domenica 5 aprile 2015

Bussola, la scultura meccanica

 
Jennifer Townley realizza sculture che si muovono meccanicamente e lentamente. Creando l’illusione di avere di fronte un organismo vivente
 
Afferma che Leonardo da Vinci l’ha sempre affascinata, e a guardare le sue sculture si evince che le macchine progettate dal grande genio italiano l’hanno decisamente ispirata nelle forme e nell’ingegneria. Jennifer Townley è un’artista olandese che realizza sculture con la capacità di muoversi lentamente, un movimento che restituisce una percezione del tutto particolare, ipnotica dell’oggetto osservato.

Bussola è il nome di una di queste sculture meccaniche, e prende il nome proprio da uno dei disegni di Leonardo da Vinci datato 1514. Si tratta di un’opera realizzata in legno, metallo, parti meccaniche ed attivazione a motorino elettrico: Bussola è una macchina tridimensionale, composta da quattro parti unite tramite cardini, che si muovono in senso rotatorio verticale e orizzontale. La sagoma che ricorda quella di uno scheletro permette a tutti gli elementi di incrociarsi tra loro senza mai interrompere il movimento, che è lento e armonioso, creando un moto ripetitivo, ipnotico, che ricorda un organismo vivente che respira.
Jennifer Twonley, da sempre affascinata dalle scienze, dalla matematica, dalla meccanica, è un’artista indipendente che utilizza motorini e piccoli lavori di ingegneria per ‘interferire’ con la percezione dello spettatore. Il movimento distorce in continuazione la forma dell’oggetto, lo trasforma, i pattern lentamente diventano altri pattern, forme che hanno una loro identità sembrano fondersi l’una nell’altra rendendo difficile la percezione degli elementi distaccati. In un certo senso l’artista evoca Escher, nel principio della ripetizione infinita di pattern geometrici. Il risultato finale è che una macchina diventa bella, viva, intrigante, l’effetto delle sculture è affascinante e ipnotico, lo potete percepire meglio guardando il video di Bussola in movimento.
 
FONTE: Giulia Mattioli (lastampa.it)

sabato 4 aprile 2015

Wynwood, a Miami il miracolo della Street Art

In crescita i flussi turistici che arrivano sin qui per ammirare gli Walls, i giganteschi murales dipinti da alcuni dei più importanti "street artist" in circolazione in America

Pennellate di arte per far risplendere i quartieri sembra essere diventato il nuovo must delle città che vogliono ritenersi “grandi”. E se non se riconosce l’importanza, queste non sono degne di essere annoverate tra i centri urbani in crescita, sia da un punto di vista culturale che da quello sociale. Ne sanno qualcosa a Wynwood, un distretto artistico di Miami, che ospita oltre 70 gallerie, musei e collezioni d'arte.
 Oggi è la zona più "cool" di Miami. Ed essere considerati così in una città di tale calibro dovrebbe far comprendere a tutto il resto del mondo che per migliorare, per crescere per rinascere, a volte bastano poche idee, anche economiche, ma giuste. Questo quartiere, che attrae migliaia di persone in occasione dell'Art Basel grazie ad eventi e a esposizioni, ha creato un forte network tra musicisti, artisti, designer, aziende e personaggi. Talmente forte che ha attirato gli interessi anche di un “signor” marchio: l'Art Project di Google Street, progetto del Google Cultural Institute, che sta digitalizzando “i tesori culturali del mondo”, ha già manifestato il proprio interesse verso alcune delle opere qui presenti. Ma c’è da scommetterci che a breve ne abbracceranno molte di più. Wynwood, indicato anche come "Little San Juan", ma comunemente conosciuta come "El Barrio", ha iniziato ad espandersi nel 1950, ma solo negli ultimi anni ha raggiunto un vero e proprio boom: prima gli imprenditori, poi gli artisti e le loro opere, e successivamente altri investimenti per una vortice che non è solo economico, ma soprattutto culturale.  In crescita i flussi turistici che arrivano sin qui per ammirare gli Wynwood Walls, i giganteschi murales dipinti da alcuni dei più importanti "street artist" in circolazione in America, tra cui lo stesso Shepard Fairey, creatore del famoso poster "Obama Hope", di cui abbiamo già parlato in precedenza proprio su queste pagine. Ed ecco che quest’area diventa "un enorme museo d'arte all'aperto", uno dei più grandi distretti d'arte di strada in tutto il mondo. E ci sarebbe davvero tanto da meditare.

