domenica 29 novembre 2015

LE BARBIE 'ARTISTICHE' DI MARIEL CLAYTON, TRA SESSO SPINTO, OMICIDI E VIOLENZE


Mariel Clayton si è sempre definita una 'sovversiva' e concepisce le proprie idee allo scopo di scuotere il mondo tradizionale dell'arte.
L'ultima trovata dell'artista è nata in Giappone: "Ero in un negozio di bambole tradizionali e mi si è aperto un mondo: con quelli che consideriamo giocattoli per bambine è possibile immaginare, e raccontare, tante storie". E siccome Mariel è una sovversiva, ecco che ha immaginato una serie di situazioni in cui le bambole di Barbie vivono al limite, tra sesso spinto e sadomaso ed efferata violenza domestica ai danni del povero Ken.

FONTE: Leggo.it

giovedì 26 novembre 2015

A ROMA “ESPAI D’ART FOTOGRÀFIC”, LA MOSTRA FOTOGRAFICA DI 3 MAESTRI


Si inaugura a Roma oggi nella nuova sala esposizioni dell’Istituto Cervantes in piazza Navona intitolata a Salvador Dalí, la collettiva “Espai d’art fotogràfic”. Per la prima volta in Italia, la mostra raccoglie 70 opere appartenenti ai tre lavori fotografici vincitori del master della prestigiosa scuola internazionale di Valencia, Espai d’art fotogràfic: “Consumismo e abbandono. Impatto dell’uomo nel suo habitat” di Emilio Andrés Codina (20 foto, 2010), “The Unknown” di Sandra Sasera Cano (30 foto, 2011) e “New York. Lato B” di Jaime Belda (20 foto, 2012). I tre lavori selezionati da Francesc Vera, Romà della Calle e Tomàs Llorens, che resteranno esposti a Roma fino al 7 gennaio 2016, hanno come filo conduttore la visione critica dell’iconosfera contemporanea occidentale. I tre fotografi analizzano gli elementi sui quali si fonda il discorso della post-modernità, ognuno con le proprie idee estetiche e preoccupazioni, offrendo una chiave di lettura, capace di arricchire e decodificare la nostra visione del mondo.

FONTE: leggo.it 


mercoledì 25 novembre 2015

Echaurren sbarca alla Gnam: la contropittura si scopre adulta

Echaurren, la mostra alla Gnam


Roma, nella Galleria nazionale d'arte moderna si ammira l'autore famoso per la sua ecletticità, dalle "miniature" degli inizi alle Decomposizioni floreali, dalla corrispondenza con Calvino e Ernst alla collaborazione con Sofri e con Lotta Continua


Dopo tanti  insulti più o meno scritti e cancellati nelle sue tele colorate, e dopo tanti "Oask?!", finalmente uno degli artisti italiani più "precoci" è arrivato in una grande istituzione, come lo è la Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea (Gnam), dove dal 20 novembre (e fino al 3 aprile 2016) si potrà visitare "Pablo Echaurren. Contropittura", a cura di Angelandreina Rorro.

Precoce perché Echaurren (classe 1951) iniziò a muoversi tra colori e carte a soli 18 anni, incoraggiato e battezzato da un critico-gallerista che di nome fa Arturo Schwarz (senza di lui non ci sarebbe stato il Dada-Surrealismo) e da un artista che di cognome fa Baruchello (classe 1924), cui il riconoscimento sta arrivando invece soltanto negli ultimi anni... Proprio quest'ultimo fu uno dei primi ad ispirare Echaurren, come si vede nella prima sezione della mostra, dal nome "Volevo fare l'entomologo", che raccoglie i "quadratini", acquerelli e smalti di piccole dimensioni.

