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giovedì 11 ottobre 2012

Formation, Cassander Eeftinck Schattenkerk



FORMATION, a cura di Camilla Boemio
Dal 18 ottobre 2012
Sede: Anteprima – Galleria d’arte contemporanea
Piazza Mazzini, 27 – 00195 Roma
Scala A, terzo piano
Orario: martedì – venerdì 15.30 – 19.00
Telefono: 06.37500282
Inaugurazione: Opening 18 Ottobre alle 19.00

La seconda mostra della galleria Anteprima d’Arte Contemporanea espone l’artista Olandese Cassander Eeftinck Schattenkerk, per la prima volta in una galleria Italiana. La personale è strutturata con un’ampia scelta di lavori, di varie serie, realizzati negli ultimi anni. Una panoramica poliedrica nella quale il visitatore potrà immergersi nel mondo scientifico, raramente presentato in modo così raffinato ed efficace. Dal testo critico di Camilla Boemio “Il fotografo é affascinato dalla natura del paesaggio, alla formazione della materia ed al suo mutamento. La ricerca delle riproduzioni e delle creazioni della natura hanno un ruolo fondamentale rispetto alla natura stessa. Schattenkerk allude nei suoi lavori fotografici alla natura archetipa. Crea un immaginario fantascientifico nel quale un mondo frammentato parallelo dentro e fuori la cosmografia di Crichton prende forma rivelandoci i particolari più astratti ed alieni.” L’artista sarà presente all’opening.
Bio artista:
Cassander Eeftinck Schattenkerk, è nato nel 1974 in Olanda, si è laureato alla Facoltà di Filosofia nella famosa Gerrit Rietveld Accademy ad Amsterdam. Da quando si è laureato nel 2007 vive e lavora ad Amsterdam, ed espone in vari progetti in Olanda ed all’estero. Nel 2008 gli è stato assegnato il premio della fotografia dell’Hyères Festival in Francia. Ha esposto in Olanda; all’ Amsterdam Centre for Photography, al Museo Waterland, alla Seelevel Gallery. Lo scorso anno ha partecipato al group shoe dell’ ISWA European Project al Museo Orto Botanico di Roma.

FONTE: artapartofculture.net

venerdì 12 marzo 2010

Talent Prize 2010 Premio Arti Visive



La terza edizione del Talent Prize è stata presentata stamattina nella Sala rossa della Fondazione Roma, fin dall’inizio promotrice dell’evento insieme alla Guido Talarico editore, con l’importante partnership del Comune di Roma e con tre sponsor d’eccezione: oltre alla stessa Fondazione Roma (main sponsor), anche Editalia del gruppo Poligrafico e Zecca dello Stato e il Gruppo Sole 24ore.

La giuria è composta da prestigiose conferme e new entry d’eccezione: Emmanuele F. M. Emanuele, presidente della Fondazione Roma e dell’Azienda speciale Palaexpo; Luca Massimo Barbero, direttore del Macro; Eduardo Cicelyn (per la prima volta in giuria), direttore del Madre di Napoli; Alberto Fiz, direttore artistico del Marca di Catanzaro; Anna Mattirolo, direttrice del Maxxi arte; Ludovico Pratesi, direttore artistico di Palazzo Fabroni; Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente della fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino; Guido Talarico, editore e direttore di Inside Art; Gianluca Winkler, direttore generale dell’Hangar Bicocca.

«Una giuria – ha commentato Talarico durante la conferenza stampa – che rappresenta al meglio i due sistemi dell’arte contemporanea italiana, quello pubblico e quello privato, per dare un contributo tangibile ai giovani talenti. Mi auguro per questa terza edizione di proguire sulla strada intrapresa e fare sistema, puntando anche a uno sbocco fuori dai confini nazionali». Un premio innovativo e di grande respiro.

«Noi giurati siamo spinti anche dalla curiosità e dal desiderio di conoscere la realtà del contemporaneo, vedere storie, nuove narrazioni», ha spiegato Barbero. «Il Talent è una piattaforma per conoscere, scoprire e premiare la giovane arte italiana», ha aggiunto Pratesi.

