mercoledì 6 giugno 2012

Albrecht Dürer. La disciplina del genio



L’artista torna nella sua città natale, dopo tre anni di raggi X.

Il ruolo di Albrecht Dürer nella storia dell'arte mondiale è così importante che un suo quadro era stato scelto per una curiosa operazione politico-diplomatica, poi rimasta bloccata da quegli improvvisi cambiamenti di clima che spesso si registrano nei rapporti internazionali. Per concludere nella Piazza Rossa di Mosca «l'anno tedesco-russo», il presidente della Germania Joachim Gauck e il leader del Cremlino appena rieletto, Vladimir Putin, avrebbero dovuto partecipare al montaggio di un gigantesco puzzle, di 1.023 pezzi, che riproduceva un autoritratto dell'autore di «Il Cavaliere, la morte e il diavolo». Sarebbe stato un evento significativo. Ma lo è sicuramente di più questa mostra, Der Frühe Dürer, apertasi nei giorni scorsi al Germanisches Nationalmuseum di Norimberga. E ai visitatori non sono offerte le tessere di un rompicapo ma i capolavori di uno dei geni della cultura umanistica.
L'itinerario espositivo si ferma alla vigilia del secondo viaggio in Italia di Dürer, un artista profondamente tedesco ma che fu aperto al mondo esterno e capace di conquistare rapidamente un'ampia fama in tutta l'Europa. Centocinquanta opere, di cui 120 provenienti da 12 Paesi, alle quali se ne aggiungono altre cinquanta di contemporanei come Hans Pleydenwurff, Michael Wolgemut e Martin Schongauer. Uno sforzo costato un milione e mezzo di euro, grazie al quale Dürer torna, a distanza di oltre quaranta anni, nella sua città natale dopo la mostra organizzata nel 1971 per il cinquecentesimo anniversario della nascita.
Ad accogliere i visitatori è Dürer in persona. O meglio, la statua in marmo bianco realizzata nel 1882 dallo scultore Friedrich Beer, ritenuta scomparsa durante la seconda guerra mondiale e ritrovata poco meno di due anni fa. L'opera di Beer è ispirata all'«Autoritratto a tredici anni», conservato all'Albertina di Vienna: un disegno a punta di argento che è il punto di partenza della mostra di Norimberga. Poco più che bambino, il figlio dell'orafo ungherese si ritrasse nel 1484 con l'aiuto di uno specchio, inaugurando così precocemente la sua carriera e aprendo una pagina nuova nella storia dell'arte europea.
Sei sezioni tematiche approfondiscono con grande ricchezza di apparati critici la figura di Dürer «come archetipo dell'artista moderno». Sarebbe sbagliato però non citare singolarmente almeno qualcuno dei punti di forza di questo complesso percorso, ricostruito con grande esattezza anche nella chiave della capacità di coniugare la sensibilità nordica con la forza cromatica della pittura italiana. Ecco la «Madonna con bambino» (o «Madonna Haller», dal nome della famiglia di Norimberga che la commissionò), arrivata dalla National Gallery di Washington, che risente degli influssi del primo viaggio a Venezia, Padova e Ferrara, compiuto tra il 1494 e il 1495. Oppure il visionario ciclo di xilografie della «Apocalypsis cum figuris», del 1498. Dalla Galleria degli Uffizi proviene «L'adorazione dei Magi», databile al 1504, opera eccezionale sia per lo studio della prospettiva che per le scelte cromatiche. «Il Dio dei colori», ha scritto il settimanale Der Spiegel.
Una delle novità di questa mostra è stato il lavoro tecnico-scientifico che l'ha preceduta. Nell'arco di tre anni un gruppo di ricercatori ha compiuto una serie di studi in vari musei del mondo con raggi X e fotocamere infrarosse riportando alla luce gli schizzi preliminari e individuando gli strumenti utilizzati da Dürer. I risultati di queste ricerche permettono ai visitatori di capire i segreti dell'artista e di entrare nel suo mondo. È stato, naturalmente, compiuto anche un esame delle condizioni di conservazione delle opere e della loro fragilità, provocata dal passare dei secoli. Non ha rappresentato quindi una sorpresa, anche se è stata accolta con un po' di delusione e qualche malumore, la decisione presa a Monaco di Baviera dalla Alte Pinakothek di non mandare a Norimberga l'Autoritratto con pelliccia, del 1500. Ma si tratta ugualmente di un appuntamento da non perdere.
FONTE: Paolo Lepri (corriere.it)


