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lunedì 25 aprile 2016

Fuori Salone 2016: Caviar – Venini for Buccellati


Quando due eccellenze nel loro settore, come Buccellati e Venini, si incontrano, il risultato non può che essere stupefacente. E lo dimostrano i vasi, le ciotole e i bicchieri, frutto della loro collaborazione, che verranno presentati in occasione del Salone del Mobile di Milano. E così, la storica linea d’argento Caviar di Buccellati diventa una capsule collection in cui la speciale maestria nella lavorazione del vetro di uno si fonde con l’arte argentiera dell’altro. I vetri sono soffiati e all’interno custodiscono un prezioso foglio d’argento che, durante il processo di soffiatura, esplode in frammenti, ottenendo così una decorazione casuale sulla superficie trasparente. Lo stile Caviar? Si riconosce dall’argento martellato che diventa la base di ciotole, vasi e bicchieri della nuova capsule “Caviar-Venini per Buccellati”, una collezione che mostra in tutta la sua sinergia di stili e in tutta la sua autentica bellezza il saper fare italiano.

FONTE: bookmoda.com







mercoledì 15 aprile 2015

La Capitale celebra la Meraviglia del suo Barocco

La Capitale celebra la Meraviglia del suo Barocco

Dalla sede della Fondazione Roma, Palazzo Cipolla, una mostra sullo stile del Seicento, che coinvolge tutta la città

Santi e medaglie, progetti di chiese e dipinti su tela: il barocco, a Roma, ha vissuto uno dei suoi periodi migliori per tutto il '600. Quello splendore (fino alla scomparsa del Bernini) è "raccontato" ora dalla mostra: "Barocco a Roma. La meraviglia delle arti", in corso dal 1 aprile al 26 luglio 2015, nella sede di Fondazione Roma Museo Palazzo Cipolla. Duecento opere che raccolgono gli artisti più rappresentativi del movimento storico culturale arrivato dopo il Rinascimento, a cominciare da nomi come Annibale Carracci, Pieter Paul Rubens, Domenico Zampieri (detto Domenichino), Giovanni Lanfranco, Guido Reni, Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini, Pietro da Cortona.
La prima opera che si può ammirare, nell'allestimento di Palazzo Cipolla, è "Santa Margherita", un olio su tela del 1599 dipinto da Annibale Carracci e genericamente conservato presso la Chiesa di Santa Caterina della Rosa ai Funari, a Roma. È una raffigurazione che ci racconta del rapporto col divino, aspetto a cui il barocco ha guardato con maggiore attenzione rispetto alle epoche precedenti. Molti i prestiti da musei internazionali, dall'Albertina Museum di Vienna (tra cui opere di Borromini) all'Ermitage di San Pietroburgo (principalmente bozzetti): tutti pezzi che ci raccontano quanto sia stata centrale la città di Roma nella nascita e diffusione del barocco. Il percorso espositivo è composto da quattro sezioni: "Le radici del Barocco", "L'estetica barocca sotto Urbano";  la "Teatralità e scenografia nell'arte della metà del secolo" e, infine, "Il paesaggio e il grande spettacolo della natura".

Più che di semplice esposizione però sarebbe meglio parlare di operazione culturale, perché oltre alla mostra in corso a Palazzo Cipolla, curata da Mariagrazia Bernardini e Marco Bussagli, sono previsti tanti eventi "satellite" che andranno avanti nelle prossime settimane in diversi luoghi barocchi della città, sedi di solito non aperte al pubblico, come, ad esempio il Complesso di Sant'Ivo alla Sapienza (coinvolto in un percorso tematico da fine aprile ) e la "Sala Borromini", nell'Oratorio dei Filippini.

Il calendario degli appuntamenti paralleli comincia con una mostra contemporanea a quella di Palazzo Cipolla: "Feste barocche" al Museo di Roma Palazzo Braschi, con olii e incisioni seicentesche che narrano il gusto per la festa del periodo barocco. Si prosegue, dal 15 aprile, con una mostra di approfondimento nel Palazzo Chigi di Ariccia. Ad essere coinvolte anche la Galleria Nazionale di Arte Antica in Palazzo Barberini; l'Archivio di Stato di Roma; la Galleria Doria Pamphilij; Palazzo Colonna; i Musei Vaticani. In programma, infine, anche diversi convegni e concerti.