Molto interessanti le sale delle "Decomposizioni floreali", in cui sono raccolti lavori che palesemente mostrano un cambio di registro, una tabula rasa di colori urlati e parole che lasciano spazio a raffinate carte dove sono protagoniste ombre e tinture suggerite da petali. La mostra raccoglie, in diverse sezioni,oltre 200 opere (e ricche documentazioni) dell'artista, dagli anni settanta alle grandi tele di oggi, e va oltre quei tratti di Echaurren che in tanti conoscono, come i fumetti (chi si ricorda il libro sul futurista Marinetti edito da il Grifo editore?) o la passione per il basso (l'artista "curò l'immagine" del festival Arezzo Wave per diversi anni di seguito). L'esposizione di Roma, che non è un'antologica, mette l'accento su un artista più maturo, e ha come sezione centrale quella dedicata ai disegni e collage (molti dei quali esposti per la prima volta), legati all'esperienza dei cosiddetti "Indiani metropolitani" che, in un anno denso come quello del 1977, ha visto la nascita di una reintrerpretazione di tutti i  linguaggi estetici dell'avanguardia artistica con una finalità di denuncia e protesta.

Marcel Duchamp doveva essere un artista-strumento a disposizione di tutti: l'avanguardia storica andava collettivizzata. Certamente c'entra in questo, il coinvolgimento che l'artista ebbe nel movimento di Lotta Continua, chiamato da Adriano Sofri a illustrare giornali e scritti, contribuendo a fare di quel periodo, e dell'invaso creativo e intellettuale-culturale che ne conseguiva, il fulcro di quella controcultura di cui ancora oggi, in Italia, si fatica a capire il valore. Succede il contrario all'estero, tanto che Kevin Repp, curator  Beinecke Library, della Yale University, di cui si legge un testo nel catalogo dell'esposizione, ha acquistato proprio per la celebre biblioteca documenti e opere di Echaurren. Ciò che questa mostra in alcuni casi svela e in altri casi sottolinea, è il suo essere stato un artista sempre molto calato e presente nei suoi tempi, facendo confluire nei suoi lavori (ceramica, fumetto, pittura e scrittura che siano stati) la forte presenza di attualità, di attenzione storica a quanto accadeva intorno. Quanto alla sua ecletticità di modus operandi, forse è stata proprio questa a creargli chiusure più che aperture di porte a mercati e consacrazioni, che sono del resto quei "retroscena" che lui ha sempre osservato e "denunciato" a modo suo nei suoi lavori.

Ora, nonostante tutto questo, è un gran bel segnale vedere che un artista libero da dinamiche economiche e fortemente lucido e intellettuale come il suo vissuto biografico ha sempre voluto (da non perdere in mostra gli scambi epistolari con Italo Calvino e Max Ernst), arrivi in una grande istituzione come la Gnam.

Info utili
Pablo Echaurren. Contropittura
A cura di Angelandreina Rorro
Dal  20 novembre 2015 al 3 aprile 2016
Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea
Viale delle Belle Arti 131, Roma
Ingresso per disabili: via Gramsci 71
Catalogo: Silvana Editoriale con testi di A. Rorro, A. Schwarz, G. Baruchello, K. Repp, C. Salaris.
Orari di apertura: martedì - domenica dalle 8.30 alle 19.30. Ultimo ingresso ore 18.45 Chiusa lunedì
Biglietto: 8 euro, ridotto 4 euro Prima domenica del mese ingresso gratuito

FONTE: Valentina Bernabei (repubblica.it)