FONTE: Francesco Salvatore Cagnazzo (lastampa.it)


giovedì 2 aprile 2015

La Capitale celebra la Meraviglia del suo Barocco

La Capitale celebra la Meraviglia del suo Barocco
 
Dalla sede della Fondazione Roma, Palazzo Cipolla, una mostra sullo stile del Seicento, che coinvolge tutta la città
 
Santi e medaglie, progetti di chiese e dipinti su tela: il barocco, a Roma, ha vissuto uno dei suoi periodi migliori per tutto il '600. Quello splendore (fino alla scomparsa del Bernini) è "raccontato" ora dalla mostra: "Barocco a Roma. La meraviglia delle arti", in corso dal 1 aprile al 26 luglio 2015, nella sede di Fondazione Roma Museo Palazzo Cipolla. Duecento opere che raccolgono gli artisti più rappresentativi del movimento storico culturale arrivato dopo il Rinascimento, a cominciare da nomi come Annibale Carracci, Pieter Paul Rubens, Domenico Zampieri (detto Domenichino), Giovanni Lanfranco, Guido Reni, Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini, Pietro da Cortona.

La prima opera che si può ammirare, nell'allestimento di Palazzo Cipolla, è "Santa Margherita", un olio su tela del 1599 dipinto da Annibale Carracci e genericamente conservato presso la Chiesa di Santa Caterina della Rosa ai Funari, a Roma. È una raffigurazione che ci racconta del rapporto col divino, aspetto a cui il barocco ha guardato con maggiore attenzione rispetto alle epoche precedenti. Molti i prestiti da musei internazionali, dall'Albertina Museum di Vienna (tra cui opere di Borromini) all'Ermitage di San Pietroburgo (principalmente bozzetti): tutti pezzi che ci raccontano quanto sia stata centrale la città di Roma nella nascita e diffusione del barocco. Il percorso espositivo è composto da quattro sezioni: "Le radici del Barocco", "L'estetica barocca sotto Urbano"; 
la "Teatralità e scenografia nell'arte della metà del secolo" e, infine, "Il paesaggio e il grande spettacolo della natura".

Più che di semplice esposizione però sarebbe meglio parlare di operazione culturale, perché oltre alla mostra in corso a Palazzo Cipolla, curata da Mariagrazia Bernardini e Marco Bussagli, sono previsti tanti eventi "satellite" che andranno avanti nelle prossime settimane in diversi luoghi barocchi della città, sedi di solito non aperte al pubblico, come, ad esempio il Complesso di Sant'Ivo alla Sapienza (coinvolto in un percorso tematico da fine aprile ) e la "Sala Borromini", nell'Oratorio dei Filippini.

Il calendario degli appuntamenti paralleli comincia con una mostra contemporanea a quella di Palazzo Cipolla: "Feste barocche" al Museo di Roma Palazzo Braschi, con olii e incisioni seicentesche che narrano il gusto per la festa del periodo barocco. Si prosegue, dal 15 aprile, con una mostra di approfondimento nel Palazzo Chigi di Ariccia. Ad essere coinvolte anche la Galleria Nazionale di Arte Antica in Palazzo Barberini; l'Archivio di Stato di Roma; la Galleria Doria Pamphilij; Palazzo Colonna; i Musei Vaticani. In programma, infine, anche diversi convegni e concerti.

Informazioni utili
Roma, Fondazione Roma Museo  -  Palazzo Cipolla, via del Corso, 320
1 aprile  -  26 luglio 2015
Orari lunedì ore 15.00 - 20.00 dal martedì al giovedì e domenica ore 10.00 - 20.00
venerdì e sabato 10.00 - 21.30 La biglietteria chiude un'ora prima
Biglietti: intero 13 euro, ridotto 10 euro
www. mostrabaroccoroma.it - www.fondazioneromamuseo.it
 
FONTE: Valentina Bernabei (repubblica.it)

domenica 29 marzo 2015

Quel primo Chagall che precorse il selfie

Quel primo Chagall che precorse il selfie

Roma. Con la mostra "Love and Life" arrivano al Chiostro del Bramante oltre 150 opere provenienti dalla Collezione dell'Israel Museum di Gerusalemme. Con molti autoritratti

