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martedì 18 gennaio 2011

Il ritorno della Croce di Giotto gioiello dimenticato da un secolo

Rimasta 84 anni in sacrestia, la monumentale opera è tornata nella chiesa fiorentina per la quale era stata dipinta nel 1310-1315. Dopo un prudentissimo restauro di otto anni all'Opificio delle pietre dure che ha restituito la luminosità e brillantezza dei colori e dei vetri, i volumi e il modellato


Qualcuno dovrà avere la pazienza  di fare una storia dell'arte narrando i crimini degli spostamenti  delle opere all'interno delle chiese fino a farle diventare invisibili quando andava bene o piuttosto pronte a dispersioni o danneggiate. Per esempio la "Maestà" di Duccio che rimase sull'altare maggiore del Duomo di Siena fino al 1506 quando fu appesa ad una parete del transetto. Nel 1771 la tavola venne tagliata nelle due facce dipinte, separate in due cappelle, parte spostata in sacrestia. Ben presto cominciò la vendita a vantaggio di collezionisti e musei stranieri.

In questa particolare storia dell'arte un posto di prima fila spetta alla monumentale "Croce" di Giotto (4,67 metri in altezza e 3,60 in larghezza) della chiesa fiorentina di Ognissanti. Realizzata per la critica nel periodo 1310-1315 o verso gli anni Venti, per l'ordine dei frati Umiliati che allora reggeva chiesa e convento, era sistemata sul muro di tramezzo alto circa quattro metri e mezzo che separava il coro riservato al clero dalla navata per i fedeli. Un muro, che pure dotato di una porta centrale, appare ai nostri occhi una brutale cesura, ma che doveva essere uno spettacolo. Perché la "Croce" era accompagnata da altre quattro tavole di Giotto citate dal Ghiberti (che scriveva a un secolo dalla morte del maestro). La  grande (325 per 204 cm) Madonna col Bambino in trono fra gli angeli, la celebre "Madonna d' Ognissanti" ora agli Uffizi. Il piccolo (75 per 178 cm) "Transito della Vergine" finito a Berlino, Gemäldegalerie. La "meza Nostra Donna col fanciullo in braccio" (perduta) e una tavola non precisata. E dagli affreschi di Domenico del Ghirlandaio ("San Gerolamo nello studio") e di Botticelli che è sepolto nella chiesa ("Sant'Agostino nello studio"). 

Fra 1564 e 1566 fu il Vasari a demolire il muro (con stacco "a massello" degli affreschi trasferiti nel refettorio), e ristrutturare "Ognissanti" (come Santa Maria Novella ed altre chiese), per le modifiche liturgiche apportate dal concilio di Trento del 1563. La "Croce" venne spostata sulla controfacciata, poi in una cappella del transetto, trascurata e tanto mal usata da essere qualificata come guardaroba nella quale la "Croce" si dovette sistemare (con danni) fra gli armadi. Infine in sagrestia nel 1926 quando il braccio del transetto venne trasformato in sacrario della Prima Guerra Mondiale. 
Da 84 anni quindi la "Croce" di Giotto è in pratica scomparsa, passata nel dimenticatoio anche per i fedeli. Ma qualcuno se ne era ricordato se nel 2000, Antonio Paolucci, allora soprintendente, con "clamorosa concessione" fece spostare la "Croce" nella storica mostra della Galleria dell'Accademia che fece il punto sul "bilancio critico di sessant'anni di studi e ricerche su Giotto". La "Croce" venne presentata come "Bottega di Giotto ('Parente di Giotto')" nel volume del bilancio critico e come "Giotto" nella guida della mostra, ideata e a cura di Angelo Tartuferi e Franca Falletti.  

