venerdì 27 febbraio 2015
Murano. Il museo del vetro riapre e raddoppia
"Davanti a Santa Maria degli Angeli, le donne muranesi sedute in su le
porte infilavano le conterie" scriveva Gabriele D'Annunzio nel secolo
scorso. Oggi, quelle "conterie", termine usato per indicare perle e
perline, diventano il nucleo del nuovo Museo del Vetro di Murano. Dopo
la chiusura temporanea, avvenuta lo scorso dicembre per permettere i
lavori a Palazzo Giustinian (dove il museo esiste dal 1861), riapre al
pubblico il 9 febbraio, nella stessa storica sede ma con un aspetto
totalmente nuovo, a partire dal raddoppiamento degli spazi espositivi,
grazie al recupero proprio delle cosidette "ex Conterie". Il restyling,
curato da Chiara Squarcina su progetto museografico di Gabriella Belli,
direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia e con allestimento di
Daniela Ferretti, è stato realizzato grazie al cofinanziamento del
Fondo di Sviluppo Regionale dell'Unione europea assegnato dalla Regione
Veneto, e al sostegno del Comune di Venezia.
Etichette:
Arte e cultura,
Eventi,
Palazzo Giustinian
martedì 24 febbraio 2015
Musica e arti visive oltre l’abisso: a Firenze una mostra ispirata all’Orestea
Fino al 6 marzo «Ultra limen/Danzando sull’orlo dell’abisso»
Dal progetto musicale della band Tribuna Ludu intitolato Le Furie ed ispirato alla trilogia di Eschilo nota come Orestea, nasce l’idea della mostra «Ultra limen/Danzando sull’orlo dell’abisso» che intercetta il significato di questa iniziativa e ne offre un’interpretazione attraverso le opere pittoriche e fotografiche di sei giovani artisti: Denise Calabri, Stefano Cerioli, Luca Masselli, Liliana Occhipinti, Simone Pieraccioni e Paola Spadola.
Come si legge nel progetto dei Tribuna Ludu, l’Orestea testimonia il conflitto interiore generato dall’incompatibilità fra le pulsioni dell’Es e l’apparato regolatore del Super-Ego. Il risultato di questo conflitto è un percorso accidentato, volto al superamento dei propri limiti interni ed è in tale contesto che la rivolta contro sé stessi sembra l’unica via per superare i cancelli dell’Erebo e giungere finalmente ad una riconciliazione.
Quello che i giovani musicisti fiorentini esprimono attraverso sonorità che spaziano da spunti avant-rock ed industrial al big beat e all’heavy metal degli anni Novanta, corrisponde, sul piano delle arti visive, ad un’interpretazione altrettanto efficace dell’eterna lotta tra essenza e apparenza, interiorità ed esteriorità, conformismo e autonomia di pensiero.
Si va da una figurazione incentrata sull’espressività del volto umano (ritratto o autoritratto) inteso come ultimo baluardo di un concetto d’identità che l’era del virtuale ha reso sempre più precario e instabile, ad una scomposizione dell’unità corpo - anima ottenuta attraverso la moltiplicazione dei piani visivi o la convivenza, all’interno dell’opera, di elementi incongruenti e apparentemente disconnessi tra loro.
Si prosegue con un’intonazione gotico - dark del racconto pittorico, tale da evocare il senso del magico e del mistero che si cela dietro il superamento dei propri confini interiori, e si arriva alla perdita di nitidezza dell’immagine come occasione per rivelare le verità che si nascondono dietro la patina dell’apparenza.
La mostra presso Simultanea Spazi d’Arte a Firenze sarà visitabile fino al 6 marzo.
FONTE: lastampa.it
lunedì 23 febbraio 2015
Il Principe dei Sogni al Palazzo del Quirinale
I 20 arazzi cinquecenteschi commissionati da Cosimo I de’ Medici a Pontormo e Bronzino sono in mostra a Roma fino al 12 aprile, poi a Milano
Da 150 anni nessuno li aveva più visti insieme. Colpa dei Savoia, che avevano smembrato la collezione per portare con loro, a Roma, la parte che ritenevano essere più bella. Senza pensare che quei venti arazzi rinascimentali, raffiguranti la storia di Giuseppe venduto schiavo in Egitto, rappresentano un’unica narrazione di colori e di ori - e che il loro luogo naturale era Palazzo Vecchio, per il quale erano stati pensati e realizzati su ordine di Cosimo I de’ Medici, Granduca di Toscana.