lunedì 4 giugno 2012

Mercati e venti del deserto nell'archeologia di Shafik



Una doppia mostra dedicata ai «reperti» dell’artista egiziano

Le opere vi inondano di luce bianca del Mediterraneo. Sabbie, colle, trine e gesso. Sulla loro superficie si percepisce la stratificazione del tempo, delle culture e delle merci: la Mesopotamia, le carte nepalesi, i luoghi sacri, l’incompiuto. Si è abbagliati dal sole, come il giovane Camus sulle sponde algerine, e, dopo un cammino nel mondo sublimato dei popoli, si giunge spaesati alle «origini dei fiumi profondi». Questo è il viaggio di Medhat Shafik (1956), artista egiziano in Italia dal 1977, che espone in una doppia personale, alla galleria Marcorossi artecontemporanea di Milano e alla Eventinove artecontemporanea di Torino. Athar, titolo della mostra, che in arabo significa reperti archeologici, indica un’interminabile ricerca di sé, della propria archeologia personale, attraverso la storia.

«La ricerca di un’identità – afferma l’artista – ormai liquida, per trovare la forza di dialogare con le altre alterità». Le grandi campiture, affollate di segni, di micro-mondi, di popoli migranti, di colline, di venti del deserto, formano un universo interiore creatosi nel tempo del viaggio, nella letteratura, nell’agorà e negli occhi degli antenati. Umili garze egiziane usate per i sudari o per contenere il pane sacro nella chiesa copta, sono appiccicate a tele polifoniche che parlano dell’Est e dell’Ovest. «La materia – afferma l’artista – nel mio lavoro ha valore semantico, ci sono sacchi di farina, civiltà contadine, valori antropologici ritrovati».

Misticismo, spirito e pluralità culturale, sono gli elementi che contraddistinguono l’opera di Shafik, il quale, parlando dell’Egitto e del mondo arabo, assume un’espressione triste. «Il mio paese vive un momento atroce, c’è un bivio. – dichiara - O si cade nel baratro e si diventa schiavi di se stessi o si cerca di trovare una forma di democrazia dialogante con il mondo. È in corso una metastasi nel corpo antropologico dell’Egitto». Per Shafik non vi è separazione tra sé e il mondo, tra sé e l’arte. Tutto si compenetra, coesiste, s’incontra, si moltiplica: contraddizioni, dissonanze e armonie vivono lo stesso spazio. Una raggiera infinita di significati si espande sulla tela. Toni scuri, blu intensi, vengono attraversati da lampi di giallo o di rosso.

Tempeste o pomeriggi azzurri in atmosfere ancestrali aprono visioni possibili, visioni alternative alla meccanica drammaticità del presente. Nelle opere di Shafik il mercato ha un ruolo preponderante. «Non sono importanti le merci – afferma – siamo qui per offrire vita a vicenda. Quello che è importante nella tradizione è che a una certa ora tutti si raccolgono intorno al fuoco e ognuno inizia a raccontare la propria giornata. L’arte, la poesia, la letteratura, la conoscenza, sono per lui le uniche modalità possibili di trasformazione.

