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martedì 24 novembre 2015

Sulle tracce degli impressionisti. 5 destinazioni per chi ama l'arte


SAINT REMY VAN GOGH

Per chi ama l’arte. Per chi da un viaggio vuol tornare arricchito. Le destinazioni in Europa per riconoscere il mondo visto attraverso i quadri dei grandi pittori – gli impressionisti per primi – non mancano. In Normandia, a Parigi, o ad Amsterdam ci sono le mete più conosciute, quelle che hanno ospitato i più grandi pittori. Basti pensare a Van Gogh e a Saint Rémy. A Saint Paul de Mausole è possibile fare una visita guidata al manicomio che ospitò il pittore: la facciata e il portone che ritroviamo nei suoi quadri esistono ancora.
Come esistono ancora i pazienti del manicomio, che tutt’oggi è ancora aperto. In Provenza i quadri degli impressionisti te li trovi davanti agli occhi: ad Aix en Provence, città natale di Cezanne, a Saint Paul de Vence meta privilegiata di artisti e intellettuali. Via dalla Provenza, in Normandia. A Giverny dove Claude Monet si trasferì con la sua compagna, Alice Hoschedé, e i loro otto bambini. Visse in una grande casa con frutteto e orto, dove si dedicò alle sue due passioni: la pittura e la botanica. Ma anche Dieppe, con Pissarro che dipingeva la chiesa di Saint-Jacques dalla sua camera all'Hotel du commerce. Il prossimo anno – dal 16 aprile al 26 settembre – torna il Festival Normandia Impressionista .
Portrait(s) impressionniste(s): il ritratto sarà il tema della terza edizione. Si potrà così scoprire che Renoir amava dipingere il viso delicato delle ragazze. Degas invece aveva una predilezione per le modiste e le lavandaie e Pissarro per le piccole contadine. Prima di allora, e prima di programmare un viaggio sulle tracce degli impressionisti meglio scegliere come prima destinazione Roma. Qui, al Vittoriano, fino al 7 febbraio, la mostra Impressionisti Tête-à-tête , un ritratto della società parigina della seconda metà dell’Ottocento, attraversata dai grandi mutamenti artistici, culturali e sociali di cui gli impressionisti furono esponenti e testimoni. Edouard Manet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Frédéric Bazille, Camille Pissarro, Paul Cézanne, Berthe Morisot, Auguste Rodin: questi, tra i tanti, gli artisti in mostra al Complesso del Vittoriano, in una rassegna di oltre sessanta opere, tra dipinti e sculture. 

FONTE: Nicoletta Moncalero (huffingtonpost.it)

domenica 8 novembre 2015

Impressionismo, russi, design italiano. Un secolo in tre mostre per l'inizio del Giubileo

Da  Picasso al realismo sovietico: tre grandi mostre al Palazzo delle Esposizioni


Roma. Grandi eventi in contemporanea nel Palazzo delle Esposizioni di Roma. Ci sono i capolavori della Phillips Collection di Washington, da Manet a Cézanne a Van Gogh. E la "Russia on the road" dei primi anni sovietici. Infine, i maesti nostrani di inizio Novecento, che crearono veri e propri capolavori di "arte applicata" partendo dal Liberty


Capolavori impressionisti, design liberty, arte sovietica. Il 2015 chiude con un grande rilancio per il romano Palazzo delle Esposizioni. Dopo voci di laboratori in chiusura e precariato di personale, l'attività del celebre luogo espositivo romano prosegue con tre mostre di carattere davvero internazionale, "cercato e voluto anche per dare il benvenuto ai primi mesi che accoglieranno nella Capitale il giubileo" come ha ricordato l'assessore alla cultura di Roma Giovanna Marinelli. Quest'ultima, a proposito delle nuove esposizioni, ha dichiarato di voler "rafforzare l'offerta per il numero di turisti in crescita, affiancando alla scelta tradizionale, ossia quella del percorso abituale che tocca Colosseo, Musei Capitolini e Vaticani, anche un'offerta per pubblici diversi, che ora possono scegliere di ammirare anche tutta l'arte del Novecento"..

La mostra dal titolo "Impressionisti e Moderni. Capolavori alla Phillips Collection di Washington", fino al 14 febbraio 2016, espone sessantadue dipinti provenienti dal museo americano di arte moderna. Uno spazio nato per volere del suo fondatore Duncan Phillips,  ad inizio degli anni Venti del secolo scorso, con le intenzioni di creare "un museo intimo e raccolto, ma anche sede di sperimentazioni". Oggi vanta una delle più grandi collezioni mondiali, di cui nella mostra romana se ne possono ammirare una ricca parte grazie all'esposizione che, concentrata sulla pittura europea e americana, è allestita cronologicamente, con un ordine di suddivisione in sezioni che corrispondono alle correnti culturali che hanno attraversato l'Ottocento e il Novecento fino al secondo dopoguerra unendo artisti di diverse nazionalità. Si parte dall'inizio del XIX secolo con la pittura europea di Goya e Ingres, fino a Courbet e Manet, fatti dialogare con Cézanne, Degas, Van Gogh e altri. Ma le tele esposte sono davvero firmate da nomi internazionali e famosi: da Bonnard a Kandinskij, passando per Matisse, Modigliani, Picasso, Soutine e Rothko.

