esposizione di Roma, che non è un'antologica, mette l'accento su un artista più maturo, e ha come sezione centrale quella dedicata ai disegni e collage (molti dei quali esposti per la prima volta), legati all'esperienza dei cosiddetti "Indiani metropolitani" che, in un anno denso come quello del 1977, ha visto la nascita di una reintrerpretazione di tutti i  linguaggi estetici dell'avanguardia artistica con una finalità di denuncia e protesta.

Marcel Duchamp doveva essere un artista-strumento a disposizione di tutti: l'avanguardia storica andava collettivizzata. Certamente c'entra in questo, il coinvolgimento che l'artista ebbe nel movimento di Lotta Continua, chiamato da Adriano Sofri a illustrare giornali e scritti, contribuendo a fare di quel periodo, e dell'invaso creativo e intellettuale-culturale che ne conseguiva, il fulcro di quella controcultura di cui ancora oggi, in Italia, si fatica a capire il valore. Succede il contrario all'estero, tanto che Kevin Repp, curator  Beinecke Library, della Yale University, di cui si legge un testo nel catalogo dell'esposizione, ha acquistato proprio per la celebre biblioteca documenti e opere di Echaurren. Ciò che questa mostra in alcuni casi svela e in altri casi sottolinea, è il suo essere stato un artista sempre molto calato e presente nei suoi tempi, facendo confluire nei suoi lavori (ceramica, fumetto, pittura e scrittura che siano stati) la forte presenza di attualità, di attenzione storica a quanto accadeva intorno. Quanto alla sua ecletticità di modus operandi, forse è stata proprio questa a creargli chiusure più che aperture di porte a mercati e consacrazioni, che sono del resto quei "retroscena" che lui ha sempre osservato e "denunciato" a modo suo nei suoi lavori.

Ora, nonostante tutto questo, è un gran bel segnale vedere che un artista libero da dinamiche economiche e fortemente lucido e intellettuale come il suo vissuto biografico ha sempre voluto (da non perdere in mostra gli scambi epistolari con Italo Calvino e Max Ernst), arrivi in una grande istituzione come la Gnam.

Info utili
Pablo Echaurren. Contropittura
A cura di Angelandreina Rorro
Dal  20 novembre 2015 al 3 aprile 2016
Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea
Viale delle Belle Arti 131, Roma
Ingresso per disabili: via Gramsci 71
Catalogo: Silvana Editoriale con testi di A. Rorro, A. Schwarz, G. Baruchello, K. Repp, C. Salaris.
Orari di apertura: martedì - domenica dalle 8.30 alle 19.30. Ultimo ingresso ore 18.45 Chiusa lunedì
Biglietto: 8 euro, ridotto 4 euro Prima domenica del mese ingresso gratuito

FONTE: Valentina Bernabei (repubblica.it)

sabato 16 maggio 2015

Camouflage per riflettere sull’identità

 
Le fotografie di Lucia Fainzilber pongono l’accento sul meccanismo di ‘mimetizzazione’ delle persone
 
Lucia Fainzilber è una fotografa e art director argentina che vive a New York, che ha realizzato un progetto fotografico con sé stessa come soggetto in una serie di immagini che ne dissolvono completamente l’identità. ‘Somewear' è il nome del progetto in cui Lucia si è autoritratta con abiti e accessori (lenzuola, scialli) che la mimetizzano con lo sfondo. Una sorta di camouflage inserito nei contesti più disparati, dal supermercato alla siepe, passando per la carta da parati al cielo terso.

Il suo intento non è tanto la precisione della mimetizzazione, che anzi appare volutamente poco curata, piuttosto alimentare una riflessione sul concetto di identità, su ciò che siamo e ciò che la società decide per noi. Mettere sé stessa di fronte all’obbiettivo è l’esercizio di partenza da cui scaturisce la riflessione, un modo per guardare la propria immagine da un punto di vista differente, mentre lo step successivo è il camouflage. Tecnica che utilizzano gli animali per cacciare o per non essere predati, e che utilizzano i soldati per non esporsi al fuoco nemico: anche Lucia Fainzilber ‘scompare’ sullo sfondo per creare l’illusione ottica di venirne inglobati, di non essere più quello che si è.