Medhat Shafik
Milano Marcorossi
Fino al 30 Giugno

Torino, Eventinove
fino al 23 giugno

venerdì 1 giugno 2012

Infiorata 2012, tra tradizione e impegno sociale


Entrano nel vivo i preparativi per il 16, 17 e 18 giugno. Il Sindaco e il Presidente dell’Istituzione incontrano il pittore ospite Claudio Marini

A poco più di due settimane dalla tradizionale Infiorata di Genzano, entrano nel vivo i preparativi per la manifestazione più rappresentativa della città che, dal 1778, conta ogni anno migliaia di visitatori. E così, in preparazione del prossimo 17 giugno e di tutti gli eventi collaterali alla manifestazione, il Sindaco di Genzano Flavio Gabbarini e il Presidente dell’Istituzione Eugenio Melandri hanno incontrato Claudio Marini, che sarà il pittore ospite della prossima Infiorata con un quadro di grande impegno sociale. Non una singola immagine, bensì un collage di 15 quadri diversi realizzati nel corso del 2011; un collage di bandiere e, nello specifico, di bandiere nazionali degli Stati che, proprio nell’anno 2011, si sono distinti nelle lotte per i diritti umani e degli Stati dove sono avvenuti eventi che hanno cambiato il corso della storia.

“Il pittore ospite – ha affermato il Presidente Melandri – sarà presente a Genzano anche nei giorni immediatamente precedenti al 16, 17 e 18 giugno, con una mostra di 23 dei suoi quadri all’interno del Palazzo Sforza Cesarini. Sempre lui – ha proseguito Melandri – curerà la grafica del manifesto in modo tale da legare un evento tradizionale come l’Infiorata ad un’espressione artistica contemporanea”. Si lavora dunque, si lavora senza sosta, perché ormai l’evento si fa sempre più vicino.

“Stiamo cercando di riportare la nostra Infiorata ai massimi livelli – ha commentato il Sindaco Gabbarini – perché Genzano venga riconosciuta come la ‘capitale dei fiori’. L’ingresso nel direttivo dell’Associazione nazionale Città dell’Infiorata è stato uno dei primi passi perché il confronto con le altre realtà è qualcosa di imprescindibile, così come imprescindibile è la creazione di percorsi comuni per la valorizzazione e la salvaguardia di questa arte”.

FONTE:
Ufficio stampa Comune di Genzano di Roma
Ilaria Proietti 328.3321527 - Marta Rossi 347.0548170

Claudio Marini
2012 d.C.

Genzano, Palazzo Sforza Cesarini
15 giugno - 15 luglio 2012
a cura di Gabriele Simongini

In occasione della storica Infiorata di Genzano, rinomata a livello internazionale, le sale del magnifico Palazzo Sforza Cesarini ospiteranno dal 15 giugno la mostra di Claudio Marini intitolata “2012 d.C.”. L’evento è stato fortemente voluto dal Sindaco di Genzano Flavio Gabbarini e dal Presidente dell'Istituzione per le attività culturali, ricreative e sportive del Comune, Eugenio Melandri. Ne sarà protagonista un reportage pittorico ed eticamente “politico”, a nervi scoperti, sullo stato di salute del mondo attraverso il simbolo iconico in cui si identifica ogni nazione: la bandiera. Dopo aver dedicato due cicli di quadri-bandiere ad una sorta di bilancio del XX secolo, dal 2011 Claudio Marini, con la sua pittura ansiosa e febbricitante, si è concentrato sui fatti in atto come un sismografo sensibilissimo, dallo tsunami in Giappone alle primavere di rivolta delle piazze arabe, dalla repressione in Siria alle stragi in Nigeria, fino alla crisi economica in Grecia. Come dimostrano le 26 bandiere esposte a Genzano, accompagnate da una sorprendente installazione a parete con una serie di vessilli più piccoli,  “Claudio Marini – scrive il curatore della mostra, Gabriele Simongini - agisce su quel condensato della storia e delle radici di ogni nazione che è la bandiera depositandola in una sorta di frullatore che la sgualcisce, la macchia, la strappa, la scioglie, la usura, per poi farne venire fuori il suo ritratto attuale, veritiero, sconvolgente. Mentre le bandiere ufficiali che sventolano sui pennoni internazionali sono immacolate e perfette come il Dorian Gray perennemente giovane di Oscar Wilde, Claudio Marini ha il coraggio di guardare l’effigie nascosta e sofferente di queste nazioni e di darcene conto”. Come nota Eugenio Melandri, “l'opera artistica di Marini quest'anno attraversa la grande Infiorata di Genzano. E, inevitabilmente, la colloca dentro queste convulsioni che da tanti luoghi diversi, domandano una rivoluzione “umana” di questo nostro mondo”.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo pubblicato da Palombi editori, con i testi di Eugenio Melandri e Gabriele Simongini e con le riproduzioni delle opere esposte.