C'è stato un tempo in cui gli autoritratti non erano ancora fotografici, ma realizzati a mano, con matite, acqua, colori. Tra i tanti artisti che li hanno scelti come forma espressiva, c'è stato anche Marc Chagall. Il pittore, nato in Russia nel 1887 e morto in Francia nel 1985 (a Saint Paul de Vence, luogo da sempre intriso di arte), non è di certo passato alla storia per i suoi autoritratti, eppure né realizzò molti: incisioni, puntasecca, numerose varianti, "con sorriso" e "con smorfia". Parecchi di essi sono  ora allestiti  (a parete e dentro tavoli- teche illuminati) nella mostra "Love and Life", al Chiostro del Bramante di Roma fino al 26 luglio. Un'esposizione, a cura di Ronit Sorek, che raccoglie circa 150 opere, tutte appartenenti alla collezione dell'Israel Museum (che ha collaborato alla realizzazione della mostra prodotta da DART Chiostro del Bramante e Arthemisia Group). La maggior parte dei lavori è stata donata direttamente dall'artista, o da sua figlia Ida, al museo di Gerusalemme, e si tratta soprattutto di disegni, gouache e litografie. Non un'occasione per rivedere i capolavori dell'artista che già conosciamo dunque, ma una retrospettiva focalizzata su alcune caratteristiche meno conosciute, introdotte e presentate anche attraverso video e una installazione di video-mapping (forma di arte contemporanea che raramente trova posto in mostre come questa).

In primis ci sono i lavori grafici, con cui sono stati raffigurati alcuni dei soggetti più importanti dell'intera produzione di Chagall, a cominciare dal paese natio che venne dipinto per tutta la vita: Vitebsk (in Bielorussia). Un grande spazio lo ha Bella, sua moglie e musa, presente in molte dediche e diverse opere (da qui il titolo della mostra "Love and Life"). Una sezione a parte è dedicata alle illustrazioni della Bibbia,  che rivelano la vena più "spirituale" di Chagall, quella che ama le religioni e le scritture.  Interessanti e divertenti sono le diverse "incursioni" storico-didattiche che si incontrano nelle otto sezioni dei due piani del Chiostro del Bramante. Vicino alle scale, prima di salire, c'è una gigantografia che fa conoscere ai visitatori la famosa stamperia parigina Mourlot: era lì, intorno a quegli antichi torchi, che Chagall lavorava, nello stesso luogo frequentato anche da Picasso, Matisse e Giacometti. Al secondo piano una stanza è interamente dedicata ai colori, in maniera ludica e "interattiva": nessuna novità elettronica, soltanto una parete piena di grandi calamite- magneti che raffigurano gli elementi più presenti nell'arte di Chagall con cui il visitatore può giocare, spostandoli a suo piacimento e "disegnando" il suo quadro ideale. Non solo ludico-didattica e scenografica: la mostra mette l'accento anche sul rapporto che nelle opere di Chagall si innesca tra arte e letteratura: ne è un esempio il frontespizio del libro "Le anime morte" dello scrittore russo Nikolaj Gogol, eseguito da Chagall su tavole  -  acqueforti  nel 1948.


INFORMAZIONI UTILI
Cosa: Chagall. Love and Life Opere dalla Collezione dell'Israel Museum
Dove: Chiostro del Bramante Via della Pace Roma
Costo biglietti: intero 13,00 euro, ridotto 11,00 euro  (in ogni caso audioguida inclusa)
Quando:  Fino al 26 luglio 2015  Tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00 Sabato e domenica dalle 10.00 alle 21.00 (la biglietteria chiude un? ora prima). Ci saranno anche aperture straordinarie.