Le immagini sono interessanti e, se a prima vista appaiono come un esercizio di stile, ad un approccio più profondo riflettono il concetto di società che ci plasma, dello ‘scomparire’ nella massa, dell’uniformarsi esteticamente ma anche nel modo di pensare, per sentirsi parte di un tutt’uno piuttosto che emergendone. Rinunciare alle proprie peculiarità per mimetizzarsi con la società: Lucia Fainzilber trova un modo interessante per proporci una riflessione in merito. Per vedere tutte le immagini del progetto.
 
FONTE: lastampa.it

sabato 15 febbraio 2014

Giacometti in mostra con i suoi bronzi alla Galleria Borghese



È la più grande mostra sull’artista mai organizzata in Italia: 40 sculture di Alberto Giacometti (1901 - 66) da mercoledì fino al 25 maggio alla Galleria Borghese, che è già un “regno” della scultura, ma di quella di Gian Lorenzo Bernini ed Antonio Canova. Sarà un confronto interessante: lo organizzano Anna Coliva, che dirige la Galleria, e Christian Klemm, uno dei massimi esperti dell’artista del Canton Grigioni. La classicità dei marmi degli autori più famosi si coniuga con l’essenzialità dei bronzi, divenuti ormai, anch’essi, tra i più celebri e osannati, resi tipici dal suo “segno” inequivocabile.

Precoce Giacometti comincia giovanissimo: a 18 anni è già a Parigi, alla scuola di Émile-Antoine Bourdelle. Fa parte del gruppo surralista, ma poi se ne va: alla ricerca di una dimensione tutta propria. Già alcune sue realizzazioni di quando aveva 30 anni e nemmeno, entrano presto nei maggiori musei, e in particolare al Modern Art di New York. Dal mito, passa alla diretta osservazione della realtà, e oltre a scolpire, non si stanca mai di disegnare, e di dipingere. Spesso rivisita i propri temi: gli oggetti che lo circondano, i paesaggi, e la madre ed il fratello. La sua Donna di bronzo, esile e filiforme, gli dà fama assoluta; L’uomo che cammina, del 1947, la ribadisce; un’edizione, rivista nel 1960, è forse ancora l’opera d’arte pagata a più caro prezzo al mondo (quadri esclusi): 100 milioni di dollari quattro anni fa, a Londra, pagati da una banca tedesca a un’asta a Londra. Sono lontani, ormai, i tempi dei suoi «oggetti invisibili», che coniugava negli Anni Trenta.

Tutta la vita A Roma, le opere copriranno tutta la sua intera esperienza artistica. Si va dalle forme sinuose della Femme couchée qui reve, Donna distesa che sogna, del 1929, alla Testa che guarda, quasi coeva, che dialogano con la Paolina Borghese», fino al primo Homme qui marche. Altri uomini e altre donne, altissimi e sottili, stilizzatissimi, saranno sparsi nelle sale. Ma sarà anche ricostruito l’incredibile “ensemble” del 1960, a New York, Chase Manhattan Plaza: tre Donne in piedi e un Uomo che cammina, I versione. Ci saranno anche la Donna cucchiaio e la Donna sgozzata, di tempi più antichi; con il Ritratto di Madina Visconti del 1932, laTesta di Annette, del 1959, e quella «del professor Corbetta» del 1962: Serafino Corbetta, medico a Chiavenna e collezionista morto nel 1976, era un suo caro amico. Nella sala dominata dall’enorme affresco di Giovanni Lanfranco, uno dei capisaldi assoluti del barocco, e non soltanto romano, i busti più noti dello scultore: Lothar III del 1965, l’Uomo del 1961, e Annette, 1961. La sposa, che se n’è andata nel 1993 a 70 anni, modella preferita, nella seconda Guerra crocerossina: si conoscono in una brasserie svizzera nel 1942; lei lo raggiunge a Parigi nel 1946; si sposeranno nel 1949; lei non lo lascia più fino alla morte. Oggi, a Parigi e Zurigo, la Fondazione del grande pittore è intestata a loro due.