martedì 24 novembre 2015

Sulle tracce degli impressionisti. 5 destinazioni per chi ama l'arte


SAINT REMY VAN GOGH

Per chi ama l’arte. Per chi da un viaggio vuol tornare arricchito. Le destinazioni in Europa per riconoscere il mondo visto attraverso i quadri dei grandi pittori – gli impressionisti per primi – non mancano. In Normandia, a Parigi, o ad Amsterdam ci sono le mete più conosciute, quelle che hanno ospitato i più grandi pittori. Basti pensare a Van Gogh e a Saint Rémy. A Saint Paul de Mausole è possibile fare una visita guidata al manicomio che ospitò il pittore: la facciata e il portone che ritroviamo nei suoi quadri esistono ancora.
Come esistono ancora i pazienti del manicomio, che tutt’oggi è ancora aperto. In Provenza i quadri degli impressionisti te li trovi davanti agli occhi: ad Aix en Provence, città natale di Cezanne, a Saint Paul de Vence meta privilegiata di artisti e intellettuali. Via dalla Provenza, in Normandia. A Giverny dove Claude Monet si trasferì con la sua compagna, Alice Hoschedé, e i loro otto bambini. Visse in una grande casa con frutteto e orto, dove si dedicò alle sue due passioni: la pittura e la botanica. Ma anche Dieppe, con Pissarro che dipingeva la chiesa di Saint-Jacques dalla sua camera all'Hotel du commerce. Il prossimo anno – dal 16 aprile al 26 settembre – torna il Festival Normandia Impressionista .
Portrait(s) impressionniste(s): il ritratto sarà il tema della terza edizione. Si potrà così scoprire che Renoir amava dipingere il viso delicato delle ragazze. Degas invece aveva una predilezione per le modiste e le lavandaie e Pissarro per le piccole contadine. Prima di allora, e prima di programmare un viaggio sulle tracce degli impressionisti meglio scegliere come prima destinazione Roma. Qui, al Vittoriano, fino al 7 febbraio, la mostra Impressionisti Tête-à-tête , un ritratto della società parigina della seconda metà dell’Ottocento, attraversata dai grandi mutamenti artistici, culturali e sociali di cui gli impressionisti furono esponenti e testimoni. Edouard Manet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Frédéric Bazille, Camille Pissarro, Paul Cézanne, Berthe Morisot, Auguste Rodin: questi, tra i tanti, gli artisti in mostra al Complesso del Vittoriano, in una rassegna di oltre sessanta opere, tra dipinti e sculture. 

FONTE: Nicoletta Moncalero (huffingtonpost.it)

lunedì 23 novembre 2015

Photolux Festival, fermo immagine tra sacro e profano

Apre oggi la Biennale di Fotografia di Lucca tra grandi autori, dibattiti, workshop ed eventi. Il fondatore: vogliamo divulgare la cultura visiva

Sacro e profano, spirito e materia, ci viviamo dentro ma è sempre difficile farci i conti fino in fondo. Il tema è nato con l’uomo e gli artisti non hanno mai smesso di rappresentarlo, ma per quelli di oggi, specie quelli che si esprimono con la fotografia, c’è un rischio in più di toccare i nervi scoperti della contemporaneità.  
Per questo le 29 mostre su «Sacro e profano» del Photolux Festival che apre oggi a Lucca (fino al 13 dicembre) faranno discutere per i linguaggi scelti, ma sono un mezzo di indagine importante per leggere la realtà in cui siamo immersi, oltre la riflessione artistica o estetica.  

«Il nostro festival nasce dalla volontà di diffondere la cultura fotografica nel nostro Paese», spiega Enrico Stefanelli, fondatore e direttore artistico del Festival, «facciamo vedere come un tema - in questo caso “Sacro e profano” - possa essere sviluppato in diversi linguaggi espressivi». Come è noto, uno di questi (una foto di Andres Serrano dell’87) è stato giudicato blasfemo o comunque offensivo della sensibilità dei cristiani e non sarà esposto. «Dell’autore però ci saranno gli altri lavori, compresi gli ultimi “Holy works”, da cui verrà fuori come si esprima sul sacro con pietà». 

Di certo il tema è delicato, urgente e merita di essere osservato, come le mostre tutte, oltre la logica della contrapposizione e dello choc.  

L’ATTUALITÀ DRAMMATICA  
Uno dei lavori più interessanti in questo senso è quello della fotografa francese France Keyser, che nella rassegna «Nous sommes français et musulmans» presenta la stessa realtà in due parti: prima e dopo Charlie Hebdo. Nel 2010 infatti aveva incontrato parigini che desideravano conciliare l’essere francesi con il credo religioso islamico e li ha fotografati, a colori, nella loro vita quotidiana. Poi, dopo la strage del 7 gennaio 2015, la fotografa è tornata dalle stesse persone e ha realizzato una nuova serie di ritratti in bianco e nero. 

Dalla Francia all’Italia, negli ultimi cinque anni Nicolò Degiorgis ha esplorato e fotografato i musulmani del Nordest nei loro luoghi di preghiera improvvisati: garage, palestre, negozi, vecchie fabbriche. «Un lavoro che ha vinto un importante premio a Arles e recensito da Martin Parr», spiega Enrico Stefanelli, che ci tiene a ricordare come questa Biennale internazionale di fotografia sia unica per il suo «mix fra reportage e arte».  

L’italiano Michele Borzoni invece ha viaggiato in Medio Oriente per tre anni, per fotografare la vita delle comunità cristiane là dove il cristianesimo è nato.  