Informazioni utili
Roma, Fondazione Roma Museo  -  Palazzo Cipolla, via del Corso, 320
1 aprile  -  26 luglio 2015
Orari lunedì ore 15.00 - 20.00 dal martedì al giovedì e domenica ore 10.00 - 20.00
venerdì e sabato 10.00 - 21.30 La biglietteria chiude un'ora prima
Biglietti: intero 13 euro, ridotto 10 euro

FONTE: Valentina Bernabei (repubblica.it)

lunedì 28 aprile 2014

Dall'autoritratto al selfie: un libro su come si è perpetuato il mito di Narciso



Cosa ne è stato dell’autoritratto nel mondo della “riproducibilità tecnica”? Un’esplosione di selfie, inviati su scala globale attraverso i social network. 
La parola, da poco entrata nel dizionario Oxford dell’inglese parlato, è diventata di uso comune grazie alla grande diffusione delle macchine compatte digitali, e degli smartphone dotati di sensore adeguato. A volte il termine viene usato anche a sproposito. In un sito di fotografie online, a corredo di una galleria di ritratti di uomini illustri del Cinquecento, compariva la seguente didascalia: «I musei sono pieni di selfie del Rinascimento». Ma come si è arrivati a questa vera e propria ossessione per l’autoscatto (più o meno artistico), e l’autoritratto in generale? Da dove nasce la mania, tutta moderna, del mito di Narciso, innamorato della propria effigie?

IL SAGGIO
Un libro appena pubblicato, L’autoritratto - una storia culturale (Einaudi, 288 pagine, 28 euro) cerca di rispondere a questa domanda, mostrando come, attraverso i secoli, l’uomo, e gli artisti in particolare, abbiano cercato di raffigurare se stessi, dai primi scriba che fanno capolino nelle pergamene delle miniature medioevali, fino al boom del Rinascimento e all’esordio della fotografia e della scultura auto-referenziale. L’autore, il critico e storico dell’arte britannico James Hall, non usa mai la parola fatidicaselfie, ma utilizza il self-portrait come grimaldello per capire il fenomeno, per comprendere come siamo arrivati a questo punto. Un uomo allo specchio, presumibilmente l’autore, appare per la prima volta, con tutta la sua potenza espressiva, ne I coniugi Arnolfini, del pittore fiammingo Jan van Eyck, e nello stupefacente Uomo col turbante, che a metà del Quattrocento può ben dirsi il primo cultore dell’autoritratto. Ma è proprio lo specchio, e la sua diffusione nel mondo, che scatena la moda di ritrarre la propria immagine, e di utilizzarla come mezzo di promozione personale, così come oggi si mette la nostra foto meglio riuscita nella home page del social network preferito. Lorenzo Ghiberti compare con un altro turbante in una delle porte settentrionali del Battistero di Firenze, dove è possibile vederlo ancora oggi. Ma è il Rinascimento che consente l’esplosione del fenomeno, e l’ascesa di un nuovo tipo di artista, eroico e sensuale. Albrecht Dürer ritrae se stesso da bambino, in età giovanile e matura, esibendo una capigliatura fluente e articolata, in pose simili a quelle di un moderno Jesus Christ Superstar.

CARICATURE
Ben più severo (ma non per questo meno ironico) era il divino Michelangelo Buonarroti, autore di un autoritratto caricaturale abbozzato a corredo di un sonetto sulla pergamena che, come Giorgione, prende gusto a identificarsi con il giovane e mitico Davide. Il che, scrive Hall, «suggerisce una concezione dell’arte nuova, più iconoclastica, dove il giovane abbatte il vecchio e dove il genio è innato più che appreso». Celebre è l’autoritratto di Raffaello, vanto degli Uffizi. E desta ancor oggi stupore quello del Pamigianino, dipinto come se fosse stato copiato da uno specchio convesso, del tipo di quelli utilizzati da tante dame e pittori. Desta ammirazione anche l’autoritratto in miniatura di Sofonisba Anguissola, dipinto su un medaglione, che reca le stilizzate iniziali del nome del padre; ma è un’altra rara pittrice del suo tempo, Artemisia Gentileschi, a diventare “eroica” a sua volta, con la sua Allegoria della pittura, probabilmente dipinto alla corte di Carlo I d’Inghilterra, con quella posa di tre quarti, che cerca di eguagliare l’imponenza fisica dei corpi di Michelangelo, e il suo modo di rappresentare l’arte come una passione di rara intensità. Molto più tardi sarà Frida Kahlo a raccontare con simile passione i propri tormenti fisici e interiori.

