Visualizzazione post con etichetta Musei capitolini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Musei capitolini. Mostra tutti i post

martedì 21 ottobre 2014

TIEPOLO E SIRONI, AI MUSEI CAPITOLINI E AL VITTORIANO LA GRANDE ARTE IN MOSTRA


Abramo e i tre angeli

Lo studio, prova su carta in pochi tratti a sintetizzare una visione. Ma anche, la caricatura, salvifica lettura di una società rigida. E ancora, l'impressione, con luci che accarezzano il foglio e movimento ritratto nell'istante. Poi, la decorazione, trionfo d'attenzione, mai banale virtuosismo.
 
È il disegno, come strumento dell'opera e chiave di accesso all'universo emotivo e culturale che l'ha generata, il protagonista della mostra Tiepolo. I colori del disegno. Obiettivo, mostrare la grandezza del lavoro e della personalità del Maestro attraverso il progetto che è alla base dei suoi lavori, elemento fondante della sua arte dunque, ma pure eccellenza della grafica veneziana settecentesca. Articolato in quattro sezioni, il percorso corre attraverso oltre novanta disegni perlopiù da fogli d'album, ospitando anche una piccola selezione di dipinti dello stesso Giambattista e dei figli Giandomenico e Lorenzo, dai più noti La tentazione di Antonio di Brera e Abramo e i suoi figli dalle Accademie di Venezia, fino a lavori scoperti di recente.
 
Dal tratto leggero delle Carte settecentesche alla monumentalità novecentesca. Il fine settimana espositivo accende i riflettori su Mario Sironi. 1885- 1961, grande mostra al Vittoriano. L'iter riunisce novanta opere pittoriche, oltre a un'ampia selezione di bozzetti, riviste e documenti, per illustrare la grandezza, nel pieno senso del termine, del suo sguardo e della sua intuizione.
Futurista, con slanci metafisici e il sentimento di una classicità ritrovata come ordine, Sironi espresse il suo talento anche in grafica, scenografia, scultura, architettura, mosaici e pittura murale. Dimostrando un talendo multiforme e innovativo.
 
DOVE, COME, QUANDO Tiepolo. I colori del disegno, fino al 18/01 Musei Capitolini, piazza del Campidoglio, ingr. 15 euro 060608.
Mario Sironi, fino all’8/02 al Vittoriano, via di San Pietro in Carcere, 12 euro, 066780664.

sabato 31 maggio 2014

La vita e l'anima di Michelangelo in 156 opere


Nella capitale, ai musei capitolini, l'universo di un titano dell'arte di tutti i tempi. Fino al 14 settembre



A DIMENSIONE universale di Michelangelo raccontata per temi contrapposti: corpo e spirito, buio e luce, tempo umano ed eternità. Sono questi alcuni degli ambiti su cui si snoda il percorso espositivo della mostra che ai Musei Capitolini racconta in 156 opere la vita e l'arte del grande maestro. Fino al 14 settembre è possibile ammirare meraviglie della statuaria come il Bruto del Bargello o la Madonna della Scala di Casa Buonarroti e il Cristo Redentore di Bassano Romano.

Michelangelo Buonarroti morì nella sua casa in via Macel dè Corvi a Roma il 18 febbraio 1564, non troppo distante dal Campidoglio. In occasione del 450° anniversario della sua scomparsa, proprio in Piazza del Campidoglio, che il suo genio ha reso unica, ai  Musei Capitolini una mostra scientificamente ineccepibile propone un percorso attraverso "scintille, echi e riverberi" di una figura titanica che non si finisce mai di ammirare e studiare.

"Michelangelo, incontrare un artista universale" è il titolo dell'esposizione ideata dalla soprintendente del Polo museale fiorentino Cristina Acidini, pensata per dare l'opportunità di avvicinarsi al mondo interiore e spirituale del grande maestro. 156 opere tra scultura, pittura, architettura e poesia ci fanno entrare in contatto con gli aspetti più profondi dell'universo di questo artista, in grado di cambiare stravolgere l'arte italiana e internazionale. Nove sezioni affrontano tematiche in contrapposizione come: corpo e spirito, notte e il giorno, l'amore celeste e terreno, tempo umano ed eternità, fino a moderno e antico, binomio quest'ultimo che sintetizza anche il percorso di vita e di ricerca del grande maestro svoltosi a cavallo di due secoli e di due città. Infatti, a Firenze Michelangelo si forma a contatto con l'arte del trecento e del quattrocento, quella che innescò lo slancio verso il pieno Rinascimento, ma è a Roma che avviene l'incontro con l'arte classica, nel pieno della sua maturità artistica, e ciò comporterà una mutazione poetica fondamentale. 

La prima sezione dell'esposizione si apre con la grande statuaria, posta nella Sala degli Orazi e Curiazi, questa si affaccia sulla Piazza del Campidoglio, che il Buonarroti rivoluzionò ponendo al centro la statua equestre del Marco Aurelio, mentre in epoca antica le statue equestri  erano ai lati, come ha ricordato il sindaco di Roma Ignazio Marino, presente all'inaugurazione. Entrando nella sala si è colpiti dalla maestosità del Cristo Redentore rinvenuto a Bassano Romano, opera incompiuta di Michelangelo che rimanda alla versione definitiva conservata nella Chiesa della Minerva. Lo splendido Bruto del Bargello, opera politica del Buonarroti realizzata appena giunto a Roma, che incarna l'anima del vero tirranicida esprimendo fierezza e determinazione, è posto al centro fra due modelli ispiratori: il Bruto dei Musei Capitolini e il Caracalla dei Vaticani.  Arriva poi La Madonna della Scala, prestito della Fondazione Buonarroti, che Michelangelo realizzò quando aveva solo 15 anni, esempio della tensione verso la ricerca del bello, che lo guidò negli anni giovanili. "E' la prima volta che vediamo insieme  questi capolavori, una grande occasione di studio e confronto", ha spiegato Cristina Acidini.