Poco viste In mostra, anche opere poco viste, di collezioni private. Per esempio, la Femme de Venise V, del 1956, mentre le principali opere, e i più noti capolavori sono ormai sparsi nei maggiori musei del mondo: alla Guggenheim di Venezia (Peggy ne era una fan assoluta), al Pompidou di Parigi, nei maggiori istituti americani. Del suo surrealismo dei primi tempi ha mantenuto un concetto magico dello spazio; spesso, le sue realizzazioni interpretano alla perfezione anche la solitudine tipica dei tempi moderni. Per qualuno, non gli sono aliene nemmeno le ispirazioni tratte dai bronzetti preistorici. L’angoscia che si legge talora in lui è stata anche la molla di una lunga amicizia con Jean-Paul Sartre. Eppure, iniziata la carriera artistica giovanissimo, non è stato precoce nei successi, almeno quelli ufficiali: la Biennale di Venezia, per dirne una, ha atteso fino al 1962 per tributargli il Gran premio; e perfino tre anni in più la città di Parigi. Adesso, arriva a Roma, nella “reggia” della scultura classica: una mostra così, in Italia, non si era mai vista.

FONTE: ilmessaggero.it

domenica 22 dicembre 2013

Magie di vetro


Il Belgio celebra l’arte muranese con un’esposizione dedicata alla Seguso Vetri d’Arte.

Il Design Museum di Gentaccoglie in Belgio una grande esposizione dedicata all’arte di Murano e in particolare alla fornace Seguso Vetri d’Arte. 

La mostra, in programma fino al 2 marzo 2014, ospiterà 190 opere provenienti da collezioni private che illustreranno attraverso le curve e i colori del vetro la storia e la tradizione artigianale della dinastia Seguso dal 1932 al 1973, ovvero dalla fondazione alla cessione dell’attività, mettendo a frutto i dieci anni di ricerca che il belga Marc Heiremans ha dedicato ad una delle eccellenze produttive del XX secolo italiano.

Sperimentazione e progresso, soprattutto nel fertile periodo che vide collaborare i maestri vetrai Archimede Seguso e Alfredo Barbini sotto l’innovativa direzione artistica di Flavio Poli, accompagnarono molto rapidamente al prestigio internazionale la vetreria muranese che fece il suo ingresso nella sfera dell’arte contemporanea già negli anni Cinquanta, quando importanti musei come il Victoria & Albert di Londra, il MoMA di New York, il Neue Sammlung Museum di Monaco e il Royal Ontario Museum di Toronto cominciarono ad acquistare e ad esporre creazioni forgiate qui. 

Di quel periodo saranno in mostra esemplari rarissimi di Valve, per la cui complessa lavorazione a freddo la Seguso sperimentò il riutilizzo della tecnica a incalmo, e i Sommersi, i cui spessi strati sovrapposti diedero vita ad alchimie di colori mai viste prima. 

FONTE: L.SANFELICE (ARTE.IT)

venerdì 13 dicembre 2013

Zurbarán. A Ferrara il mistero della luce plastica

Zurbarán, la grande mostra di Ferrara


Palazzo dei Diamanti ospita la monografica, la prima in assoluto dedicata in Italia all'artista. Cinquanta opere di una delle voci più alte e originali della scena del XVII secolo,  dipinti sostenuti da un'impostazione monumentale e teatrale potentemente comunicativa. Capace di apportare spunti innovativi anche a generi tradizionali come quello devozionale e la ritrattistica.