DAVIDE E GOLIA
Poi vengono gli autoritratti “eroicomici”, e qui è Caravaggio a farla da padrone. Nel Bacchino malatoappare con una posa sfrontata, e l’aspetto cadaverico; al contrario di altri suoi colleghi, dona la testa a Golia, appena ucciso da Davide. Simile ironia aveva mostrato il Buonarroti, che nel Giudizio universale donava le sue sembianze alla pelle scorticata di San Bartolomeo, che possiamo rimirare nella Cappella Sistina.

Un “selfie” più intimista, più autoreferenziale, è la comparsa dello studio dell’artista in certe opere di Nicolas Poussin. Ma è Jan Vermeer a far esaltare l’atelier personale (che non era certo quello raffigurato) nell’Arte della pittura. E inarrivabile resta il quasi contemporaneo Las Meninas, di Diego Velázquez. Il pittore appare a margine della scena, intento a dipingere, probabilmente, il re la regina. Una vera «teologia della pittura», come la definì Luca Giordano.

Un altro “fissato” era Rembrandt, che esibiva volentieri i capelli scarmigliati e il naso rosso della maturità in tanti quadri celebri. L’inglese Joshua Reynolds e, soprattutto, il francese Gustave Courbet, seppero rompere gli schemi, con le braccia alzate in posizioni insolite, con giochi di luce e situazioni mai osate. Ma il vero rivoluzionario fu Van Gogh, con le sue pennellate nervose, l’arancio acceso della barba e l’orecchio mozzato, o la semplice sedia dell’artista, delegata a rappresentare il suo aspetto.

ESIBIZIONISMO
Di qui, arrivare a Picasso, a Andy Warhol e Giuseppe Penone il passo è breve. Se l’inventore della Pop Art seppe spingere il narcisismo al suo massimo storico (e fu duramente attaccato per questo), oggi sculture come quelle di Jeff Koons con Ilona Staller non rievocano altro che vuoto esibizionismo. Ben diverse le installazioni del giapponese Orimoto Tatsumi. Con la serie Art Mama ha raccontato un dramma personale, quello della madre malata di Alzheimer. In una foto si vede l’artista con i genitori in una casa tradizionale, che fanno capolino da una scatola di cartone.

FONTE: Riccardo De Palo (ilmessaggero.it)

domenica 8 dicembre 2013

Arte e Design a Miami

 


Con Art Basel Miami Beach e Design Miami 2013

Oggi si apre il sipario sulla 12esima edizione di Art Basel Miami Beach, la mostra d’arte contemporanea più prestigiosa d’America.
Dal 5 all’8 dicembre 2013 oltre 250 prestigiose gallerie provenienti da tutto il mondo, dal Nord America all’Europa, dall’America Latina all’Asia e all’Africa, si danno appuntamento nello terra a stelle e strisce.
Dipinti, sculture, disegni, installazioni, fotografie e film sono in mostra presso le sale espositive principali della città, ma le opere e gli spettacoli diventano parte integrante anche del paesaggio urbano che ha per sfondo le vicine spiagge, SoundScape Park e Collins Park, che ospiterà le installazioni fino a marzo 2014.
Non mancherà l’eccellenza made in Italy ad Art Basel.
Questa sera Anima Domus, principale punto di riferimento nel sud della Florida per chiunque sia alla ricerca di arredamenti dal design italiano, festeggia in compagnia di Clei i suoi 15 anni di attività.
L’evento, nel pieno Design District di Miami, presenterà i prodotti più interessanti di sei tra le più rinomate aziende del mobile italiano: ogni prodotto esposto coniugherà in sé progettazione artigianale, stile, arte e lusso. Clei per l’occasione proporrà Swing, il sistema componibile che si trasforma in un letto sempre pronto all’uso.
Altro evento da non perdere in questi giorni è Design Miami, kermesse dedicata al settore abitare in scena dal 3 all’8 dicembre.
La maison di lusso Louis Vuitton è tra gli ospiti più attesi in fiera: il brand francese prosegue infatti la liason con l’architetto Charlotte Perriand, una delle figure più all’avanguardia del design del XX secolo. Come evento collaterale di Design Miami, Louis Vuitton realizzerà il progetto de “La Maison Au Bord De L’Eau”, un vero e proprio appartamento nomade immaginato da Charlotte Perriand nel 1934 e mai realizzato fino ad oggi. La casa è costruita temporaneamente nel giardino sulla spiaggia dell’Hotel Raleigh di Miami Beach e successivamente messa in vendita.
Design Miami 2013 vedrà anche la collaborazione tra Louis Vuitton e Cassina per la presentazione della chaiselongue “LC4 CP”, prodotto icona del design internazionale disegnato da Charlotte Perriand, Le Corbusier e Pierre Jeanneret, in un’edizione limitata di 1000 pezzi.
Icona di stile e musa della Maison, Charlotte Perriand è la musa che ha ispirato anche la Collezione Icone per la primavera estate 2014 Louis Vuitton, un guardaroba essenziale, composto da pochi e preziosi pezzi, abbinati tra loro per creare 16 look inaspettati e senza tempo, giocando sull’eleganza e l’armonia delle forme e dei materiali e sul savoir-faire unico della Maison.
La collezione Icone P/E 2014 e alcuni tra i più celebri mobili disegnati da Charlotte Perriand e realizzati in esclusiva da Cassina, saranno presentati all’interno e nelle vetrine del temporary store Louis Vuitton nel Design District di Miami, aperto nel dicembre 2012. A partire da gennaio e fino a marzo 2014, le vetrine dedicate a Charlotte Perriand saranno visibili nei più importanti store Louis Vuitton del mondo, tra cui Roma Etoile e Milano Montenapoleone in Italia.
FONTE: luxgallery.it