L’inaugurazione della mostra sarà preceduta, il 15 giugno alle ore 17, dal Convegno su "I colori dell'Infiorata e le convulsioni del mondo" a cui prenderanno parte Claudio Marini, Gabriele Simongini, Gianguido Folloni e Giuliana Sgrena, giornalista esperta di Medio Oriente, con saluto del Sindaco Flavio Gabbarini e introduzione del Presidente dell'Istituzione per le attività culturali, ricreative e sportive del comune, Eugenio Melandri.

Note biografiche
Claudio Marini è nato a Velletri nel 1947. Formatosi in un clima culturale la cui ricerca si incentrava sul superamento della dicotomia tra astrazione e realismo, le sue prime opere si  caratterizzano per una forte astrazione pittorico/materica, attraverso l’inserimento sulla tela di materiali come matasse di fili di cotone, corde, cuoio, grumi di resine, lamiere, terra e cemento. Dagli anni ’90 nei suoi lavori si manifesta  un desiderio di maggiore aderenza ai fatti della vita; lo testimoniano le diverse serie tra cui “Shopping”, “Zapping” , “Cassonetti”, “Le città martiri”, “Passaggio a Pretoria”, “L’ottava notte”, etc., ma soprattutto le serie sulle bandiere del 2000 (“Madri”), 2006 (“Novecento”), e nell’ultima (“2011”). Tra le esposizioni di maggiore prestigio ricordiamo la sua partecipazione alla XL Biennale di Venezia, nel 1982.

Scheda tecnica
15 GIUGNO, ORE 18,30, INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA DI CLAUDIO MARINI “2012 d.C.”
Palazzo Sforza Cesarini, Piazzale Cesarini, 00045 – Genzano di Roma
Orari di apertura al pubblico
Sabato 16 giugno: ore 10,00-23,00 orario continuato
Domenica 17 giugno: ore 10,00-22,00 orario continuato
Lunedì 18 giugno: ore 10,00-13.00 e 16,00-20,00
Dal 19 giugno al 15 luglio: dal venerdì alla domenica, 9:30-12:30 e 16:30-19:00
Per informazioni: 06.93711347 – 307 – 228

martedì 29 maggio 2012

Chieti, ha un nuovo museo Tre secoli d'arte a Palazzo de' Mayo



La struttura inaugura il 2 giugno, con le collezioni d'arte dell'800 e '900. Dai capolavodi di Michetti, a Fattori, Sassu e Ortega. Tra le chicche, raffinati argenti inglesi. E per il vernissage, De Chirico in versione sacra


A volte aprono. Fenomeni sempre più rari in Italia, ma che possono ancora verificarsi. Per offrire al grande pubblico non solo un illustre edificio storico riportato ad antico splendore dopo un complesso intervento di restauro durato otto anni, ma anche una collezione d'arte vasta e poco conosciuta. Accade a Chieti dove dal 2 giugno inaugura il nuovo museo di Palazzo de' Mayo, uno degli esempi più significativi dell'architettura barocca abruzzese, che sfoggia i tesori della Fondazione CariChieti, tre raccolte permanenti dedicate all'arte dell'800, del '900 e di pregiati argenti dal '700. 