Anche i grandi classici possono riservare delle sorprese inaspettate. E' il caso della mostra che ospiterà ancora per poco Palazzo dei Diamanti di Ferrara, dedicata a Zurbarán. Sono alcuni mesi che Ferrara ha aperto le sue porte al genio spagnolo, e la proposta prosegue fino a metà gennaio. Da segnalare subito le aperture notturne dal 31 dicembre al 6 gennaio, l'incontro potrebbe essere molto speciale soprattutto per chi ha dell'autore una conoscenza prevalentemente scolastica. 

Francisco di Zurbarán nasce alla fine del '600, fu l'artista che meglio seppe rappresentare la religiosità controriformista della chiesa spagnola del 17° secolo. E' il rappresentate, con Velázquez e Murillo, del secolo d'oro della pittura spagnola, in particolare di quel naturalismo che lasciò un'eredità che seppe contagiare tutta l'arte europea. Capace di invenzioni grandiose ma semplici al tempo stesso, riuscì a creare una poetica essenziale e pura, delle forme. Il suo approccio coloristico decisamente innovativo, fatto di delicati contrasti, influenzò tutti i movimenti moderni a partire dagli Impressionisti, fino alle Avanguardie del Novecento. A distinguersi per assoluta originalità fu la fase finale della sua attività, durante la quale si dedicò prevalentemente allo studio della natura morta, che seppe reinventare stravolgendo i canoni dell'epoca, e proponendo una ricerca di volumi ottenuti isolando o raggruppando oggetti della vita quotidiana. 

La mostra è stata organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Centre for Fine Arts di Bruxelles con la speciale collaborazione del Museo Nacional del Prado di Madrid e del Museo de Bellas Artes di Siviglia, e offre l'occasione di ammirare per la prima volta in Italia i capolavori del grande maestro del barocco spagnolo. Le opere provenienti da musei e collezioni private europee e americane, permettono di ripercorrere i principali cambiamenti della vicenda artistica di Zurbarán. La mostra è articolata in 8 sezioni, ognuna dedicata a un contesto specifico, e il  percorso è cronologico e tematico. Prende il via dai dipinti con cui si afferma sulla scena di Siviglia, "la Firenze spagnola", come lo splendido San Serapio (1628, Hartford, Wadsworth Atheneum Museum of Art), la Visione di San Pietro Nolasco (1629, Madrid, Museo del Prado) o il più tardo San Francesco (c. 1635, Milwaukee Art Museum). Si prosegue poi con le figure di santi e profeti, che assurgono a simboli di intensa spiritualità, fino alla produzione degli ultimi anni, come ad esempio nel San Giovanni Battista (c. 1659, Collezione privata), o la Madonna col Bambino e San Giovannino (1662, Bilbao, Museo de Bellas Artes), ultima opera firmata dall'artista.

Affascinante è lo Zurbarán  più tenebroso, quello delle tele più originali, che gli fecero guadagnare l'appellativo di "Caravaggio di Spagna", dove il confine tra sacro e profano è sottile e la luce gioca un ruolo determinante nel dialogo tra le due dimensioni. San Francesco con teschio nella tomba, è l'esempio più vivido di questo linguaggio fatto da composizioni apparentemente semplici, ma profondamente coinvolgenti. Nel dipinto del santo in estasi, la luce compie un miracolo: permea lo spazio d'intensa spiritualità, modella il volume scultoreo del protagonista e lo  immobilizza contro il fondo neutro che ne sottolineano il carattere austero ed esemplare.

L'esposizione è curata da Ignacio Cano con la consulenza di Gabriele Finaldi, con questa mostra la città di Ferrara vuole rilanciare il proprio progetto culturale, che consiste nel portare al pubblico italiano autori di altissimo livello, non particolarmente noti nel nostro paese come è il caso del  percorso, molto personale, di Zurbarán che seppe trasformare l'arte figurativa sacra medievale in una nuova iconografia, assolutamente originale.