venerdì 27 agosto 2010

Arte Povera, immersione nella natura A Vassivière c'è Marisa Merz


Nel parco regionale di Millevaches, Francia, una grande mostra personale dell'artista torinese. Tra opere inedite e lavori nuovi, l'artista racconta la bellezza naturale di questa porzione di Francia


Marisa Merz, torinese, classe '31,  figura di spicco dell'Arte Povera,  moglie del grande Mario (senza rimanerne mai oscurata, con alle spalle celebrazioni da Documenta di Kassel al Centre Pompidou di Parigi,  alla Tate Modern di Londra, fino al premio speciale della Biennale di Venezia nel 2001) è una di quelle artiste somme, originali e suggestive che sa esplorare con grazia leggera e sopraffina l'intimo legame tra l'arte e la vita. Lo fa con le sue creature fragili ed introspettive, sculture di argilla e cera, materiali molli, esili superfici di metallo e fili tessuti di rame, ma anche grandi tele che tratteggiano in un limbo evanescente esangui volti femminili che parlano in un silenzio assordante. Un'energia estetica d'una femminilità vibrante che trova oggi la sua ideale collocazione nelle sale del Centre international d'art et du paysage de l'île de Vassivière che nella sua struttura perfettamente bilanciata con l'ambiente, una vera e propria isola, dialoga in armonia con il lago di Vassivière, uno dei più grandi bacini artificiali della Francia, incastonato a nord del parco regionale di Millevaches, da cui si gode un panorama mozzafiato di gioielli naturalistici. 


E' qui che fino al 26 settembre può essere ammirata la mostra personale di Marisa Merz a cura di Chiara Parisi che inanella eccezionalmente lavori inediti e nuove produzioni realizzate appositamente per gli spazi espositivi francesi, profondamente ispirati alla dimensione femminile, dove i reperti di un vivere quotidiano sono trasfigurati in apparizioni evocatrici di spazi intimi. Come dice la curatrice, "Marisa Merz è l'immagine di una potente e grande femminilità, di un'energia primordiale. La fragilità che in un primo momento sembrerebbe dominare tutta la sua opera, altro non è che l'apparenza da cui emerge progressivamente la forza e la grande trasgressione della sua opera".  

Il percorso all'interno del Centre international d'art et du paysage diventa un paradigma di questo forza, tanto che si può dire che tutta l'isola sia la mostra. L'idea dell'artista è quello di instaurare affinità elettive tra il suo universo visionario e le energie naturali che caratterizzano l'isola di Vassivière. Un'intima fusione di natura e vita che parte dal nucleo cilindrico postmoderno di Aldo Rossi, vertice ascensionale dell'intero centro museale. Qui i fili d'erba d'un prato verde dialogano con le filiformi figure azzurre che animano un grande quadro realizzato su carta giapponese e illuminato da una cornice con trame di rame, in un contrappunto musicale perfetto con l'ovale azzurro, in cera. 