Oggi sono stati radunati in uno dei saloni più belli e importanti del Quirinale, il Salone dei Corazzieri, e vi resteranno fino ad aprile prima di prendere la strada di Milano, dove saranno al centro di uno degli eventi culturali portanti dell’Expò.
Gli arazzi sono stati oggetto di un complesso e pluridecennale restauro presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e il Laboratorio Arazzi del Quirinale. La loro storia parte con la commissione da parte di Cosimo I de’ Medici tra il 1545 e il 1553.
I disegni preparatori furono affidati ai maggiori artisti del tempo, primo fra tutti Pontormo. Ma le prove predisposte da quest’ultimo non piacquero a Cosimo I, che decise di rivolgersi ad Agnolo Bronzino, allievo di Pontormo e già pittore di corte, e a cui si deve parte dell’impianto narrativo della serie. Tessuti alla metà del XVI secolo nella manifattura granducale, tra le prime istituite in Italia, furono realizzati dai maestri arazzieri fiamminghi Jan Rost e Nicolas Karcher sui cartoni forniti da Agnolo Bronzino, Jacopo Pontormo e Francesco Salviati.
Cosimo de’ Medici nutriva una particolare predilezione per la figura di Giuseppe, nelle cui fortune vedeva rispecchiate le alterne vicende dinastiche medicee: Giuseppe, figlio prediletto di Giacobbe, tradito e venduto come schiavo dai fratelli, fatto prigioniero in Egitto, riesce comunque, grazie alle sue rare doti intellettuali, a sfuggire alle avversità, a perseguire una brillante carriera politica e a raggiungere posizioni di potere. Abile parlatore, consigliere e interprete dei sogni del Faraone, mette in salvo un’intera popolazione dalla carestia e, infine, dà prova di clemenza e magnanimità, perdonando i fratelli che lo avevano tradito.
Infine, una necessaria comunicazione di servizio: i visitatori possono accedere alla mostra con ingresso gratuito e senza bisogno di prenotazione nei giorni feriali da martedì a sabato dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.30 alle ore 18.30. L’orario di apertura domenicale è dalle ore 8.30 alle ore 12.00 in concomitanza e con le disposizioni dell’apertura al pubblico delle sale di rappresentanza. La mostra rimane chiusa tutti i lunedì, venerdì 6 e sabato 7 marzo, domenica 5 aprile ed eventualmente in occasioni di impegni istituzionali in programma al Quirinale di cui sarà data immediata comunicazione.
FONTE: lastampa.it
Etichette:
Arte e cultura,
Palazzo del Quirinale,
Pittura
domenica 1 febbraio 2015
L’arte di Odeith: i murales prendono vita
L'artista portoghese abbatte i confini 3D, rendendo i suoi murales quasi vivi, grazie alla tecnica dell’anamorfismo…
Una miscela di arti, stili e colori per un cocktail esplosivo, dal retrogusto tridimensionale. Come un bambino che gioca con tutto ciò che gli capita sottomano conferendo nuove vite, l’artista portoghese Odeith vuole rendere reale i suoi sogni e passioni.
Inizialmente attratto dai tatuaggi, ha aperto un negozio nel 1999 e per 10 anni ha sperimentato le tante possibilità di incisione su pelle sui clienti di Benfica, nei pressi di Lisbona. Ma l'arte di strada continuava ad attrarlo, sino a diventare un artista di murales a tempo pieno.
A Odeith, 38 anni, piace giocare con gli effetti di prospettiva e l’ombreggiatura, permettendo alle sue creazioni una sorta di realismo, quasi tridimensionale. La sua specialità è il murales anamorfico, che deriva da quel processo artistico che consente di creare un'illusione ottica, una sensazione di 3D, comprensibile soltanto da una prospettiva specifica.
Questa tecnica, approfondita e studiata anche da Leonardo da Vinci, ora è molto popolare in street art e l'arte contemporanea. Per fare un esempio famoso nella storia dell’arte, nella parte inferiore del dipinto Gli ambasciatori di Hans Holbein il Giovane è visibile una strana immagine i cui contorni non si definiscono fin quando non si osserva dal giunto punto di vista. Solo allora si comprende che si tratta di un teschio anamorfizzato.