FONTE: Valentina Bernabei (repubblica.it)
 

venerdì 27 marzo 2015

Nasce MUDEC, il museo delle culture

Nasce MUDEC, il museo delle culture


Taglio del nastro in anteprima per il Museo delle Culture all'ex Ansaldo. Due mostre, "Mondi a Milano" e "Africa", pensate per Expo2015, danno il via all'attività. Grande assente all'evento il progettista David Chipperfield, in polemica con l'amministrazione locale


Il Museo delle culture di Milano o meglio il MUDEC, l’acronimo funziona ed è già in bocca a molti, apre ora, ma l’inaugurazione vera e propria si terrà tra sei mesi. L’Expo2015 alla porte mette fretta e le due mostre con cui prende il via la sezione dedicata alle esibizioni temporanee “Mondi a Milano” e “Africa. La terra degli spiriti”, sono state pensate proprio per mettere in dialogo la città con l’esposizione universale. Da troppi anni si aspettava questo momento, nell’ormai lontano 2001 lo Studio David Chipperfield vinse il concorso internazionale per «La Città delle Culture», bandito dall'allora assessore alla Cultura e Musei Salvatore Carrubba con il direttore centrale Alessandra Mottola Molfino, artefici anche del Museo del Novecento all'Arengario. A causa di molti ritardi, l'apertura prevista nell'autunno 2014 è slittata, ma l’attuale assessore Filippo Del Corno ha  riorientato il progetto museologico, facendolo diventare  un “luogo dedicato all'interculturalità, dove le culture planetarie e quelle locali potranno confrontare le loro differenze e sintonie”, proseguendo il pensiero di Stefano Boeri, che della riconversione è stato il promotore e nonostante altre difficoltà, stavolta non si poteva rimandare. Su tutte la seria possibilità che la britannica archistar David Chipperfield si rifiuti di firmare il progetto. L’architetto starebbe intentando una azione legale contro l’amministrazione rea di non aver rispettato gli accordi su opere di finitura, in particolare le discromie riscontrate nella pavimentazione di pietra vulcanica dell’Etna. In effetti non tutte le lastre hanno la medesima tonalità e  alcune sono già leggermente scheggiate.

Detto ciò, architettonicamente il museo è molto accattivante. Distribuito su 17.000mq dell’ex complesso industriale dell’Ansaldo acquistato dal comune di Milano nel 1990, è uno spazio “leggero” non monumentale, non affaccia direttamente sulla strada, ma è all’interno di un cortile. Il piano terra accoglie i visitatori con bookshop, caffetteria, didattica, biblioteca, mediateca e ha al centro la grande scala. Percorrendola si inizia a vedere la cupola irregolare, avvolgente e spettacolare, corpo quadrilobato di vetro opaco, una sorta di bellissimo "fiore", e si giunge nella corte centrale, snodo di percorsi che portano all'auditorium, agli spazi per le esposizioni temporanee e a sale destinate ad ospitare piccoli nuclei delle raccolte etnografiche. La missione del Mudec sarà la ricerca e la divulgazione dell’arte proveniente da tutti i continenti, attraverso la programmazione espositiva, gli eventi collaterali e i laboratori creativi e multimediali, che garantiscano una crescita del patri8monio cognitivo rivolta soprattutto alle nuove generazioni. Nei suoi depositi, aperti al pubblico con visite guidate, confluiranno le Raccolte Etnografiche del Comune comprendenti oltre settemila opere, tessuti e strumenti databili dal 1.500 a.C. ai primi anni del XX secolo. Il percorso museale sarà allestito in autunno, dopo la conclusione dell’Expo.

Intanto, come dicevamo, si potranno visitare le due mostre inaugurali. “Mondi a Milano”, fino a metà luglio racconterà come le culture non europee sono state presentate al pubblico nel corso delle mostre di arti industriali ospitate nel capoluogo lombardo nella seconda metà dell’Ottocento, concepite come Esposizioni Universali, divenute poi Biennali e Triennali degli anni Venti e Trenta del Novecento. L’esposizione “Africa. La terra degli spiriti”, fino alla fine di ottobre, farà conoscere l’arte africana dal Medioevo a oggi, con un percorso espositivo che presenta oltre 200 pezzi tra opere della tradizione culturale e religiosa. L’intera attività del Mudec sarà gestita da una “governance mista”,  una partnership pubblico-privata tra il Comune e 24 Ore Cultura del Gruppo 24 Ore. Al soggetto privato spetterà la produzione delle esposizioni temporanee, mentre il comune curerà la collezione permanente. « 24 ORE Cultura amplia la propria offerta culturale affiancando il Comune di Milano nell'ambizioso progetto di un Museo di nuova concezione che ancora non esisteva. Si tratta di una sfida impegnativa - in termini di risorse umane ed economiche - che abbiamo consapevolmente deciso di accettare e che ci auguriamo possa diventare una case history di successo» ha dichiarato Natalina Costa, Amministratore Delegato di 24 ORE Cultura. «Quella del MUDEC è una storia lunga e travagliata - ha aggiunto Del Corno - costellata da ritardi e polemiche. Oggi diciamo basta perché Milano non vuole attendere oltre alla vigilia di Expo. Le ultime discussioni con i rappresentanti dell'architetto Chipperfield sono state molto faticose. Ecco perché abbiamo deciso di partire con un evento speciale: un’illuminazione incantevole per l'edificio e inviti gratuiti a disposizione della città».