Il percorso, poi, diventa un incunearsi negli spazi intimi del centro attraverso il gioco meticoloso delle opere allestite. Ecco i volti schizzati al centro delle  tele come "un vuoto, un'emozione", per dirla con l'artista, grovigli di linee ondulate e sottili, eterei volti femminili appaiono lentamente con un'infinita delicatezza, segni evanescenti che all'improvviso prendono corpo in testine d'argilla posate ai piedi della tela.  "L'artista  -  sottolinea la curatrice -concepisce la sua arte 'tutto come la vita', vede il mondo come soggetto a un continuo cambiamento, un passaggio di stato chimico e alchemico, una progressiva evoluzione, che è sottintesa a tutte le forme che portano dentro la loro struttura, la possibilità di diventare un'altra forma".  

"Nel mio immaginario  -  rivela Marisa Merz - quello che scopro, non lo chiamo conoscenza, per me, è la felicità. Appena diventa conoscenza, la felicità è perduta. D'accordo, non riesco sempre a fare in modo che non diventi conoscenza, ma qualche volta ottengo quest'istante di felicità. E' la felicità legata al contatto con me stessa e al contatto con il mondo, e al rapporto tra i due. La trasformazione in conoscenza è quasi simultanea, inevitabile. Non so se la conoscenza contiene del dolore. Credo che sia la ripetizione, una cosa che conosci già. A differenza della felicità che è una sorpresa, uno stupore, quell'instante preciso, ecco. Ma io ho uno spirito bizzarro". Una curiosità, le audio-guide sono in formato Ipod e contengono riflessioni, perplessità e storie sul lavoro dell'artista da parte di studiosi e personalità del mondo dell'arte, da Danilo Eccher a Dieter Schwarz. 

E per chi vuole scoprire nel dettaglio questo singolare museo, all'estremità dell'edificio di Aldo Rossi, quella che è la sua caffetteria, che si affaccia sul lago di Vassivière, spicca il padiglione del tè creato appositamente per lo spazio dall'architetto Kengo Kuma. E' il Fu-an, visibile fino al 5 settembre, "uno spazio per la cerimonia del tè che fluttua nell'aria", lo definisce lo stesso artista: "E' concentrandosi sull'essenziale e sul forte senso di poesia, che possiamo creare, all'interno di zone incompiute, uno spazio di vita raffinato che generi delle nuove e importanti idee'. Kengo Kuma reinterpreta la caffetteria di Aldo Rossi trasformandola in una struttura luminosa, leggera, che invita alla contemplazione e al raccoglimento, in cui vivere un'esperienza estetica e gustativa come si ritrova nelle case tradizionali giapponesi, nello spazio consacrato alla cerimonia del tè. 

Notizie utili  -  "Marisa Merz", fino al 26 settembre 2010, Centre international d'art et du paysage, Ile de Vassivière, Francia. Orari: aperto tutti i giorni dalle ore 11 alle ore 19. Ingresso: intero €3 euro, ridotto €1,5 euro. Informazioni: .: +33 (0)5 55 69 27 27, www.ciapiledevassiviere.com 2

FONTE: Laura Larcan (repubblica.it)

mercoledì 24 marzo 2010

John Alfred Scott

Perché Dante?


Questo volume offre una risposta esauriente alla domanda fondamentale posta dal titolo, Perché Dante?, mediante una disamina critico-analitica di tutti gli scritti canonici dell’Alighieri. Perché Dante è una versione interamente riveduta e aggiornata di Understanding Dante (University of Notre Dame Press, 2004), di cui Piero Boitani formulò il seguente giudizio, pubblicato nel 2005 su Il Sole e 24 Ore: «Scott porta alla critica dantesca il sapiente equilibrio che gli viene da una vita dedicata al poeta, della cui opera traccia un bilancio dettagliato, esauriente, suggestivo e di chiarezza esemplare: la migliore introduzione complessiva all’autore della Commedia che si possa leggere ai nostri giorni». Tale giudizio è stato ribadito da Matthew Treherne sul Times Literary Supplement del 23 giugno 2006 («the richest and clearest account in any language of Dante’s oeuvre»). Dopo gli studi compiuti a Oxford (Paget Toynbee Dante Prize, Oxford University, 1956), John Scott inaugurò un pionieristico programma di italianistica presso l’Università di Bristol. In seguito, è stato docente d’italiano presso l’Università di California a Berkeley, l’Università della British Columbia (Vancouver), l’Università di Reading (Inghilterra) e, dal 1978, The University of Western Australia (Perth). Autore di numerosi saggi danteschi – e, in particolare, di Dante magnanimo (1977), Dante’s Political Purgatory (1996), Understanding Dante (2004) –, Scott è membro della prestigiosa Australian Academy for the Humanities. Nel 2000 è stato eletto Honorary Life Member of the Dante Society of America. Attualmente, è Professore Emerito e Honorary Senior Research Fellow presso The University of Western Australia.