Ecco allora che lungo le sale del secondo piano, si può ammirare l'allestimento permanente del museo con la collezione d'arte della Fondazione Carichieti e della Carichieti Spa, dove sfilano oltre 40 opere dell'800, punteggiata da capolavoro come l'imponente "La figlia di Jorio" di Francesco Paolo Michetti, protagonista di un nuovo realismo italiano. E' lui l'artista-chiave di questo nuovo museo, pioniere di una pittura dal vero, sulla lezione di Morelli e Palizzi, che ha conquistato la fama europea con le sue scenografie inondate di un descrittivismo esuberante, a tratti superficiale (sotto l'influenza d'annunziana), ma testimoni di una sofisticata abilità tecnico fusa ad un colorismo vivido e tragico. Tra le sue numerose opere, c'è anche l'incantevole "Lungo il fiume paterno (Il dileggio)". 


Nel percorso dell'800 si trovano gioielli di maestri quali Giovanni Fattori, Luigi Gioli, Eduardo Dalbono, Ludovico Tommasi, oltre ad un altro illustre pittore del realismo abruzzese, Costantino Barbella. Insieme ai tre fratelli Cascella, Basilio, Tommaso e Michele, si incontrano anche autori contemporanei come Omar Galliani con la "Prima Neve", Luca Vernizzi con lo straordinario "Sguardo di Garibaldi" e Alberto Sughi con il "Volto di Cristo". A testimoniare L'attenta attività di acquisizioni della Fondazione è testimoniata anche dalle opere che sfilano nella mostra permanente dedicate al Ventesimo secolo, "Nel segno dell'Immagine". Un percorso attraverso 130 opere tra dipinti e sculture, di 90 artisti messo a disposizione da Alfredo e Teresita Paglione che occupa ben 14 sale del museo. 

Si parte da Aligi Sassu, di cui quest'anno ricorre il Centenario, per chiudersi, con un epilogo-omaggio di 14 opere del grande pittore spagnolo Josè Ortega. Nel mezzo, scorrono i lavori di Leonardo Cremonini, Floriano Bodini, Piero Guccione, Giuliano Vangi, Claudio Bonichi, Ruggero Savinio, Giuseppe Modica, Giuseppe Bergomi, Robert Carroll, Carlos Mensa, Matias Quetglas. Ad arricchire questa panoramica di due secoli di arte italiana ed europea, c'è anche la chicca degli argenti di Palazzo de' Mayo, una pregevole raccolta di 163 esemplari antichi frutto di un certosino e acuto lavoro di ricerca sul mercato. I manufatti, databili dalla fine del Seicento ai primi del Novecento, provengono da prestigiose botteghe di argentieri di tutta Europa, con una forte prevalenza di manifatture inglesi. 

E' qui infatti che incredibilmente, si può scoprire la storia dell'arte in "argento" inglese. In scena, esemplari provenienti da altre officine europee quali Francia, Russia, Olanda, Germania, Italia, Austria e Danimarca. Tra i pezzi più interessanti, la rara Alzata Carlo II Stuart (Inghilterra, 1678), le elegantissime Anfore (Inghilterra 1864/1865 e 1884), le Caffettiere (Russia 1845 e Inghilterra 1805), il Servizio da tè e Caffè (Inghilterra 1889), la Coppa per vino (Inghilterra 1870), fino al Piatto Liberty (Austria post 1867). Questo viaggio nell'arte parte però dal primo piano del Palazzo de' Mayo, spazio destinato in futuro a mostre temporanee. Per l'apertura, la Fondazione CariChieti riserva "De Chirico. L'Apocalisse e la luce", una rassegna d'eccezione, visitabile fino al 15 di luglio, che indaga per la prima volta in maniera ampia e sostanziale l'opera a tema sacro di Giorgio de Chirico.