La concessione della "Croce" era stata condizionata da un futuro restauro e l'Opificio delle pietre dure, finito l'intervento nel 2001 sulla "Croce" giovanile di Giotto per  Santa Maria Novella (1285-1290), l'anno dopo cominciò il prudentissimo intervento sulla "Croce" di Ognissanti. E dopo otto anni di studi, indagini scientifiche, ricerche per un nuovo metodo di pulitura, restauro, ecco di nuovo la "Croce" nella chiesa di Ognissanti, nella cappella sopraelevata del braccio di sinistra, la cappella dei Caduti, raggiungibile con una breve scala. Collocata su di una base metallica di nuova concezione ora spicca in alto, quasi sollevata, sotto le antiche volte gotiche, ancora di più grazie al sistema di illuminazione dal basso e la leggera inclinazione in avanti (come lo era sul tramezzo). 
A Santa Maria Novella la "Croce" di Giotto era stata ricollocata al centro della navata nell'antica posizione "più attendibile". Cosa impossibile ad Ognissanti che "mantiene tutte le opere della ristrutturazione cinquecentesca e del periodo barocco" e nella navata non c'è  spazio.

FONTE: Goffredo Silvestri (repubblica.it)

giovedì 29 luglio 2010

Il Colosseo cerca sponsor per il restauro con un bando da 25 milioni di euro

Quella caduta di pezzi di malta a maggio non era un sintomo di buona salute. E c'era già chi prevedeva crolli più importanti come quello di due mesi prima nella vicina Domus Aurea. «Finché esisterà il Colosseo, esisterà anche Roma; quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma; quando cadrà Roma, cadrà anche il mondo», ammoniva il venerabile Beda nel VII secolo, periodo in cui l'Anfiteatro Flavio-Colosseo era praticamente ridotto a cava di marmo travertino e ferro. E per i romani il suo profilo è familiare almeno come la visione dei turisti stesi sui pratini antistanti a godere della sua mole, e quella dei ponteggi dei restauri lì almeno dalla metà degli anni Novanta.

Ora, però, per il monumento voluto dall'imperatore Vespasiano sembra aprirsi una nuova fase, finalmente decisiva: il ministero per i Beni Culturali ha appena presentato il nuovo progetto per il restauro del Colosseo, la cui attuazione sarà preceduta da un bando per la ricerca di finanziatori privati. Servono 25 milioni di euro per completare o iniziare una lunga lista di interventi: il restauro del prospetto settentrionale e meridionale, la sostituzione delle chiusure dei fornici del primo ordine con cancellate, la revisione e restauro degli ambulacri del primo e secondo ordine, la revisione, restauro e consolidamento degli ipogei, l'adeguamento e integrazione degli impianti (elettrico, videosorveglianza, allarme) e infine la realizzazione di un centro servizi da 1.500 mq nella piazza antistante.

Gli sponsor privati potranno pregiarsi del loro investimento, ma resta da capire esattamente come, visto che saranno vietati (per fortuna) quei mega pannneli pubblicitari che coprono i monumenti in fase di restauro. Ma una pubblicità a tappeto si farà per il bando stesso, dopo che il 4 agosto apparirà in Gazzetta Ufficiale: lo stesso giorno sarà disponibile sul sito www.commissario-archeologiaroma.it e si stanno già individuando giornali e magazine italiani e stranieri per acquistare degli spazi. Il periodo per presentare le offerte non è propriamente lunghissimo, perché si chiuderà il 15 settembre. «Siamo di fronte a un fatto storico: è la prima volta che in Italia si emana un avviso pubblico per scegliere una società o un'istituzione italiana o internazionale, disponibile a sponsorizzare il restauro di uno dei monumenti più noti al mondo e più importanti della storia», ha commentato il ministro Sandro Bondi che ha presentato l'iniziativa insieme al sindaco Gianni Alemanno e ai sovrintendenti della città.
all'imperatore Vespasiano sembra aprirsi una nuova fase, finalmente decisiva
: il ministero per i Beni 