Il risultato delle opere di Odeith è eccellente, e basta vedere l’immagine che vi proponiamo per comprenderne parte (dal vivo è ovviamente meglio) di questa potenza. L’opera d’arte sembra uscire dalla parete, sembra dotata di vita propria, e fluttua nell’aria, come una magia. Un abilissimo gioco di luci ed ombre, di linee e texture. Basta spostarsi un po’, infatti, perché l’incantesimo perda il suo effetto. Ma non la sua bellezza.
Inizialmente attratto dai tatuaggi, ha aperto un negozio nel 1999 e per 10 anni ha sperimentato le tante possibilità di incisione su pelle sui clienti di Benfica, nei pressi di Lisbona. Ma l'arte di strada continuava ad attrarlo, sino a diventare un artista di murales a tempo pieno.
A Odeith, 38 anni, piace giocare con gli effetti di prospettiva e l’ombreggiatura, permettendo alle sue creazioni una sorta di realismo, quasi tridimensionale. La sua specialità è il murales anamorfico, che deriva da quel processo artistico che consente di creare un'illusione ottica, una sensazione di 3D, comprensibile soltanto da una prospettiva specifica.
Questa tecnica, approfondita e studiata anche da Leonardo da Vinci, ora è molto popolare in street art e l'arte contemporanea. Per fare un esempio famoso nella storia dell’arte, nella parte inferiore del dipinto Gli ambasciatori di Hans Holbein il Giovane è visibile una strana immagine i cui contorni non si definiscono fin quando non si osserva dal giunto punto di vista. Solo allora si comprende che si tratta di un teschio anamorfizzato.
Il risultato delle opere di Odeith è eccellente, e basta vedere l’immagine che vi proponiamo per comprenderne parte (dal vivo è ovviamente meglio) di questa potenza. L’opera d’arte sembra uscire dalla parete, sembra dotata di vita propria, e fluttua nell’aria, come una magia. Un abilissimo gioco di luci ed ombre, di linee e texture. Basta spostarsi un po’, infatti, perché l’incantesimo perda il suo effetto. Ma non la sua bellezza.
FONTE: FRANCESCO SALVATORE CAGNAZZO (NEXTA)
domenica 25 gennaio 2015
Pizzi Cannella, prima personale in terra d’Irpinia
Ad Avellino l’artista presenta oltre venti opere, tra sculture e carte
Dal 19 gennaio al 9 febbraio 2015 l’Irpinia torna a parlare di arte contemporanea con la mostra «Pizzi Cannella. La Fontana Ferma - Fusioni in bronzo 1987 – 2013», la prima personale dell’artista romano in terra irpina. L’adesione dell’artista, uno dei maggiori tra i contemporanei italiani, si affianca alla partecipazione al progetto “Irpinia: un sistema fra cultura e memoria” di importanti personalità del panorama culturale italiano, da Ettore Scola a Gianni Fiorito, da Toni Servillo a Paolo Sorrentino, da Moni Ovadia a Andres Neumann a Fabrizio Gifuni.
Pensata appositamente per le stanze del Complesso Monumentale Carcere Borbonico di Avellino, il principale polo museale della provincia avellinese, la mostra presenta oltre venti opere, tra sculture e carte. In questa occasione, Piero Pizzi Cannella svela alcuni dei suoi lavori più intimi: l’artista ha più volte intrecciato alla sua attività pittorica quella scultorea dando vita, con quest’ultima, a piccoli oggetti preziosi e segreti.
Nucleo della mostra è l’installazione La Fontana Ferma, composta da quattro grandi anfore all’interno delle quali è previsto un sistema di irrigazione che consente un gioco specchiante di acqua sempre a filo con la bocca dei vasi. Attorno ad essa, ruotano 14 sculture inedite, realizzate nell’arco di quasi 30 anni: i Gioielli, le Conchiglie, i Fiori secchi e le Lucertole che lo stesso artista definisce i suoi “personaggi immaginari”, sempre presenti nelle sue tele, compaiono qui per la prima volta sotto forma di scultura.