Notizie utili - Museo Palazzo de' Mayo, Fondazione Carichieti, dal 2 giugno 2012. Corso Marrucino 121 - Chieti
Orari: dal martedì alla domenica ore 10.00 - 13.00, sabato e domenica anche dalle 16.00 alle 20.00.
Luglio e Agosto "visita in notturna": tutti i giorni dal martedì alla domenica ore 19.00 - 23.00
Ingresso libero (per tutto 2012), visite guidate su appuntamento.
Catalogo: Umberto Allemandi & C

FONTE: Laura Larcan (repubblica.it)

lunedì 28 maggio 2012

Talent Prize, creativi cercansi. Ora anche oltreconfine



La quinta edizione del premio per artisti rigorosamente "under 40". Tra le novità, la dimensione internazionale grazie al gemellaggio con l'Ambasciata di Francia. Entro il 30 luglio la scadenza per consegnare le candidature. Anche i lettori di Repubblica. it potranno dare il loro voto


Se l'arte contemporanea rischia un "malessere" diffuso tra tagli alle risorse e crisi dei musei, una boccata d'ossigeno per gli artisti arriva col Talent Prize, il premio dedicato ai giovani creativi under 40 organizzato da Guido Talarico Editore, che ritorna, per la sua quinta edizione. Aperto gratuitamente a tutti i candidati nati a partire dal 1972, accoglie entro il 30 luglio la documentazione di un'opera di nuova realizzazione o già realizzata purché non abbia partecipato ad altri concorsi o premi. Al concorso, che lo scorso anno ha registrato un'adesione boom di 1400 artisti, possono partecipare lavori declinati nei campi della pittura, fotografia, scultura, installazione e video. 

E il bagaglio di novità di questa edizione è quanto mari ricco. Innanzitutto, la dimensione internazionale. Il Talent Prize 2012, infatti, oltre a godere del patrocinio della Presidenza del Consiglio, sfoggia un inedito gemellaggio con l'Ambasciata di Francia: "Il premio gode di una partnership con la città di Lille, che proprio a Roma ha il suo Atelier Wicar - racconta il patron del premio Guido Talarico -Una sinergia che consentirà non solo agli artisti francesi selezionati da Lille di partecipare alla mostra conclusiva del Talent Prize ma anche al vincitore del premio italiano di partecipare alla mostra in programma a Lille". 

Non solo: "se da un lato, collaborazione con Lille consentirà ai francesi di scoprire i nostri talenti - aggiunge Talarico - al nostro vincitore offrirà l'opportunità di fare un soggiorno di artista nella storica capitale europea della cultura, mentre a noi permetterà di scoprire i giovani artisti transalpini". "Il salto è notevole - avverte Talarico - La dimensione internazionale del premio rafforza i presupposti di questa iniziativa, quella di diventare strumento per sostenere e lanciare la creatività delle nuove generazioni di artisti. Inoltre, il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri è un riconoscimento morale, verso un privato ancora si impegna a livello di mecenatismo a sostenere l'arte in Italia". 

Dopo la scadenza del 30 luglio, si riunirà la giuria composta da illustri personalità della scena culturale, da Luca Massimo Barbero a Eduardo Cicelyn, da Alberto Fiz a Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, da Anna Mattirolo e Ludovico Pratesi, ai quali si aggiungono Marie Fernandez per Lille a naturalmente Guido Talarico. I lavori di selezione si completeranno entro il 15 settembre, mentre ad ottobre con una conferenza stampa sarà annunciato il vincitore (che otterrà un premio acquisto da 10mila euro) con i dieci finalisti, cui verrà dedicato un primo piano su Inside Art e naturalmente il catalogo del premio.  