FONTE: Valentina Tosoni (repubblica.it)

giovedì 26 marzo 2015

Koinè 2015


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ARTISTI PER UN LINGUAGGIO COMUNE DELL'ARTE CONTEMPORANEA

A cura di Virgilio Patarini


Moreno Panozzo presenta “Orbite Senza Tempo” una installazione di opere molto eteree, realizzate con tutti materiali di recupero (BioArte), a partire dal supporto, cartone di imballaggio e la parte di grafica-texture, “solchi” utilizzando solo cenere e altri materiali provenienti dal recupero della combustione, senza intervento di colore.
PRESENTAZIONE CRITICA

In anni di sempre più rutilante trasformazione, sotto tutti i profili, da quello sociale e politico a quello scientifico e tecnologico, l’arte più che mai si deve interrogare su se stessa: sul proprio ruolo, sulla propria funzione, ma anche e soprattutto sul proprio linguaggio. (Ammesso che quello dell’arte sia un linguaggio). Poiché è proprio attraverso le sue forme, la sua estetica, la sua sintassi, i suoi stili e stilemi, che l’arte può entrare, più o meno, in rapporto con la realtà circostante, con la storia, con la vita degli uomini che la fanno e che ne fruiscono. Un rapporto che può (e forse deve) essere ambivalente: un viaggio di andata e ritorno. L’arte deve subire l’influenza della realtà e del suo divenire, ma deve anche, al tempo stesso, influenzarla e influenzarne, in qualche modo, le trasformazioni. O almeno deve provarci. Non solo lavorando sulle idee, e dunque sulla percezione, sull’interpretazione della realtà, ma anche sulla sua progettazione. Ma perché questo possa accadere occorre che l’arte contemporanea diventi strumento più forte e più duttile al tempo stesso, da una parte recuperando e rinsaldando le proprie radici e dall’altra aprendosi alla molteplicità delle sue (quasi) infinite possibilità espressive ed altrettanto (quasi) infinite concezioni estetiche attuali. Solo così l’arte può entrare efficacemente in rapporto dialettico con una realtà così articolata, stratificata, sfaccettata e complessa come quella contemporanea. Nel corso degli ultimi 150 anni il succedersi delle scoperte scientifiche e tecnologiche ha impresso alla storia dei mutamenti vertiginosamente rapidi e radicali. Allo stesso modo negli ultimi 150 anni il succedersi delle invenzioni e delle trasformazioni sul versante artistico, col succedersi inesorabile e travolgente delle Avanguardie, è stato altrettanto vertiginoso. Ed è ovvio che tra le due cose ci sia un rapporto più o meno diretto di causa-effetto, o per lo meno di osmosi o di contagio. Ora il mondo in cui oggi viviamo è l’inquieto, stratificato, caotico e contraddittorio risultato di tutte queste trasformazioni. E l’arte che può entrare in rapporto con questo mondo non può che essere un’arte capace di raccogliere e sintetizzare l’inquieta, stratificata, caotica e contraddittoria eredità delle Avanguardie e degli ultimi 150 anni di arte contemporanea. E forse anche oltre, poiché in effetti negli ultimi 150 anni, tra un’Avanguardia e l’altra non sono mancati momenti di “Ritorno all’ordine” in cui si è guardato indietro con occhi nuovi alla tradizione pittorica più antica. E anche questi momenti fanno parte del retaggio della Contemporaneità e hanno contribuito a forgiarne le forme.

E questa è la linea che abbiamo seguito in questi ultimi anni nel selezionare opere ed artisti: opere ed artisti che fossero in grado non solo di recuperare e reinventare il retaggio delle grandi Avanguardie storiche, ma anche e soprattutto di sintetizzare e contaminare stili e linguaggi, trovando punti di contatto inediti e suggestivi.