L'altra mostra è quella organizzata dall'Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con l'Istituto dell'Arte Realista Russa di Mosca, che raccoglie una sessantina di dipinti provenienti dalle collezioni dell'Istituto e dai principali musei russi, visitabile fino al 15 dicembre 2015. Si intitola "Russia on the road (1920-1990)" ma, a ben guardare i dipinti, si sarebbe potuta intitolare anche "Russia on the Sky" a giudicare dalla considerevole quantità dei soggetti che ritraggono, aerei, aviazioni, aeroplani e skyline. Ad ogni modo, la mostra, prende in esame quasi un secolo di storia dell'arte russa, e il soggetto rimane sempre quello della novità accolta con entusiasmo, nei confronti dei nuovi mezzi di trasporto, simbolo di progresso che diventano protagonisti tanto quanto lo erano prima i paesaggi naturali. Così treni, navi, automobili, autostrade, ferrovie, porti, riempiono le sale di questa mostra. Si segnala, a questo proposito il dipinto di Yuri Pimenov  (1903- 1977) "La Nuova Mosca" realizzato nel 1937 ritraendo di spalla una ragazza che guida una Gaz-A, la prima automobile sovietica prodotta a partire dal 1932, su modello di una Ford (la Phaeton). Se da un lato è visibile, in sottofondo, un'idea di idealismo e propaganda, non mancano lavori più intimi e poetici, basti pesare ad alcuni capolavori del celebre Aleksandr Deineka (1899- 1969), a cui il Palazzo delle Esposizioni aveva in passato dedicato una personale. In questa mostra sono raccolti diversi suoi pezzi che testimoniano tanto la sua passione per l'aviazione quanto la sua sensibilità alla letteratura. Un esempio ne è l'olio sul tela realizzato nel 1955, in cui è raffigurato un vagone di treno pieno di giovani sorridenti che leggono: il dipinto si intitola "Le poesie di Majakovskij". Quest'ultimo è stato più volte un punto di riferimento per l'artista russo. Deineka, infatti, ha dedicato diversi suoi lavori al poeta, a cominciare da "Marcia di Sinistra", titolo che riprende fedelmente il nome di un poema di Majakovskij che, nel 1941, venne anche ritratto "al Rosta", quadro conservato al museo letterario nazionale.

Bisogna salire le scale del secondo piano di Palazzo delle Esposizioni per trovarsi immersi nel tripudio del design, con una mostra organizzata dall'Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con il Musée d'Orsay di Parigi. L'esposizione "Una dolce vita? Dal Liberty al  design italiano. 1900-1940" (fino al 17 gennaio 2016) è un elogio alle qualità artigiane di artisti, ceramisti e maestri vetrai che, con le loro manifatture, hanno creato le origini di quello che è il design moderno, esplorato con un percorso cronologico che espone cento opere, in dialogo continuo tra arti decorative e arti plastiche. L'inizio del Novecento è caratterizzato dall'affermazione dell'Art Nouveau, noto in Italia come "stile Liberty" o "floreale". Si segnala l'originalità di ebanisti come Carlo Bugatti, accanto a opere futuriste, oltre la Metafisica di De Chirico e all Realismo magico di Felice Casorati, la bellezza della mostra è più per le notevoli ceramiche di Giò Ponti, le prime creazioni in vetro di Carlo Scarpa, le poltrone di Franco Albini, le creazioni di Murano innovative e splendenti come si vede nel grande pannello di Vittorio Zecchin.

FONTE: Valentina Bernabei (repubblica.it)

mercoledì 12 settembre 2012

Renoir, le donne e la bellezza Pavia celebra la "joie de vivre"



Alle Scuderie del Castello Visconteo una mostra racconta la lunga carriera del pittore francese, uno dei padri-fondatori dell'impressionismo. Tra dipinti, pastelli e disegni, si ripercorre un'arte devota all'essere umano


"Per me un quadro deve essere una cosa piacevole, allegra e bella, sì bella! Ci sono già troppe cose spiacevoli nella vita che non è il caso di crearne anche delle altre". Un pamphlet da autentico pittore della "joie de vivre", queste famose parole di Pierre-Auguste Renoir (1841-1919), che restituiscono con affetto la sua concezione dell'arte. Fu universalmente uno dei più raffinati e tecnicamente audaci artisti impressionisti, ma non solo quello, non solo protagonista di un unico stile e corrente. Eppure, in sessant'anni di carriera e oltre cinquemila tele realizzate, l'equivalente dell'intera produzione di Manet, Cézanne e Degas messa insieme  -  il numero di dipinti più importante mai realizzato prima di Picasso  -  il principio guida rimase sempre quello di esprimere un senso profondo di "felicità" della scena. Anche perché nei suoi quadri non vengono mai raffigurate né la bruttezza, né la vecchiaia né la tristezza.