Alle sculture, si aggiungono alcune grandi carte che approfondiscono la tematica dei vasi e delle anfore. La prima scultura in creta realizzata dall’artista risale al 1978; ad essa, nel corso dei decenni, si sono aggiunte numerose piccole opere, alcune delle quali raggruppate in questa mostra per la prima volta.
FONTE: lastampa.it
Etichette:
Arte e cultura,
Eventi,
Mostre
domenica 11 gennaio 2015
La grande arte al cinema
Fra gennaio e giugno 2015, sette visite virtuali a musei e mostre
Dall’8 gennaio 2015 presso Spazio Oberdan Milano, Fondazione Cineteca Italiana presenta La grande arte al cinema, rassegna dedicata ai più importanti musei del mondo e alle mostre più attese della stagione, raccontati dalla settima arte.
Prenderanno vita al cinema, fra gennaio e giugno 2015, sette visite esclusive: L’Hermitage di San Pietroburgo, i Musei Vaticani in 3D, Matisse, Vermeer, Rembrandt, Van Gogh e gli Impressionisti. Una serie di appuntamenti dedicati alla grande arte al cinema, l’iniziativa che da due stagioni ha portato decine di capolavori della storia dell’arte e degli straordinari luoghi che le ospitano in più di 1.000 sale cinematografiche di tutto il mondo, riscuotendo un incredibile successo.
Si tratta di film realizzati da grandi produzioni internazionali che, grazie anche alla tecnologia digitale, conducono gli spettatori alla scoperta di artisti, dipinti e spazi museali d’eccezione, permettendogli di osservare quadri e sculture nel dettaglio, guidati da esperti assolutamente fuori dal comune.
Osservare quadri e sculture nel dettaglio, ascoltare il racconto degli organizzatori, entrare nelle segrete stanze e negli spazi in genere inaccessibili che hanno visto la mostra prendere forma: un’occasione unica per tutti gli appassionati d’arte, di viaggi e di cultura alla scoperta di storie che segnano il nostro modo di essere e di vivere.
FONTE: lastampa.it
Etichette:
Arte e cultura,
Visite virtuali
giovedì 1 gennaio 2015
Il Novecento italiano in mostra a San Gimignano
Fino al 30 agosto, i più importanti pittori del secolo scorso in «`900. Una donazione»
Tredici opere di rilevante valore di dodici tra i più importanti
esponenti della pittura italiana del secolo scorso in mostra a San
Gimignano fino al 30 agosto. È «`900. Una donazione» l’esposizione
allestita alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Raffaele De Grada
e che documenta una preziosa collezione di opere d’arte di celebri
artisti, Valerio Adami, Massimo Campigli, Carlo Carrà, Felice Casorati,
Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis, Renato Guttuso, Mario Mafai, Ennio
Morlotti, Fausto Pirandello, Mario Sironi, Ardengo Soffici, che
testimonia in particolar modo il gusto collezionistico medio-alto
borghese fra anni Sessanta e Ottanta.
La collezione si deve alla sensibilità e al gusto del suo
appassionato donatore Gianfranco Pacchiani, scrittore fiorentino vissuto
a Roma. La donazione è avvenuta su ideazione del raffinato storico
dell’arte Gabriele Borghini, sangimignanese a lungo vissuto a Roma e già
Soprintendente ai beni storici e artistici per le Province di Siena e
Grosseto, alla memoria del quale, non a caso, i coniugi Pacchiani hanno
voluto dedicare la donazione familiare complessiva.
Buona parte delle opere, di cui un gruppo risale agli anni ´30, un
secondo agli anni ’50, per concludersi con un dipinto di Valerio Adami
del 1979, eseguito a New York al tempo del suo stretto dialogo con la
Pop Art americana, provengono dalla celebre Galleria romana di Giuseppe
Zanini, abile caricaturista, amico di Federico Fellini e di molti tra i
massimi artisti italiani del periodo.
La mostra voluta dal Comune di San Gimignano è inserita nei percorsi
turistici di «Toscana verso Expo 2015» con l’organizzazione di Opera -
Civita Group.
Informazioni
Tel. 0577/286300
Etichette:
Arte e cultura,
Novecento italiano,
Pittura
Iscriviti a:
Post (Atom)