Cornice dell'evento sarà Palazzo Farnese, sede prestigiosa dell'Ambasciata francese. A novembre, grazie al consueto sostegno dell'Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico del Comune di Roma, si aprirà la mostra delle opere scelte in uno dei più importanti musei civici. Ma dalla proclamazione del vincitore e dei finalisti, anche i lettori di Repubblica. it potranno dare il loro voto alle opere selezionate, eleggendo la loro opera vincitrice, cui sarà consegnato il premio di Repubblica.it. Il bando di partecipazione è già aperto e scaribabile dal sito Talentprize 1 o da www.insideart.eu 2

FONTE: Laura Larcan (repubblica.it)

giovedì 24 maggio 2012

Graffitari a San Paolo "L'Italia siamo noi"



Due artisti torinesi volano in Brasile per il Mural Art Festival

Dai muri di Torino a quelli di San Paolo. Gli artisti torinesi Corn79 e MrFijodor, dell’associazione culturale «Il cerchio e le gocce», insieme con i toscani Etnik e Macs, sono in Brasile da qualche giorno per rappresentare l’Italia nell’ambito del progetto «Momento Italia-Brasile 2011-2012», organizzato dal Governo brasiliano per il 150° del nostro Paese.

Mural art festival
L’associazione «Il cerchio e le gocce» è uno dei motori principali di Picturin, il mural art festival nato nel 2010 dal progetto comunale Murarte. La loro firma sulla prima edizione della kermesse è ben nota ai torinesi: si tratta dell’opera «Culture colores your life», dipinta con altri artisti cittadini sulla facciata di Palazzo Nuovo. Proprio durante Picturin, per Corn79, artista grafico e psichedelico, e MrFijodor, illustrativo e attento alle tematiche sociali, ha preso forma la possibilità di portare il proprio lavoro in Brasile.

Negli spazi degradati
Da novembre 2011 un murales del writer Binho Ribeiro, responsabile dello scambio Italia-Brasile, abbellisce infatti i muri del giardino De Valle, uno spazio degradato e vandalizzato che, scherzi del destino, si trova nel quartiere San Paolo. L’artista aveva conosciuto i writer de «Il cerchio e le gocce», che nel proprio curriculum vantano anche il murales della Thyssen e quelli sui muri del Politecnico, ad un festival d’arte urbana parigino nel 2010: di qui l’invito a Torino per realizzare un suo lavoro. «A Ribeiro è piaciuta la ricetta di Picturin, al punto da volerne esportare le potenzialità in Brasile – spiega Fijodor Benzo –. Gli elementi che l’hanno colpito vanno dalla mescolanza tra stili diversi – illustrativo, astratto o realistico – alla preponderanza del colore, dal dialogo con le istituzioni all’integrazione dei murales con l’architettura urbana».

Cinema e colore
A proposito di colore, sarà questo uno dei due temi, insieme con il cinema, a caratterizzare l’intervento dei due artisti torinesi sui muri di San Paolo, che incroceranno le loro bombolette con quelle dei colleghi d’oltre Oceano. «Non abbiamo nessun bozzetto pronto e perciò improvviseremo», aggiunge Benzo. Due palcoscenici prestigiosi ospiteranno le performance sabaude: le pareti interne del MuBE-Museo Brasileiro De Escultura e quelle del centro culturale della Companhia Paulista De Trens Metropolitanos. Quasi un ritorno alle origini, per una forma d’arte che proprio dai primi, contestati, graffiti sulle fiancate dei vagoni ha cominciato a farsi conoscere al grande pubblico.

Altri eventi
Non solo Brasile: a confermare la vitalità della scena «street» torinese, in questi stessi giorni, ci pensano altre tre realtà. La galleria Square 23, il collettivo Truly Design e la Crew Knz, del Konsequenz graffiti shop, saranno tra i protagonisti di Stroke Art-Fair a Monaco di Baviera, uno dei principali eventi europei di arte urbana. Dopo le incursioni all’estero, la street art torinese tornerà a casa. A giugno prende infatti il via PicTurin 2012, che continuerà a trasformare Torino in un museo a cielo aperto, dando una nuova veste anche alle torrette del neonato Parco Dora.