FONTE: Sara Ricotta Voza (lastampa.it)

mercoledì 18 novembre 2015

Mattia Preti, a Roma le opere di uno dei protagonisti della scuola napoletana del Seicento

 
Mattia Preti, protagonista di una mostra romana attualmente aperta presso la Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Corsini, fu uno dei più importanti esponenti della scuola napoletana del Seicento: nato a Catanzaro e per questo detto Cavaliere Calabrese, fu fatto effettivamente Cavaliere da Papa Urbano VIII durante la sua permanenza tra il 1630 e il 1649 a Roma, in quella Roma ancora impregnata dall’impronta indelebile di Caravaggio, con cui Preti ebbe, in qualche modo, a che fare.
Si intitola infatti Mattia Preti, un giovane nella Roma dopo Caravaggio la mostra che ha come intento quello di approfondire la vicenda artistica romana del catanzarese che molto apprese dal Merisi, punto di riferimento morto vent’anni prima del suo arrivo con il quale condividerà anche l’esperienza maltese, e dai suoi seguaci.

Nel percorso espositivo sono messi per la prima volta a confronto i dipinti giovanili di Preti, come il Soldato del Museo Civico di Rende, il Sinite Parvulos e il Tributo della moneta di Brera, con il Tributo della Galleria Corsini, la Negazione di Pietro di Carcassonne, la Fuga da Troia di Palazzo Barberini, il Salomone sacrifica agli idoli, la Morte di Catone proveniente da collezione privata, e il Miracolo di San Pantaleo, probabilmente la sua prima committenza pubblica romana.

Rafforzano la narrazione una serie di opere facenti parte dell'allestimento storico della Galleria ospitante, realizzate dai pittori ai quali il Cavaliere Calabrese si ispirò: dal San Giovannino di Caravaggio, al Trionfo d'Amore di Poussin, dall'Erodiade di Vouet alla Salomé di Guido Reni, dal Presepe e l'Ecce homo di Guercino al Miracolo di Sant'Antonio di Sacchi.

La mostra, aperta fino al 18 gennaio 2016, è stata ideata da Vittorio Sgarbi e Giorgio Leone, attuale direttore della Galleria Corsini e curatore dell'esposizione, ed organizzata dal Segretariato Regionale Mibact per la Calabria e dal Segretariato Regionale Mibact per il Lazio con il finanziamento della Regione Calabria.
 
FONTE: Mariapia Bruno (ilmessaggero.it)

martedì 17 novembre 2015

Joys, cinquanta sfumature di blu

Apre il 19 novembre a Torino la mostra "Almost Blue" alla galleria Square23

Aprirà il 19 novembre a Torino, presso la galleria Square 23 Street Art Gallery, in via San Massimo 45, Almost Blue, la mostra dedicata all'artista padovano Joys, visitabile sino al 10 gennaio 2016. Come il titolo anticipa, aspettatevi una ricerca sulle forme e sul colore blu in tutte le sue declinazioni, tra linee parallele e in assonometria, per creare nuove forme e inediti incastri. 
 La sua ricerca è stata riconosciuta dagli addetti ai lavori del sistema dell'arte come inedita e assolutamente personale: i molteplici strati di livelli e linee, le forme sempre regolate da precisi riferimenti logici e geometrici e il suo maniacale studio del lettering lo hanno reso uno degli artisti più riconoscibili  e più apprezzati in Italia, muovendosi spesso tra Venezia, Roma e Milano, ma raggiungendo anche città come Amsterdam, Sarajevo, New York e Mosca.
 Joys ha iniziato la sua carriera artistica negli anni Novanta, a Padova, dove, ancora oggi vive e lavora. Come molti writer, comincia scrivendo il suo nome sul muro e focalizza la sua ricerca sul lettering, dapprima come esigenza di esistenza, poi come esigenza di evoluzione. Da anni l'artista ha esteso il suo linguaggio anche alla scultura, utilizzando materiali diversi ma mantenendo sempre uno stile unico: quello stesso stile che da quasi 20 anni lo rende inconfondibile sui muri di tutto il mondo.         
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FONTE: Salvo Cagnazzo (lastampa.it)