Il percorso della mostra prosegue poi indagando le altre dimensioni della molteplice personalità artistica. Modellini architettonici, studi per la cupola di San Pietro e stupendi disegni con figure della Cappella Sistina, ci mettono davanti all'eclettismo del grande maestro, alla ricerca della salvezza dell'anima  negli ultimi anni di vita, con riflessioni sul tempo umano ed eterno. Nel percorso espositivo si incontrano così i rimandi alle Cappelle Medicee, alla Sagrestia Nova per le quali realizzò il capolavoro delle Allegorie del Tempo, insieme a molti documenti. "E' una mostra ambiziosa, unica e irripetibile, che non ha ovviamente la pretesa dell'organicità", ha aggiunto il presidente di Metamorfosi Pietro Folena che l'ha prodotta, sottolineando come la maggior parte delle opere del Buonarroti sia intrasportabile, ma per questo capace di parlare anche a chi frequenta la contemporaneità.

Musei Capitolini
Fino al 14 settembre 2014
Martedì-domenica 9.00-20.00 

La biglietteria chiude un'ora prima
Chiuso lunedì


FONTE: Valentina Tosoni (repubblica.it)

domenica 14 marzo 2010

Roma, ai Musei Capitolini il fascino dell'arte greca


Con 'L'Età della conquista' la mostra con i capolavori dell'arte antica, provenienti dai maggiori Musei europei. Si può visitare dal 13 marzo al 5 settembre

L’arte greca arriva a Roma con una grande mostra allestita ai Musei Capitolini su 'L’Età della conquista', il primo appuntamento della rassegna quinquennale che intende raccontare 'I giorni di Roma'. Dal 13 marzo al 5 settembre capolavori dell’arte antica provenienti dai maggiori Musei europei “per raccontare il percorso di Roma, che si affaccia nel Mediterraneo da vincitrice ma ne rimane vinta, conquistata dall’arte, dalla filosofia, dalla letteratura”, spiega Umberto Broccoli sovrintendente di Roma. “Una mostra pensata per il grande pubblico – aggiunge Broccoli– per avvicinarlo alla nostra storia”. Un'operazione che ha tenuto conto della chiarezza e della semplicità delle didascalie che raccontano e accompagnano tutto il percorso della mostra che, secondo l’assessore alla Cultura del Comune di Roma Umberto Croppi, “conferma e consolida una idea che abbiamo più volte espresso e che è una delle idee portanti che vogliamo realizzare: restituire alla storia di Roma un valore e una dignità che la emendano da quella idea stereotipata di una Roma guerresca, arrogante a volte ridicola. Roma – continua l’assessore – è stata anche una potenza ma è stata soprattutto una civiltà che ha costruito spesso dal nulla un intero sistema culturale, sociale e giuridico”.

Costata circa un milione di euro, la mostra espone imponenti statue in marmo, raffinate opere in bronzo e terracotta, interi cicli scultorei, fregi ed elementi di arredo domestico in bronzo e argento, del più alto valore stilistico, per narrare un’epoca di profondi cambiamenti nei canoni stilistici e sul gusto estetico della Roma antica. Un periodo in cui l’influenza ellenica diventa preponderante fino a coinvolgere completamente il mondo culturale romano. “Roma ha reso universale il linguaggio e l’arte greca” spiega Eugenio La Rocca che insieme a Claudio Parisi Presicce ha curato la mostra. Infatti, 'L’Età della conquista' parte dal momento di formazione dell’Impero romano, quando Roma espande progressivamente il proprio controllo su tutto il bacino del Mediterraneo, dalla Spagna alle coste dell’Asia Minore. Arrivano a Roma, al seguito dei condottieri, un gran numero di artigiani greci, architetti, precettori, medici e artisti. Si verificò così una rapida ellenizzazione dell’Urbe anche attraverso la commistione di modelli greci e romani, come nel caso di uno dei templi di largo Argentina: un edificio circolare, tipicamente greco, costruito tuttavia su un alto podio come consuetudine italica. La mostra si compone di quattro sezioni. Nella prima dal titolo ‘Dei e santuari’, sono esposti fregi e frontoni in terracotta provenienti da alcuni templi.
Per la prima volta, all’interno del medesimo percorso espositivo, si potranno confrontare opere di artisti greci, eseguite in Grecia, accanto a opere di grandi artisti eseguite a Roma, come statue di culto dei templi eretti per le grandi vittorie su commissione dei generali. La seconda sezione ‘monumenti onorari’, dà risalto alla figura del generale vincitore, generalmente in abiti militari, corazza, mantello e lungo scettro. Si diffondo nel mondo italico soluzioni figurative nuove: i corpi sono nudi, in posa autorevole. Nella sezione ‘Vivere alla Greca’ viene messo in risalto il gusto greco del vivere in ogni ambito. In mostra anche gli arredi domestici come candelieri. Tavoli, crateri, vasellame prezioso e statue provenienti dal Museo di Palestrina e dalla casa di Giulio Polibio a Pompei, al Museo di Napoli. Infine, la quarta sezione, è riservata ai Costumi funerari, in cui i romani appaiono meno influenzati dal fascino ellenico rispetto a tutti gli altri aspetti della vita pubblica e privata. Sembrano infatti rimanere legati alla propria tradizione continuando a mostrarsi ancora orgogliosamente avvinti nelle pieghe delle loro toghe, simbolo stesso della cittadinanza romana.

FONTE: adnkronos.it