Koinè 2015
Dal 19 al 29 marzo 2015
c/o Complesso Architettonico "Ricci Oddi"
Sala Franco Fervari e Salone d'Onore
via San Siro, 13, Piacenza

Fabbrica Pensante
Viale Sarca 336/f – 20126 – Milano (MI)

redazione@fabbricapensantemilano.com

www.zamenhofart.it
Ufficio di Milano - cell. 366.49.78.189 – 377.46.89.785

 

PROPOSTE PER IL NOSTRO PATRIMONIO CULTURALE




L’altra sera uscendo dalla metropolitana, stazione Colosseo, ho avuto un sussulto di meraviglia, non che non sia abituato, ma la visione del Colosseo illuminato con il fondo blu del cielo e una luna brillante mi ha quasi tolto il respiro. Che meraviglia per Roma e che fortuna poter vivere in questa città. Ma la meraviglia è durata poco, abbassando gli occhi ho visto sporcizia ovunque, venditori ambulanti petulanti, turisti sbracati, traffico rombante e inquinante. Un’angoscia ripiombare nello squallore che avvolge i nostri monumenti.
Risultato delle disfunzioni della burocrazia e delle Sovraintendenze e del sistema in genere, l’Italia con il suo vasto patrimonio archeologico, ha bisogno non solo di investimenti ma di una organizzazione efficiente per essere tutelato e mantenuto in buono stato. Ma ormai sul tema sono state scritte e dette fiumi di parole ma il risultato non sembra cambiare, allora al riguardo vorrei fare alcune proposte.
Il costo di entrata nei musei e nei siti archeologici è irrisorio, (euro 12 per visitare i Fori Imperiali), giovani e studenti, che il sabato sera spendono decine di euro per la discoteca, si lamentano anche di pagare queste tariffe. Gruppi di turisti sfatti dalla stanchezza, girano stravolti nei siti Archeologici con l’unico scopo di una foto ricordo per dire ci sono stato. La sensazione che questo turismo di massa più che esaltare la cultura la banalizza, si consuma l’arte per giustificare la propria ignoranza. Come Artista soffro terribilmente nel vedere questo scempio.
Allora voglio fare delle proposte ragionevoli per cercare di tutelare ed invertire una deriva pericolosa per il nostro patrimonio artistico e culturale e prestare un maggior rispetto da parte di tutti.
Entrata ai siti, musei etc. deve essere guidata da un esperto e deve essere a gruppi prenotati per far cogliere al visitatore gli aspetti storici e culturali del sito, evitando anche che i turisti girino indisturbati senza nessun controllo e liberi di fare quello che vogliono, graffiti o colazione tra i monumenti. Si darebbe così lavoro a giovani archeologi o studenti d’arte con aumento dell’impiego in un settore abbastanza depresso ma vitale per la nostra economia. Quindi il costo dei biglietti d’ingresso deve essere il risultato tra la somma dei costi di manutenzione, di sorveglianza e sicurezza del sito e della guida archeologica che segue il gruppo. In sostanza rendere i siti autonomi dal punto di vista economico, con una semplice divisione: i costi citati diviso visitatori previsti.
Per meglio tutelare la sicurezza del nostro patrimonio culturale suggerisco la militarizzazione dei siti archeologici (Colosseo, Pompei, il Foro Romano etc….) distaccando compagnie di soldati o addirittura localizzando Caserme nei siti stessi. Si ha subito l’effetto di mettere in sicurezza i siti da furti o da atti di vandalismo, a costi bassi.
Concentrazione dei musei Italiani, la creazione di un grande museo a livello nazionale sul modello del Louvre a Parigi o del British Museum di Londra dove possano confluire il patrimonio artistico italiano che risulta troppo disperso sul territorio (vedi esempio Bronzi di Riace) con problemi di alti costi di manutenzione e sorveglianza che i piccoli comuni non possono sostenere.
Massiccio intervento da parte di sponsor privati nel rispetto delle leggi e delle regole previste.
Spero che queste proposte, se pur nella sua “forza” fuori dalla retorica attuale, possano servire ad uscire dall’immobilismo e decadenza cha attanaglia tutta la cultura Italiana, recuperare una dignità e una responsabilità nazionale nella tutela del patrimonio artistico più grande del pianeta.

Autore dell'articolo: Giuliano Governatori