FONTE: Valentina Tosoni (repubblica.it) 

giovedì 10 ottobre 2013

I diciotto anni di Artecinema


A Napoli torna la manifestazione internazionale dedicata al Film sull’Arte Contemporanea in programma dal 10 al 13 ottobre. 

Inaugura oggi al Teatro San Carlo di Napoli la diciottesima edizione di Artecinema, Festival Internazionale Film sull’Arte Contemporanea che proseguirà fino al 13 ottobre nella sede del Teatro Augusteo.

Il programma, che raccoglie una selezione di 21 documentari organizzati nelle tre sezioni “Arte e Dintorni”, “Architettura” e “Fotografia”, prevede proiezioni in lingua originale con traduzione simultanea in cuffia intervallate da incontri e dibattiti con registi, artisti e produttori. 

L’ingresso è gratuito e tra gli appuntamenti da non lasciarsi sfuggire spiccano “Dammi i colori”, un lavoro sull’attuale Primo Ministro albanese Edi Rama, ex sindaco di Tirana, e artista che nel 2003 avviò un progetto per ravvivare la città colorando i palazzi e nel 2005 si guadagnò un posto nell’elenco stilato dal Time Magazine degli eroi europei che lavorano per cambiare in meglio il mondo. 
In cartello anche un documentario sul MUMO, museo mobile destinato ai bambini, installato in un container e trasportato su un apposito autocarro, a cui hanno contribuito 16 artisti di fama mondiale come Maurizio Cattelan, John Baldessari, Daniel Buren, James Turrel, Ghada Amer e Chéri Samba. E ancora opere dedicate a Dalì, Mirò, a Gaudì e al progetto della Sagrada Familia, a Costantin Brancusi, a Sol LeWitt, Liu Bolin, Henry Cartier-Bresson. 

FONTE: lastampa.it

sabato 14 settembre 2013

Museo del Violino di Cremona, inaugurazione

Appuntamento per gli appassionati dal 14 settembre 2013

La città del torrone e dello Stradivari si prepara a dare il benvenuto alMuseo del Violino, un nuovo polo museale volto a celebrare a 360 gradi gli strumenti ad arco più sofisticati di sempre.
Sabato 14 settembre 2013 la cattedrale della musica inaugura ufficialmente i propri spazi espositivi, alla presenza delle autorità, e dadomenica 15 settembre apre al pubblico. La ristrutturazione della location è stata realizzata grazie all’impegno dell’imprenditore Giovanni Arvedi e della Fondazione Arvedi Buschini.
Il nuovo MdV racconta la storia del violino, i sistemi di costruzione, le vicende delle famiglie di liutai cremonesi, ed espone capolavori delle collezioni che fino ad ora si trovavano nel Palazzo Comunale, nel Museo Civico Ala Ponzone e nelle esposizioni temporanee di strumenti storici Friends of Stradivari.
Il Museo ospita anche un Auditorium da 500 posti, progettato dagli architetti Palù e Bianchi e supportato dal contributo di Yasuhisa Toyota che ha curato l’acustica di quello che è destinato a diventare l’ambiente ideale per l’ascolto del suono dei violini dei grandi maestri della liuteria cremonese.
Per visitare il Museo del Violino in tutta comodità si può scegliere di soggiornare nei CremonaHotels, tre alberghi situati in pieno centro cittadino, che offrono il biglietto di ingresso al Museo. L’Hotel Continental è un nuovissimo design hotel, costruito con la filosofia del risparmio energetico e dell’utilizzo di materiali ecocompatibili; Dellearti Design Hotel è un quattro stelle superior di ispirazione design, a due passi dalla piazza principale di Cremona; l’Hotel Impero è un quattro stelle in stile classico ristrutturato totalmente nel 2003, ed è situato in una delle piazzette più belle del centro storico di Cremona, a soli 50 metri dalla splendida Piazza Duomo e proprio di fronte al MdV.