Piena soddisfazione anche dell’assessore alla cultura capitolina Umberto Croppi: «Un premio originale concepito non come mera gratificazione, ma come occasione di emersione del talento. Un'occasione unica, che attraverso l'autorevolezza dei giurati, il sostegno prestigioso di un sistema editoriale, può immettere fin da subito giovani sullo scenario autorevole di spazi istituzionali».

Anche quest’anno il Talent prize sarà curato da Nicoletta Zanella: «E per la terza edizione – assicura – l’iniziativa ha confermato la sua utilità e serietà».

Il premio è aperto a tutti gli artisti, nati a partire dal 1971 e residenti in Italia, che vogliano presentare una loro opera originale di pittura, scultura, fotografia o video.
In palio 10mila euro, una mostra (negli spazi della Centrale Montemartini, anche se, come dice Croppi, non si escludono altri luoghi istituzionali del Comune di Roma a partire dalla prossima edizione) un catalogo, articoli pubblicati sulla rivista Inside Art, sia cartacea che web, e tanta visibilità.

A questa terza edizione si aggiungono, inoltre, il premio speciale della Fondazione Roma, il riconoscimento della redazione di Inside Art e una votazione online aperta a tutti.

Per inviare il materiale c’è tempo fino al 15 giugno. La partecipazione è gratuita.

Tutte le informazioni, il bando e la domanda di partecipazione sul sito ufficiale
www.talentprize.it e sul portale della rivista Inside Art, www.insideart.eu

lunedì 8 marzo 2010

Da Avatar a Sakamoto. L'estetica sposa il digitale



A Roma, il nuovo spazio della Pelanda dell'ex Mattatoio ospita la grande mostra tra arte e scienza. Tra i dodici artisti coinvolti, spicca il compositore premio Oscar Ryuichi Saakamoto con le sue "architetture" sonore per nove acquari di cristallo


Lo spazio è d'un buio pesto che quasi ci si muove a stento. Sospesi a mezz'aria (in realtà sono esattamente due metri e quaranta centimetri da terra) appaiono nove acquari quadrangolari di cristallo, pieni d'acqua con relativi effetti di nebbia artificiale. Il punto d'osservazione diventa obbligato, esattamente sotto ciascun modulo "acquatico", che si rivela essere uno schermo dove filtrano dall'alto proiezioni surreali e visionarie, del tutto ipnotiche e suggestive, tra spezzoni di film, sequenze di numeri e parole, movimenti di luci. Nulla è caotico o casuale, ma frutto di una sincronizzazione sofisticata che evita qualsiasi ripetizione, in modo che lo spettatore abbia sempre uno spettacolo diverso, da acquario ad acquario. Non solo di immagini, perché ogni cubo d'acqua ha la sua "variazione stereofonica" che si ricompone e si ricombina secondo il processo vitale di un'architettura sonora zen, che sembra placare anche l'animo più irrequieto.
È "Life-Fii (fluid, invisibile, inaudibile)" l'installazione multisensoriale del grande compositore giapponese premio Oscar Ryuichi Sakamoto, sensei, ossia "maestro" come lo chiamano tutti, firmata in tandem col videoartista Shiro Takatani, incentrata sul tema ambizioso della "vita nel presente contemporaneo". Opera che per la prima volta esce fuori dal Giappone per sbarcare a Roma e impreziosire la bellissima mostra-evento "Digital Life" ospitata alla Pelanda, nuovo grandioso spazio di archeologia industriale (il nome deriva dal luogo dove si pelavano i maiali) ricavato dal Mattatoio di Testaccio con un complesso intervento di restauro fortemente voluto dal Comune di Roma, durato tre anni e tredici milioni di euro. Ideata e organizzata dal Romaeuropa Festival, fortemente voluta e sostenuta dall'assessorato capitolino alla Cultura, la mostra curata da Richard Castelli  diventa un percorso "esperienziale" delle ultime frontiere del digitale all'insegna dell'immersività  dove il pubblico, fino al 2 maggio, si ritrova catapultato in installazioni rigorosamente hi-tech firmate da dodici illustri artisti contemporanei. 