Un'idea che vuole raccontare la mostra "Renoir. La vie en peinture", in scena dal 15 settembre al 16 dicembre nelle le Scuderie del Castello Visconteo, curata da Philippe Cros, promossa dal Comune di Pavia in collaborazione con la Provincia di Pavia, prodotta e organizzata da Alef  -  cultural 
project management. Protagonista, una selezione di dipinti, pastelli e disegni dell'artista, alcuni dei quali esposti per la prima volta in Italia, provenienti da importanti musei come la National Gallery of Art di Washington, il Columbus Museum of Art (Ohio), il Centre Pompidou di Parigi e il Palais des Beaux Arts di Lille. Opere che puntellano il lungo percorso di artista di Renoir, che sbarcava a Parigi all'età di quattro anni (era figlio di un sarto di Limoges), tredicenne entrava a bottega come decoratore di porcellane, ventunenne accedeva all'École des Beaux-Arts sotto la lezione di Charles Gleyre, e stringeva amicizia con Sisley, Bazille e Monet. 

Una carriera memorabile che iniziava proprio dalla folgorazione che nel 1863 al Salon des Refusés provò davanti a "Le déjeuner sur l'herbe (Colazione sull'erba)" di Manet, "entusiasmandosi di fronte ai colori, di una freschezza fino ad allora sconosciuta, e alla modernità del soggetto", dice Cros. Dal 1864, infatti, quando Gleyre abbandonò l'attività, Renoir e il gruppo dei futuri impressionisti lasciarono l'istituzione dell'atelier e si trasferirono a dipingere nella foresta di Fontainebleau, sulle orme dei pittori di Barbizon. Nasceva la pittura en plein air, all'aperto, quando scoprirono per la prima volta la ricchezza delle "ombre colorate", come racconta Cros: "Fu d'altro canto Pierre-Auguste ad affermare: Una mattina, avendo uno di noi finito il nero, utilizzò il blu: era nato l'impressionismo". 

Da questo esordio prende le mosse la mostra che inanella tutte le caratteristiche dell'arte di Renoir: "Ciò che distingue Renoir dagli altri pittori del gruppo  -  avverte Cros  -  è indubbiamente il posto centrale che egli riserva all'individuo in quanto soggetto a sé stante, mentre per gli altri impressionisti, essendo il paesaggio il soggetto principale, la figura umana spesso non è che incidentale, e solitamente appare come nota di colore. Per il nostro artista, invece, l'essere umano è il protagonista del quadro". Lo evidenziano opere come "Jeune femme au chapeau noir", "Madame Henriot en costume" che raffigura una delle modelle preferite dall'artista, o Portrait de Claude Monet, l'omaggio all'amico collega, tutti giocati sull'insuperata genialità di micro tocchi di colore giustapposti che costruiscono l'effetto vibrante e impalpabile ai volti delle sue figure. 

Ma si vedono in mostra anche paesaggi, seppur sempre abitati da figure umane, come nell'impressionista "Picking Flowers" dove l'artista riesce ad evocare a colpi di pennello l'atmosfera polveroso dell'afa estiva. Per poi saltare a "Les collettes" (1908) uno scorcio della campagna che circonda la casa colonica a Cagne-sur-Mer che il pittore acquistò nel 1907. Qui, ormai, l'impressionismo è un ricordo: Renoir lavora ormai sulla separazione sistematica dei toni di colore, che comunque dona alla scena un suo "moto" naturale, un movimento proprio, una instabilità luminosa. E non mancano le sue nature morte, all'insegna di una sperimentazione di forme e colori, come "atura morta con mele" (1905) e "Roses", dipinto da Renoir nel 1915 in occasione della morte della moglie: "un mazzo di rose per dimenticare il dolore".

Notizie utili - "Renoir.  La vie en peinture ", dal 15 settembre al 16 dicembre 2012, Scuderie del Castello Visconteo di Pavia, Viale XI febbraio, 35 Pavia
Orari: dal lunedì al venerdì: 10-13, 15-19, giovedì: 10-13, 15-21, sabato, domenica e festivi: 10-13, 14-19
Ingresso: intero: 10 euro, ridotto: 8,50 euro 
Informazioni: www.scuderiepavia.com, tel.  02 45496874
Catalogo: Silvana Editoriale

FONTE: Laura Larcan (repubblica.it)