Ecco il programma del concerto inaugurale tenuto dall’orchestra d’archi Festival Strings Lucerne, in calendario domani alle 21.00 presso l’Auditorium Giovanni Arvedi del nuovo Museo del Violino(lo spettacolo verrà trasmesso in diretta su un maxischermo allestito in Piazza Marconi e sul canale televisivo Cremona 1):
Orchestra Festival Strings Lucerne
Arabella Steinbacher, violino
(violino Antonio Stradivari “Booth” 1716, Nippon Music Foundation)
Daniel Dodds, violino concertatore
(violino Antonio Stradivari “ex Haemmerle-ex Baumgartner” 1717, Fondazione Festival Strings Lucerne)
Felix Mendelssohn Bartholdy, Sinfonia n.10 in si minore per archi MWV N10
Wolfgang Amadeus Mozart, Concerto n.4 in re maggiore per violino e orchestra K 218
Richard Wagner, Preludio da “Tristan und Isolde” (arrangiamento per orchestra d’archi a cura di Werner Thomas-Mifune)
Wolfgang Amadeus Mozart, Concerto n.5 in la maggiore per violino e orchestra K 219

FONTE: quotidiano.net

lunedì 1 ottobre 2012

Dal dono alla solidarietà: 100 opere all’asta a Modena per la ricostruzione


(Una delle opere all'asta: quadro di Achille Perilli)

A Palazzo Santa Margherita il 6 ottobre, per nuove strutture nell’Emilia terremotata

Modena. «L’arte difficile del dono» è stato, nelle parole di Enzo Bianchi, uno dei temi del recente Festival Filosofia di Modena, Carpi, Sassuolo. A dare idealmente corpo a quel discorso,Modena ospiterà una nuova asta benefica d’arte a favore della ricostruzione di scuole, biblioteche e centri di aggregazione nei territori dell’Emilia-Romagna colpiti dal terremoto. Dopo quella di fotografie del 27 giugno, che ha permesso di raccogliere 115mila euro, gli stessi promotori (Galleria Civica di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio – Fondazione Fotografia, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni storici artistici ed etnoantropologici di Modena e Reggio Emilia) organizzano «Bid for Build», un’asta di dipinti e disegni sabato 6 ottobre, Giornata del Contemporaneo voluta da Amaci, nel Palazzo Santa Margherita. Banditore d’eccezione dell’asta sarà di nuovo Filippo Lotti, ad di Sotheby’s Italia; tra i cento lotti, donati da collezionisti, artisti, archivi, galleristi, vi sono opere di Afro, Alinari, Barni, Bodini, Borra, Broggini, Caccioni, Chersicla, Chighine, Corsi, Dangelo, Della Torre, Del Pezzo, Depero, Dorazio, Fioroni, Galliani, Guttuso, Jori, Lavagnino, Levini, Maccari, Manzù, Marchegiani, Marussig, Mastroianni, Meloni, Milani, Minguzzi, Montesano, Montessori, Morlotti, Novelli, Perez, Perilli, Peverelli, Pozzati, Prampolini, Rambelli, Romiti, Salvo, Savinio, Severini, Soldati, Stefanoni, Sughi, Tamburi, Tosi, Veronesi, Viani, Zancanaro. Il catalogo dell’asta è visionabile suwww.galleriacivicadimodena.it e www.fondazionefotografia.it.
FONTE: Sandro Parmiggiani (ilgiornaledellarte.it)

mercoledì 16 maggio 2012

Anonimi – Nameless, Mostra di Arrigo Musti


(Nella foto: l'opera singing in the blood rain 2010 - 2011)

La Camera dei Deputati ospiterà la mostra personale pittorica dell'artista Arrigo Musti, "ANONIMI - NAMELESS", presso il Complesso di Vicolo Valdina dal 17 al 23 maggio. All'inaugurazione, che si svolgerà mercoledì 16 maggio alle ore 17, con ingresso da Vicolo Valdina 3/a, sarà presente Nicolò Mannino, Presidente del Centro Studi Culturale del Parlamento della Legalità. Per l'occasione, verrà pubblicato il catalogo "ANONIMI - NAMELESS", con all'interno le opere in mostra e contributi, fra gli altri, di Giuseppe Tornatore, Fabio Carapezza Guttuso, Maurizio Calvesi e Marisa Vescovo, curatrice dell'introduzione. 
La mostra, ad ingresso libero da Piazza Campo Marzio 42, resterà aperta al pubblico dal 17 al 23 maggio, dalle 10 alle 18, con chiusura il sabato e la domenica.