Fil rouge è quello di offrire una complessità di visione e di esperienze, ma soprattutto di lasciar intuire al pubblico "una visione senza complessi del futuro  -  come dice Castelli  -  che porterà all'abbandono di cornici, quadri, schermi che hanno condizionato la nostra visione dalla fine della preistoria e delle sue grotte dipinte e vedrà lo sviluppo di nuovi supporti in tutti i sensi della parola". Cuore di questo futuro "senza gravità", come dice il curatore, è inevitabilmente l'incontro tra artisti e spazio. 

A tal proposito commenta sensei Sakamoto: "La Pelanda è un luogo favoloso, per noi è un sogno che si è avverato mostrare proprio qui l'installazione. L'opera è la stessa concepita in Giappone ma vederla qui, installata in questo spazio, ha avuto un forte impatto su di me. La Pelanda mi sembra la cosa più bella che c'è in questa mostra. Il lavoro  -  racconta Sakamoto  -  prende le mosse dai presupposti tematici e i materiali raccolti nel 1999 per l'opera Life, che doveva celebrare in un certo senso i lutti e le oscurità depositate nelle pieghe della memoria del '900. Tre anni fa con Takatani ci siamo messi insieme a decostruire quel lavoro, utilizzando i vari materiali per riformulare questa installazione di oggi. Siamo orgogliosi del risultato perché siamo riusciti a creare qualcosa di nuovo, un'esperienza innovativa per il pubblico. La mia idea è infatti quella di liberare suono e musica dalla realtà del tempo, musica e suono sono liberi per la prima volta di muoversi al di là della dimensione temporale". 

E nell'era di "Avatar", il kolossal di James Cameron, lo show di "Digital Life" segna l'apoteosi della ricerca tecnologica applicata all'arte visiva, dove domina un nuovo sistema audiovideo in 3D, Avie (che sta per Advanced Visual Interactive Environment), che tradotto significa che con Avie in pubblico dotato di appositi occhialini è calato in un ambiente cinematografico interattivo e immersivo a 360 gradi grazie a immagini combinate da più proiettori e suoni da fonti diverse. La chicca è che grazie ad un sistema di cineprese a infrarossi, in tempo reale un software genera elabora degli "avatar" del pubblico all'interno dell'ambiente immersivo, interagendo con esso. A potenziare l'applicazione di Avie nelle arti visive è l'australiano Jeffrey Shaw che firma la sua installazione su uno schermo cilindrico di quattro metri d'aktezza e dieci di diametro sul quale si divertono a combinare le immagini "reattive" con dodici proiettori. 

A esplorare le potenzialità di Avie ci sono anche il francese Jean Michel Bruyère, e il tedesco Ulf Langheinrich. Altri virtuosismi hi-techi li offre la straordinaria "Ondulatio", firmata da Thomas McIntosh, Emmanuel Madan e Mikko Hynninen, dove in una grande vasca d'acqua, le onde si increspano sulla base di una partitura musicale, mentre Erwin Redl porta "Matrix", un nome un programma, dove lo spettatore è immerso in un'architettura ambientale fatta di luci. Raffinatissimo, il lavoro "Mom" di Christian Partos, apparentemente un ritratto a mosaico della mamma, in realtà una composizione di cinquemila specchi rifrangenti opportunamente illuminati per creare l'effetto immagine del volto. Fino all'italiano Maurizio Martusciello, in arte Martux_M che gioca con modulazioni audio-video abbinate a musica techno, e Julien Maire che combina video, fotografia e macchina per creare sculture.

Notizie utili - "Digital Life", dal 3 marzo al 2 maggio 2010, Pelanda, piazza Orazio Giustiniani, 4, Roma. La mostra è ideata e organizzata dal Romaeuropa Festival.
Orari: martedì-venerdì 16-24, sabato-domenica 12-24.
Ingresso: intero 6 euro, ridotto 4 euro.
Informazioni: 060608, www.romaeuropa.net