FONTE: aracneeditrice.it

giovedì 18 febbraio 2010

Archeologia: studiosi Oetzi svelano segreti su morte Tutankhamon


Tutankhamon, il ''faraone bambino'', salito al trono all'eta' di 9 anni, non sarebbe stato assassinato, ma, probabilmente, mori' a causa di una forma acuta di malaria, aggravata da una necrosi ossea al piede sinistro che gli provoco' numerose fratture, limitando la sua mobilita'. La diagnosi sarebbe confermata dal rinvenimento nella tomba di resti di piante ancora oggi conosciute per le loro proprieta' antipiretiche e antidolorifiche. A questa conclusione e' giunta l'e'quipe di archeologi guidata dall'altoatesino Albert Zink, direttore dell'Istituto per le mummie e l'Iceman dell'Eurac di Bolzano, noto per le sue ricerche su Oetzi, l'uomo dei ghiacci trovato sul Similaun, che ha pubblicato i risultati dello studio sulla rivista medica specialistica ''Journal of the American Medical Association'' (Jama), che esce in questi giorni.La ricerca di Zink, condotta insieme al genetista umano Carsten Pusch dell'Universita' di Tubinga e a un gruppo di studiosi a meta' strada fra Indiana Jones e Csi, ha svolto indagini genetiche su 16 mummie per due anni, in un laboratorio per il Dna appositamente realizzato al Cairo. Al termine dell'indagine, sarebbe stato svelato anche un altro mistero legato al piu' famoso tra i faraoni egizi, morto a soli 19 anni: i ricercatori sono infatti riusciti a individuare i suoi genitori. Il padre di Tutankhamon sarebbe il faraone Akhenaton. La madre sarebbe la cosiddetta ''Younger Lady'', che i mummiologi ipotizzano si tratti della famosa Nefertiti. Gli studi dei 10 ricercatori del team sono iniziati nel settembre 2007; e passi avanti nell'individuazione delle cause che hanno portato alla morte del giovane faraone, sono stati compiuti grazie all'aiuto del radiologo bolzanino Paul Gostner.

FONTE: adnkronos.it

venerdì 5 febbraio 2010

Un’imprevedibile estate, il nuovo libro di Monica Blesi


Ciao a tutti, ragazzi e ragazze! Oggi vi racconterò la mia grande “avventura”. La storia si svolge nel periodo estivo… Avete presente quelle estati al mare con il sole, le onde rilassanti, il divertimento, e tutto sembra andare alla perfezione? Beh, scordatevi tutto ciò. La mia estate è completamente il contrario di quella descritta qui sopra. Tutto è cominciato l’ultimo giorno di seconda media… Tra partenze con la scuola, amicizie, amori, concerti che arrivano da lontano, vipere pronte a rovinare la vita con l’intreccio tra situazioni belle e spiacevoli che coinvolgono tutti gli amici, si può vivere un’imprevedibile estate. Una storia bella ed emozionante con un lieto fine fantastico. P.S. Ai genitori di tutte le teenager non posso che ricordare che, anche in età adolescenziale, si possono vivere momenti ed emozioni che possono sconvolgere in positivo o in negativo l’esistenza alterando il nostro umore. Se poi ci si innamora si può anche volare… Sì, avete letto bene. Si può volare.
Monica Blesi. Sono una ragazza di 14 anni, vivo ad Ariccia (Castelli Romani) e faccio la terza media. Gioco a pallavolo nell’under 14, pratico il canto e ho un grande sogno. Dall’età di 5 anni papà mi leggeva i libri per bambini e io, innamorata della fantasia, delle storie d’avventura e d’amore, mi sono appassionata e ho avuto il desiderio di diventare una scrittrice adolescente con un romanzo tutto mio. Come potete vedere i sogni si avverano…

FONTE: aracneeditrice.it