FONTE: Chiara Beghelli (ilsole24ore.it)

giovedì 28 gennaio 2010

Santa Sofia, torna lo splendore


Dopo 17 anni di restauri, rimosse le impalcature dalla cupola

La sua storia è lunga 1700 anni, a cavallo tra fedi e culture diverse, ma la basilica dedicata alla Santa Sapienza (Hagia Sophia) da oggi torna a vita nuova, in un momento quanto mai importante per la città che la ospita, Istanbul. Santa Sofia, oggi un museo dopo essere stata chiesa e moschea, è considerata uno dei monumenti più importanti nella storia dell'umanità, ed è l'edificio-simbolo della megalopoli sul Bosforo, che proprio la scorsa settimana è diventata capitale europea della cultura per il 2010. Ma per molti la vera inaugurazione sarà oggi. L’antica basilica bizantina infatti verrà restituita agli oltre due milioni di turisti che la visitano ogni anno in tutta la sua sfolgorante bellezza, con la cupola restaurata e interamente visibile per la prima volta dopo 17 anni. L'operazione è stata condotta dalla direzione del Museo di Santa Sofia e dal ministero della cultura turca. Oltre alla decorazione della cupola sono state interessate dall'intervento anche le arcate delle finestre e soprattutto i pennacchi, che hanno riportato alla luce il viso dei quattro angeli di epoca bizantina, nascosto per 160 anni. Un lavoro da veri certosini, compiuto grazie al materiale iconografico in possesso della direzione su come fosse la Basilica nei secoli precedenti. Attualmente sono sotto restauro l'esonartece e il nartece, le due anticamere della basilica vera e propria. La sua storia inizia nel 337 d.C., quando l'imperatore Costantino volle costruire la cattedrale della nuova capitale dell'Impero Romano d'Oriente, che prendeva il nome da lui: Costantinopoli. Distrutta due volte, fu ricostruita per volere di Giustiniano e di sua moglie Teodora, i cui monogrammi sono ancora oggi visibili sui capitelli che costeggiano la navata centrale. I lavori durarono dal 532 al 537. Secondo gli storici l'imperatore, che voleva superare in maestosità il tempio di Re Salomone a Gerusalemme, girò per gli sterminati territori dell'impero per scegliere personalmente i materiali più preziosi per il nuovo edificio. Il giorno della sua consacrazione, il 27 dicembre, Santa Sofia diventava non solo un punto di riferimento per tutta la Cristianità, prima dello scisma del 1054 che divise cattolici e ortodossi, ma il simbolo stesso dell'impero. Il compito di edificarla era stato affidato a Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto. Si trattava di un'impresa veramente titanica per quei tempi, tanto che Santa Sofia rimase per secoli il monumento più grande del mondo. Ma con un destino difficile. Le sue dimensioni enormi, in particolare quelle della sua cupola dal diametro di 31 metri, e il territorio sismico su cui sorge Istanbul, misero a dura prova la struttura fin dall'inizio. Dopo la presa di Costantinopoli da parte di Maometto II il Conquistatore, i lavori di consolidamento furono affidati a Sinan, il più importante architetto ottomano, che la mise in sicurezza. Nei suoi 1700 anni di vita, il tempio ne ha viste di tutti i colori. Dagli sfarzi e le congiure dell'Impero bizantino, al saccheggio durante la quarta crociata nel 1201, dalla presa degli ottomani alla sua trasformazione in moschea. Nel 1934 Mustafa Kemal Atatürk, il fondatore dello stato laico e moderno, la tolse al culto musulmano, e insieme con San Salvatore in Chora, altro grande monumento di epoca bizantina, la dichiarò museo, patrimonio di tutte le genti e le fedi. Ma continua a rimanere il simbolo per eccellenza della sovrapposizione di culture diverse e a volte del loro scontro. Tre anni fa alcuni quotidiani gridarono allo scandalo perché su uno dei suoi minareti era stato montato un altoparlante per trasmettere il richiamo alla preghiera islamica. Nel 2006, pochi giorni prima della visita di Benedetto XVI in Turchia, un gruppo di estremisti occupò simbolicamente l'edificio, stendendo tappetini rivolti verso la Mecca. E ancora oggi, di tanto in tanto, è possibile assistere a qualche incursione di fedeli, che entrano e stendono per terra un tappetino per accingersi alla preghiera, costringendo gli agenti della sicurezza a intervenire. Oggi Santa Sofia ha un compito quanto mai impegnativo: imporre Istanbul all'attenzione europea come una capitale della cultura moderna e cosmopolita, in grado di parlare anche a nome di un Paese, la Turchia, che bussa alle porte dell'Europa.

FONTE: Marta Ottaviani (lastampa.it)