La Biografia dell'artista

1969
Nasce a Palermo
1997
Avvocato e docente di diritto presso gli istituti superiori.2000
studia, da autodidatta, tecniche pittoriche ed anatomia umana. Lascia la professione di avvocato.
2007
La Città di Bagheria lo nomina in qualità di consulente alle arti,
Kalòs pubblica: "impop art". Con introduzione del regista Giuseppe Tornatore.
2008 
partecipa ad mostra collettiva di respiro internazionale presso l’Aja. La casa d’aste Christie’s offre all’asta i quadri di Arrigo. Il 22 giugno mr.Serge Brammertz, primo procuratore presso (ICC) il tribunale penale internazionale dell’Aja per la ex Jugoslavia,  acquista per conto delle Nazioni Unite le 2 tele di Arrigo per esporle permanentemente presso il Tribunale Internazionale,
Arrigo devolve l’intero ricavato a vantaggio della Croce Rossa del Regno Unito.
Dopo le Nazioni Unite inviano al tribunale speciale per la Sierra Leon  (SCSL Special Court of Sierra Leon) una terza tela.
Ad ottobre, altre due tele grandi dimensioni della serie “oil and blood rain” vengono poste all'asta da Hugh Edmeades, chairman di Christie's South kensignton, presso una galleria di Londra.2009
Alcune suo opere fanno parte di prestigiose collezioni private, tra le quali Carlo Bilotti Roma e  L. Gagosian, NY (donazione privata). Piero de Luca gira il film-corto "vite a metà" ispirato alle opere di Arrigo. (riceve premi nazionali)2008-2011
Le opere di Arrigo vengono esposte in mostre personali e collettive in Italia, Francia, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti.2009
Arrigo, per il quale già avevano scritto: Gregorio Napoli, Evgaenjii Solonovic, Giuseppe Tornatore e storici dell'arte come Dora Favatella Lo Cascio, riceve la prestigiosissima presentazione di Maurizio Calvesi ed Augusta Monferini per il catalogo "Rain" (ed. Plumelia 2009 - Wright State University-core)
2010-2011
incontra spesso studenti di università italiane ed estere per conferenze tematiche sulle sue opere e sul manifesto "Impop art".2011
partecipa alla 54° Biennale di Venezia - Venezia Arsenale (Padiglione Italia - catalogo ed. Skira 2011, lo stato dell'arte "L'arte non è cosa nostra" a cura di Vittorio Sgarbi).
Finalista al concorso mondiale (23 nazioni partecipanti) bandito dall'Unesco, cattedra di bioetica (ARTEBIOETICA) 2011 (catalogo in inglese, distribuzione Unesco).
Arrigo lavora tra (Bagheria) Palermo e Roma.
Esposizioni permanenti:

Aja (Olanda), tribunale penale per i crimini di guerra ICC (UNITED NATIONS)
Freeetown  (Sierra  Leon) SCSL special court for Sierra Leon (UNITED NATIONS)
Chicago (Illinois) , municipio
Palermo, Percorso museale di Palazzo Comitini (Prov. Reg. Palermo)
Bagheria (Palermo), Museo Guttuso
Palermo, Consolato generale del Regno del Marocco
Palermo, Palazzo di giustizia, (aula adunanze B. Bruno)

Collezioni private:
Roma Carlo Bilotti 
Gagosian NY (donazione privata)