FONTE: Fabrizio Assandri, Luca Indemini (lastampa.it)

lunedì 21 maggio 2012

Torino celebra Marisa Merz La "Signora" dell'Arte Povera



La Fondazione Merz racconta per la prima volta la carriera della grande artista che nel 2001 ha ricevuto il premio alla carriera alla Biennale di Venezia. Dagli anni '60 fino alle ultime opere inedite, sfila la creatività intima e poetica di una vita


"Disegnare disegnare ridisegnare il pensiero immagine che cammina". Il titolo della grande mostra antologica, dedicata per la prima volta a Marisa Merz dalla Fondazione Merz, fino al 16 settembre, è un fluire prolungato di parole, che sembra evocare il delicato e morbido linguaggio espressivo dell'artista. Perfetto per condensare la ricerca intima ed allo stesso tempo visionaria e onirica di questa straordinaria "signora dell'Arte Povera", torinese, classe '31, che ha condotto la sua creatività su sentieri originali e poeticamente seducenti, capaci di indagare con grazia leggera e sopraffina il genuino affair tra l'arte e la vita. 

Marisa Merz è la pitto-scultrice che plasma creature leggere, fatte quasi di anima senza carne, apparentemente fragili ma potenti nella loro carica introspettiva, figurine di materiali molli come l'argilla e la cera, oppure impercettibili superfici di metallo e fili intrecciati di rame, che dialogano candidamente con tele di grandi dimensioni che sembrano portare in primo piano da un limbo amniotico esangui volti femminili che comunicano in un silenzio assordante. 

Marisa Merz è la moglie del grande Mario ma con una sua somma personalità, che ha conquistato fior di celebrazioni in manifestazioni di prestigio, da Documenta di Kassel al Centre Pompidou di Parigi, alla Tate Modern di Londra, fino al premio speciale alla carriera della Biennale di Venezia nel 2001, e al recente omaggio che le ha dedicato il Centre Internationale d'Art et du Paysage, Ile de Vassivière. 

E la sua mostra ora ripercorre una produzione di donna profondamente ispirata alla dimensione femminile. Protagonista, un repertorio variegato di opere, sia storiche, a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, sia recenti e spesso inedite, che la stessa artista ha voluto installare nel percorso di visita con cura certosina e meticolosa. Ne viene fuori un crogiuolo di opere che sembrano rincorrere una dimensione intima, l'essenza di una realtà fatta di un suo vivere quotidiano. Disegni che si inanellano in serie, con eterei volti femminili che appaiono lentamente con un'infinita delicatezza, e dialogano con fili di rame intrecciati formando sulle pareti muti spartiti musicali. Sculture in terra cruda o in bronzo che dalla loro minimale plasticità lasciano posto all'improvviso alla complessità dei grandi volti eseguiti attraverso la sovrapposizione di segni e materie. 

L'effetto di grovigli di linee ondulate e sottili, di segni evanescenti, aleggia su tutto il percorso, come a voler dare forma e peso al pensiero che non si arresta mai, sempre sospeso tra nuovi e stimolanti interrogativi. E' quasi l'emotività di questa mostra: il modo di Marisa Merz di creare connessioni e relazioni di senso sempre nuove e imprevedibili tra le proprie opere. Non altro che l'universo creativo in cui si ritrova sprofondato il visitatore. "Ci vuole pochissimo per arrivare ad uno stato di concentrazione molto prolungato nel tempo. In questo lungo intervallo si scoprono varie cose sul proprio sistema nervoso, e si finisce per trascendere il tempo! E finalmente ci si sente felici. Sono riuscita a sperimentare questo stato per brevi momenti. Era come arrivare alla struttura portante della vita". 

Notizie utili
"Marisa Merz. Disegnare disegnare ridisegnare il pensiero immagine che cammina"
dal 16 maggio al 16 settembre 2012
Fondazione Merz, via Limone 24, Torino
Orari: martedì-domenica 11-19 
Ingresso: € 5 intero, € 3,50 ridotto
Informazioni: tel. 011-19719437, fondazionemerz.org 2